“Cuccioli – Il paese del vento”: il making of del film e la color correction

Cuccioli-Il Paese del vento_locandina

Marco Pegoraro, supervisore background di Gruppo Alcuni, ci ha spiegato in modo molto semplice in cosa consiste la color correction, che rappresenta uno step tecnico molto importante del film  “Cuccioli – Il paese del vento”. La color correction, una pratica indispensabile ai tempi della pellicola, anche ora che si lavora in digitale è molto usata, non solo per correggere eventuali difetti ma per dare “carattere” al film, per evidenziare o nascondere certi elementi, e per enfatizzare le sensazioni trasmesse dalle immagini.

“Quando abbiamo iniziato la lavorazione del film avevamo ben chiara in mente la nostra audience e quindi cosa volevamo e cosa non volevamo ottenere. Il regista Sergio Manfio e gli sceneggiatori hanno scritto una storia molto coinvolgente e piena di pathos, ma a livello cromatico non volevamo colori troppo drammatici, desaturati, e ombre troppo scure…”.

La color correction interviene al termine della lavorazione e, come ci ha spiegato Pegoraro, serve per operare correzioni lineari (cioè scurire o schiarire ampie campiture di ogni fotogramma, o aggiungere colore a tutto il fotogramma), mentre le correzioni selettive su un punto particolare sono delicate e rischiose a livello di risultato finale, soprattutto per quanto riguarda le produzioni in stereoscopia.

Ecco un po’ più in dettaglio il lavoro di Marco per quanto riguarda questa fase di lavorazione del film: “Ho passato una settimana a riguardare e correggere le immagini principali per ogni location – spiega mostrando oltre 50 background prima e dopo il suo intervento –, quindi è iniziata la fase di lavoro insieme ai tecnici della LaserFilm di Roma. Ogni volta che nei nostri studi terminava il montaggio di uno dei rulli (sono 6 in tutto) che compongono il nostro film, io e Mauro Lovadina, direttore della fotografia, partivamo per Roma, per consegnare la valigetta che conteneva l’hard disc. Qui il tecnico lavora su un computer che ha una console dedicata che permette di fare correzioni molto precise, collegata a un proiettore da cinema che simula molto bene il risultato finale…”.

Già: il risultato finale. Bisogna considerare che ad ogni passaggio di macchina si verifica uno sfasamento dei colori, per quanto minimo, che va corretto. E bisogna anche tener conto che, sul grande schermo, le ombre si scuriscono: pertanto la versione televisiva di un film va “trattata” un’altra volta, per non avere effetti cromatici indesiderati.

Una curiosità

Nelle grandi produzioni americane si usa realizzare il color script, ovvero lo studio cromatico relativo alle emozioni che si vogliono trasmettere, attraverso la rappresentazione grafica dei colori dominanti, scena per scena. Il risultato è una lunga striscia colorata, fatta di tanti tasselli che trascolorano l’uno nell’altro, e che rende l’idea complessiva delle tinte dominanti, e delle relative emozioni, che troveremo durante lo svolgimento del film. In fase di color correction è molto utile avere sotto mano questo tipo di informazioni.

Il making of del film: la stereoscopia

Una premessa

Come si sa i film realizzati in stereoscopia vanno visti con speciali occhiali stereoscopici, e tutti questi film (e “Cuccioli – Il paese del vento” non fa eccezione) sono disponibili nelle due versioni, una standard e una stereoscopica, che va vista con gli occhiali. Per fare un film in stereoscopia in live action le immagini devono venir riprese con due telecamere affiancate, simulando la visione binoculare. Nell’animazione ci sono due “telecamere virtuali” che riprendono il set in 3D. Le due camere virtuali – poste a una distanza di circa 6 cm l’una dall’altra (1) – riprendono quindi il soggetto in modo leggermente differente l’una dall’altra. Quando le due riprese vengono sovrapposte sullo schermo l’immagine appare sdoppiata. Questo è il motivo per cui per vedere correttamente l’immagine tridimensionale stereoscopica usiamo gli appositi occhialini, che permettono a ogni occhio di vedere soltanto le immagini riprese dalla telecamera destra o sinistra. Al cervello resta il compito di “fondere” le due immagini – come nella visione reale –, percependo quindi la profondità, o la prominenza, degli oggetti rappresentati nel film. Nella produzione del nostro film abbiamo parlato di parallasse positiva per le parti dell’immagini che vengono percepite in profondità oltre la cornice dello schermo, e di parallasse negativa per le parti dell’immagine che vengono percepite come se fuoriuscissero dallo schermo.

La stereoscopia nel film “Cuccioli – Il paese del vento”

Proprio perché Gruppo Alcuni lavora per i bambini si è deciso di non esagerare troppo con gli effetti speciali, per non sottoporre occhi e cervello a uno sforzo di elaborazione eccessivo e per non rischiare di affaticare il nervo ottico dei nostri giovani spettatori. Non abbiamo quindi utilizzato troppi effetti stereoscopici né movimenti rapidi, e in fase di montaggio non abbiamo usato cambiamenti repentini di parallasse. Spesso anzi, proprio per far “riposare” l’occhio, abbiamo campi lunghi e quelle che si definiscono in gergo tecnico “immagini morbide”, senza eccessive profondità e proiezioni verso lo spettatore. Durante la lavorazione sono stati fatti molti test in una sala cinematografica perché l’effetto in sala è molto diverso da quello che si può percepire dalle scene viste in tv, per quanto grande possa essere lo schermo televisivo.

1. La distanza interoculare (I.O.) è la misura media della distanza tra i due occhi nell’uomo. Questa è di 6,4 cm nell’adulto. Per la realizzazione delle immagini in stereoscopia del film Gruppo Alcuni ha scelto di usare una distanza interoculare più vicina a quella di un bambino: 5,8 cm.

Silvia Casini