Bitcoin: dopo Mt.Gox, anche Flexcoin derubata e costretta a chiudere

    Coinflash Bitcoin ATM (Getty images)
    Coinflash Bitcoin ATM (Getty images)

     

    A meno di una settimana dal mega furto di bitcoin dalla piattaforma Mt. Gox, che ha fatto sparire circa il 7%  (750 mila bitcoins) della moneta virtuale in circolazione, anche Flexcoin, una banca “virtuale” canadese, ha annunciato di dover chiudere i battenti: in questo caso, l’ammanco è stato molto meno clamoroso (896 bitcoin, pari a circa 600 mila dollari), eppure fatale per un settore ancora in fase di sviluppo e perfezionamento come la valuta informatica. L’impronta dietro questo tipo di “rapine” è sempre la stessa, ossia quella di pirati informatici, evidentemente contrari allo sviluppo di questo strumento finanziario.

    Il succedersi di crimini informatici di questo tipo, e perpetrati con apparente facilità, fa quindi sorgere più di un dubbio sull’effettiva sicurezza e affidabilità dei bitcoin come reale alternativa alla moneta cartacea.

    Si aggiunga che, a differenza delle banche tradizionali, Flexcoin e Mt.Gox non hanno una copertura assicurativa alle spalle e non sono tutelate dai rispettivi governi. Le due società, però, sostengono che il denaro digitale tenuto offline con il sistema “cold storage” venga registrato anche su documenti cartacei non connessi alla rete e dunque non risulterebbe attaccabile.
    Redazione