Crisi Russia-Ucraina, le truppe di Mosca in Crimea. Medvedev: “Yanukovich eletto democraticamente”

La bandiera russa sventola in Crimea (Sean Gallup/Getty Images)
La bandiera russa sventola in Crimea (Sean Gallup/Getty Images)

Sono circa 15mila i soldati russi che da ieri hanno occupato la Crimea, Repubblica autonoma all’interno dello Stato ucraino, ma a larga maggioranza russa, anche se – secondo quanto sostenuto dalle stesse autorità americane, contrarie all’azione di Mosca – non sarebbe stato sparato un colpo, né si sarebbero scatenati disordini. A dare sostegno alle forze di occupazione, c’è anche il comandante in capo della Marina ucraina, Denis Berezovskiy, che ha giurato fedeltà alle autorità filorusse della Crimea, rischiando a questo punto il processo per alto tradimento.

Intanto, il premier russo Dmitry Medvedev, attraverso la propria pagina Facebook, sostiene che Viktor Yanukovich è stato di fatto estromesso arbitrariamente: “L’autorità di Ianukovich è praticamente insignificante ma è un fatto che sia il legittimo capo dello Stato in base alla Costituzione ucraina. Se è colpevole verso l’Ucraina, dovrebbe essere sottoposto ad impeachment secondo la Costituzione e processato. Qualsiasi altra cosa è un’azione arbitraria. Una presa del potere. E in questo caso il regime sarà estremamente instabile. E finirà con un nuovo colpo di Stato. Nuovo spargimento di sangue”.

Prosegue Medvedev: “La Russia ha bisogno di una Ucraina forte e stabile, di un partner prevedibile ed economicamente potente, non di un parente povero che sta costantemente con il cappello in mano”. Il premier russo infine spiega come Mosca non voglia vedere l’Ucraina “come un gruppo di persone che versa sangue in piazza e prende il potere violando la costituzione e altre leggi dello Stato. Questo è un Paese nel suo insieme”, ma come un insieme di etnie e “nazionalità che vivono in concordia”.

Sul fronte occidentale, c’è la presa di posizione della Germania, che si smarca dagli Usa e attraverso il proprio ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, chiarisce: “C’è chi vorrebbe mandare un segnale forte a Mosca, c’è invece chi, e io sono tra questi, considera il G8 l’unico formato in cui l’Occidente può parlare direttamente con la Russia, dovremmo sacrificarlo?”. Da parte sua, il governo italiano, attraverso una nota ufficiale di Palazzo Chigi, “si associa alle pressanti richieste della comunità internazionale affinché sia rispettata la sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina. Violazioni di tali principi sarebbero per l’Italia del tutto inaccettabili”. L’appello di Roma alla Russia è di “evitare azioni che comportino un ulteriore aggravamento della crisi e a perseguire con ogni mezzo la via del dialogo”, ma nel contempo si chiede all’Ucraina di “promuovere ogni sforzo volto alla stabilità e alla pacificazione del Paese nel rispetto della legalità e della tutela delle minoranze”.

Redazione online