Thailandia, escalation violenze: morte 3 bambine. La premier lascia Bangkok per una destinazione ignota

Attentato nel Mercato a Bangkok in cui hanno perso la vita due bambine (Getty images)
Attentato nel Mercato a Bangkok in cui hanno perso la vita due bambine (Getty images)

L’instabilità politica provocata da una crisi sociale sta precipitando in Thailandia dove le proteste anti governative nell’ambito delle quali in tre mesi si registrano una ventina di vittime hanno ripreso slancio dopo le elezioni del 2 febbraio boicottate dall’opposizione.
Nella nuova ondata di proteste che si è estesa non solo a Bangkok ma anche in altre regioni questo fine settimane sono morte altre 4 persone tra le quali tre bambine.
Ieri è stata lanciata una granata contro una folla di manifestanti in una zona commerciale di Bangkok: il bilancio dell’attacco a colpi di arma da fuoco ha registrato la morte di due bambine, di 6 e 4 anni e di una donna di 40 anni mentre 37 persone sono rimaste ferite, tra le quali anche un bambino di nove anni, ricoverato in terapia intensiva.

Mentre sabato, una bambina di cinque anni è stata uccisa da un colpo d’arma da fuoco nella provincia di Trat dove una piccola folla si era riunita per ascoltare il comizio di un leader locale affiliato alla protesta. Il raduno è stato preso d’attacco da un gruppo di uomini armati. La folla sarebbe stata attaccata con fucili d’assalto M16 e lancio di granate.

L’attacco di ieri è stato fermamente condannato dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, mentre il primo ministro Yingluck Shinawatra lo ha definito un “atto terrorista”: “Condanno fermamente l’uso della violenza negli ultimi giorni… soprattutto perché a perdere la vita sono stati dei bambini. Gli episodi di violenza sono atti terroristici portati a termine per perseguire fini politici, senza alcun riguardo per le vite umane”, ha scritto la Yingluck su Facebook.

L’Unicef ha lanciato un appello ai genitori affinché non siano portati i bambini alle manifestazioni.

Nella giornata di ieri si sono svolti nuovi scontri tra diverse fazioni: i filo-governativi, tra cui ci sono le Camicie Rosse, e gli oppositori, identificate come le Camicie Gialle.

Tuttavia si apprende che la crisi politica potrebbe essere giunta ad un punto di svolta. Infatti, il capo dell’esercito, Prayuth Chan-ocha, ha annunciato che i soldati non interverranno per sedare le proteste. Il generale si è mostrato scettico sul fatto che uno scontro con i manifestanti possa ristabilire la situazione nel Paese, da mesi in fibrillazione.

Sul fronte del governo, il primo ministro, Yingluck Shinawatra ha abbandonato la capitale e avrebbe incontrato i suoi ministri in un’altra località anche se il ministro degli Esteri, Surapong Tovichakchaikul, ha rivelato di non sapere dove fosse la leader.

Secondo quanto riferisce Reuters, la premier si sarebbe recata in una località situata a 150 chilometri da Bangkok.
Yingluck dovrebbe comparire davanti alla Corte giovedì prossimo e rispondere dell’accusa di corruzione in quanto viene accusata di aver portato avanti in questi anni un’azione politica i cui fili sono stati mossi dal fratello Thaksin Shinawatra, ex premier e attualmente in esilio autoimposto in seguito ad una condanna per conflitto d’interessi.

Redazione

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