Governo Renzi, ok del Senato alla fiducia con 169 voti favorevoli

Matteo Renzi al Senato (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Matteo Renzi al Senato (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

La fiducia del Senato all’esecutivo Renzi è arrivata alle 00.41 del 25 febbraio 2014 con 169 voti favorevoli e 139 contrari. A votare a favore, oltre al Partito Democratico di cui Matteo Renzi è segretario, anche Nuovo Centrodestra, Popolari per l’Italia, Scelta Civica, Udc e Per le Autonomie. Contro Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Sel e Lega Nord. Una maratona lunghissima, al termine della quale il neo premier ha preso però meno voti di quelli attesi e ben 4 in meno rispetto a quelli ottenuti dal governo di Enrico Letta, nel secondo voto di fiducia dell’11 dicembre scorso, dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza. I quattro voti in meno sono due di Gal, uno del gruppo Autonomie e infine quello la senatrice a vita Elena Cattaneo, che ieri era assente. Una maggioranza risicata che metterà a dura prova il lavoro nelle commissioni.

Nel corso della replica al Senato, Renzi ha affermato: “La replica migliore sarà trasformare questi vostri suggerimenti, su cui rifletteremo, verificheremo e discuteremo. E cercheremo di dare una risposta concreta”. “La maggioranza degli interventi sono stati puntuali, sia dalle forze politiche che sosterranno il governo e parzialmente delle opposizioni, interventi da cui trarremo elementi spero significativi”, ha aggiunto il premier, ricordando poi con una citazione il compianto capo dello Stato, Sandro Pertini, scomparso 24 anni fa, il 24 febbraio 1990. E sull’attuale presidente della Repubblica, il premier ha spiegato: “L’unico modo di rispettare la straordinaria figura di Giorgio Napolitano è realizzare il processo di riforme che è una priorità per l’intero sistema paese”. A chi lo ha accusato di aver tenuto un discorso da ‘sindaco’ più che da ‘statista’ e di aver parlato troppo a braccio, Renzi ha risposto: “Questo è un governo che non userà mai doppi registri. Parliamo qui come parliamo fuori di qui. Siete sicuri di non avere il Truman Show nella testa?”.

Dopo la replica di Renzi, si è passati alle dichiarazioni di voto, con Mario Ferrara di Gal che ha annunciato voto contrario, sostenendo: “Questo è un governo politico e di sinistra, noi non lo siamo”. Il suo gruppo si è però mostrato diviso, perché poco dopo un altro senatore, Michelino Davico, ha motivato in questo modo il voto favorevole alla fiducia: “Come diedi la fiducia a Letta la darò anche a Renzi per poi valutare i singoli provvedimenti e decidere, di volta in volta, come votare”. Distinguo anche nei Popolari per l’Italia, con i senatori Salvatore Tito Di Maggio e Maurizio Rossi che non hanno votato la fiducia.

Tra i pareri contrari alla fiducia, il più duro ancora una volta è quello del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Vincenzo Santangelo, che parla senza mezzi termini di governo nato “sul tradimento di Ncd, e sulla menzogna del premier Matteo Renzi che ha tradito lo spirito delle primarie”. Il senatore pentastellato è stato interrotto dal presidente dell’Aula di Palazzo Madama, Pietro Grasso, quando ha definito Renzi “Baro, bugiardo e Vanna Marchi della politica” e Napolitano “supremo garante dei poteri oscuri”. Il Movimento 5 Stelle ha anche annunciato due mozioni di sfiducia individuali, motivandole con gravi conflitti di interesse, nei confronti dei ministri Federica Guidi e Giuliano Poletti.

Oggi alle 10, il Presidente del Consiglio di presenta per il voto di fiducia alla Camera dei Deputati, dove la maggioranza è abbastanza scontata.

Redazione online