Denuncia Caritas-Save the Children: nessuna famiglia ha potuto usare social card

 

Una mendicante (Foto: GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)
Una mendicante (Foto: GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

 

Secondo un monitoraggio congiunto di Caritas Italia e Save the Children, a due anni di tempo dal provvedimento che istituiva la social card con uno stanziamento complessivo di 50 milioni di euro, nessuna famiglia ha ancora potuto usufruire dei circa 400 euro mensili messi a disposizione per la spesa, anche se tutte le richieste sono già state approvate. La sperimentazione di questo strumento contro la povertà era stata istituita con Decreto Legge  del 9 febbraio 2012 e resa attuativa quasi un anno dopo, il 10 gennaio 2013: i 50 milioni sarebbero dovuti essere distribuiti su 12 città italiane (Bari, Firenze, Genova, Milano, Torino, Verona, Venezia, Roma, Palermo, Catania, Napoli e Bologna), ma nonostante le promesse che sarebbero stati sbloccati entro novembre 2013, al 31 gennaio di quest’anno risultano ancora non erogati.

Il problema, sottolineano le due organizzazioni, è che i beneficiari del sussidio sono stati individuati con criteri d’accesso troppo stringenti e in molti casi contraddittori, perciò molti che ne avrebbero diritto ne sono rimasti privati. In particolare, le famiglie devono dimostrare, attraverso modello ISEE ed altre documentazioni, di trovarsi in una condizione di “nuova povertà” (perdita del lavoro entro i 36 mesi precedenti la richiesta o contratto di lavoro con reddito inferiore a 4 mila euro nei sei mesi prima della richiesta) ma allo stesso tempo di essere già estremamente bisognosi (Isee di 3 mila euro l’anno, patrimonio mobiliare inferiore agli 8 mila euro, valore Ici abitazione inferiore a 30 mila euro e nessun nuovo veicolo acquistato di recente). Di fatto restano esclusi sia i “nuovi poveri” (per i criteri su abitazione, beni mobili e veicoli), sia coloro che da tempo sono in povertà assoluta (per il criterio di recente perdita del lavoro).

La richiesta di Caritas e di Save the Children attraverso due loro esponenti è chiara e puntuale: invitare il Governo Renzi e gli enti locali a migliorare i criteri per l’assegnazione e sveltire la procedura di erogazione dei 50 milioni promessi due anni fa. Anche perché in Italia la situazione non è più sostenibile e a farne le spese sono spesso i bambini: sono oltre un milione (1 minore su 10) quelli che nel 2013 hanno vissuto in condizione di povertà assoluta, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente.

Ad evidenziare questi dati è Raffaella Milano di Save the Children, che così ha manifestato le istanze portate avanti dalle due organizzazioni coinvolte: “Chiediamo al Governo Renzi e a tutte le istituzioni coinvolte di fare arrivare a destinazione, senza ulteriori ritardi, in tutte le città oggetto della sperimentazione, i fondi stanziati da più di due anni per il sostegno alle famiglie in povertà. Se pensiamo alla vita quotidiana di famiglie con bambini che sopravvivono con meno di 3.000 euro di Isee l’anno, è facile cogliere la gravità delle lentezze burocratiche nell’assegnazione di un contributo già stanziato da tempo”.

Ribadisce il concetto don Francesco Soddu, per conto di Caritas Italia: “La preoccupazione della Caritas per le condizioni delle famiglie italiane, in quest’anno ancora pesantemente segnato dalla crisi, è grande. Per questo sono importanti tutte le azioni che potrebbero segnalare una attenzione nuova del Governo alle fasce più deboli, come l’avvio effettivo delle sperimentazioni della nuova carta acquisti, la pronta definizione del Piano operativo per il nuovo fondo europeo sui beni essenziali, una più efficace azione contro la povertà minorile e l’evasione scolastica”.

Redazione