Crisi Crimea: scontro tra Usa e Russia in sede del vertice Onu

Il presidente americano Barack Obama in video conferenza al vertice Onu (Getty images)
Il presidente americano Barack Obama in video conferenza al vertice Onu (Getty images)

Le truppe russe hanno quasi il controllo di alcuni punti nevralgici della Crimea con presidi dei soldati russi e miliziani russofoni, anche se il parlamento di Sinferopoli non è più occupato.
Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato il rientro nelle rispettive basi permanenti alle forze russe impegnate nelle esercitazioni militari al confine con l’Ucraina. Seconod i media lovali si tratta di circa 150 mila soldati, 90 aerei, 880 mezzi corazzati e 80 navi da guerra.
Contemporaneamente due navi da guerra russe hanno attraversato lo stretto del Bosforo e stando a quanto riporta l’Ansa, sono dirette dal Mar Mediterraneo verso il Mar Nero. Le due imbarcazioni, la Saratov e la Yamal, sono navi da sbarco e fanno parte della Flotta del Mar Nero russa, che ha sede in Crimea.

La situazione sul piano internazionale continua a suscitare preoccupazioni: infatti, al vertice straordinario del Consiglio di sicurezza dell’Onu che si è svolto ieri sera a Ginevra ci sono stati momenti di tensione tra la Russia e gli Stati Uniti.
Da una parte l’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkin ha difeso la linea dell’intervento sottolineando che la parte dell’Ucraina occidentale è in mano a “estremisti armati e antisemiti” e precisando che è stato il presidente ucraino deposto, Viktor Ianukovich, a chiedere un aiuto militare al presidente russo Vladimir Putin.

Dal canto suo invece la sua omonima americana, Samantha Power, ha definito la situazione essere una vera e propria “aggressione” russa e ha chiesto al suo collega russo perché non sostiene la missione di mediazione internazionale affermando che “ci sono tante opzioni alternative a quella di un intervento militare, che invece puo’ avere conseguenze devastanti”. Stessa posizione espressa dalla Francia che ha paragonato la vicenda all’invasione sovietica della Cecoslovacchia.

Intanto come prima mossa, gli Stati Uniti hanno “sospeso tutti i legami militari” con la Russia tra le quali anche “le esercitazioni e le riunioni bilaterali”. E’ quanto ha affermato il portavoce della Difesa americana John Kirby.
Dura la reazione degli Stati Uniti che hanno anche fatto sapere di sospendere le trattative in corso per aumentare gli scambi commerciali e gli investimenti.
Il presidente americano Barak Obama che ha ricevuto ieri alla Casa Bianca il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato che gli Stati Uniti stanno considerando misure economiche per isolare la Russia, ribadendo che la Russia ha violato il diritto internazionale, sottolineando che la Russia è “dal lato sbagliato della storia”.

Una notizia confermata dal segretario al Commercio Usa Michael Froman al Wall Street Journal: “Alla luce degli eventi in Ucraina abbiamo sospeso le trattative bilaterali commerciali e di investimento con il governo russo che puntavano a una più stretta collaborazione commerciale”.
In base a questa decisione, il consigliere economico del Cremlino Serghiei Glaziev, citato da Ria Novost, come riporta l’Ansa, ha replicato che se ” gli Usa introdurranno sanzioni contro la Russia, Mosca sarà costretta a lasciare il dollaro per altre valute e creare il proprio sistema di calcolo e pagamenti”: “Mosca troverà il modo non solo di annullare la sua dipendenza finanziaria dagli Usa ma anche di uscire da queste sanzioni con grandi vantaggi per la Russia”, ha detto Glaziev.

Tuttavia, la Russia si è detta disposta a negoziare delle soluzioni alla crisi in Ucraina con i partner internazionali se sarà rispettato l’accordo del 21 febbraio, firmato dall’allora presidente Viktor Yanukovich e dai leader dell’opposizione tramite la mediazione dell’Ue e se le forze politiche in campo in Ucraina sono disposte a collaborare.

Per oggi intanto, l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton, incontrerà il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov a Madrid.
Attesa anche una riunione straordinaria degli ambasciatori dei 28 Paesi membri della Nato dopo la rihiesta della Polonia che ha invocato l’articolo 4 in riferimento alla “minaccia della integrità territoriale di un paese membro”.
Sul fronte Usa, il segretario di Stato John Kerry invece è atteso a Kiev per mostrare sostegno alle autorità ad interim ucraine.

L’Ucraina invece ha mostrato un primo segno di distensione verso il Cremlino: infatti, il presidente ad interim Oleksandr Turcinov ha annunciato che non approverà la decisione del parlamento ucraino di cancellare la legge del 2012 che consente più di una lingua ufficiale finchè non ci sarà una nuova legislazione in materia.

Gli osservatori escludono però l’ipotesi di un conflitto. E’ il parere espresso da Fausta Speranza, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università del Salento, intervistato da RadioVaticana, che in merito alla situazione in Crimea ha detto che escluderebbe un intervento militare degli Usa evidenziando come “la questione non è soltanto bilaterale, la questione è molto più ampia; sul campo ci sono questioni molto più ampie. Ci sono due questioni che devono essere prese in considerazione, una è prettamente economica e l’altra è militare”.

“Non dimentichiamo- prosegue Speranza- che qualche tempo fa la Nato aveva provato a dislocare dei missili difensivi quasi a circondare la Russia e la Russia si era opposta; inoltre da lì passano gasdotti assolutamente fondamentali per l’economia Europea e per l’economia mondiale. Quindi, il confronto non può e non deve essere soltanto bilaterale ma deve essere un confronto a più ampio raggio. Per questa ragione, ritengo che riportare il confronto dal G8 al G7 sia un gravissimo errore: non bisogna mai escludere dalle Conferenze internazionali la nazione che è maggiormente interessata, non si può quindi escludere la Russia con un’azione di rappresaglia diplomatica da un incontro fondamentale come può essere quello del G8”.

Redazione

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