“La bella e la bestia”: recensione

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Adattamento cinematografico del grande classico della letteratura mondiale “La bella e la bestia” di  Christophe Gans arriva oggi al cinema.

Siamo in Francia ed è il 1810. Dopo il naufragio delle sue navi, un mercante caduto in disgrazia si rifugia in campagna con i suoi sei figli. Tra di loro c’è la più giovane, Belle. Durante un faticoso viaggio, il mercante scopre il regno magico della Bestia che lo condannerà a morte per avergli rubato una rosa, destinata proprio a Belle. Sentendosi responsabile della terribile sorte che si abbatte sulla sua famiglia, Belle deciderà allora di sacrificarsi al posto del padre. Così, andrà al castello della Bestia, dove però, non sarà la morte ad attenderla, ma bensì una vita che alterna momenti di magia, di allegria e di malinconia. E saranno i sogni rivelatori che le faranno comprendere la verità sul tragico passato della Bestia e armata del suo solo coraggio, lottando contro i pericoli e aprendo il suo cuore, Belle riuscirà di conseguenza a liberare la Bestia dalla maledizione, trovando anche il vero amore.

Diretto dal regista de “Il patto dei lupi”, e interpretato da Léa Seydoux (“Midnight in Paris”, “La vita di Adele”) e da Vincent Cassel (“Il cigno nero”, “A Dangerous method”) la storia che da generazioni appassiona spettatori di ogni età torna sul grande schermo con sfumature a tratti più dark che fantasy.

La pellicola è perfetta da un punto di vista estetico: un tripudio di colori che accompagna ogni singolo fotogramma, dalle scenografie, ai paesaggi, ai magnifici e suntuosi costumi. L’unica pecca è costituita dal fatto che la storia amorosa è poco sviluppata all’interno della narrazione, per cui si finisce per assistere e osservare da vicino un’attrazione più carnale, che sublime, dato che non si comprende mai a fondo come e quando la Bestia si sia realmente innamorata di Belle e viceversa.

Ma se avete voglia di rivedere una fiaba tradizionale rinnovata da un più marcato impianto visivo e da una più forte cornice sognante, allora non vi resta che calarvi nella magia di questa trasposizione che culla nella memoria il favolismo dei buoni sentimenti.

Silvia Casini