Papa Francesco si racconta: “Non sono una star. Rido, piango, ho amici. Sono una persona..

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    E’ un Papa Francesco “a tutto campo” quello che si racconta al direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli in occasione del suo primo anno da pontefice.

    “Sono una persona normale”, questa sembra essere la naturale constatazione di Bergoglio, che ritorna in vari punti del lungo colloquio. Non una star ma “un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti, una persona normale”.

    Francesco ci tiene anche a sfatare alcuni miti che si sono creati intorno alla sua figura, così diversa da quello di Ratzinger. “Mi piace stare tra la gente – spiega – insieme a chi soffre, andare nelle parrocchie. Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di papa Francesco. Quando si dice per esempio che esce di notte dal Vaticano per andare a dar da mangiare ai barboni in via Ottaviano. Non mi è mai venuto in mente”.

    A proposito di Joseph Ratzingrr, Francesco dice: “Il Papa emerito non è una statua in un museo. È una istituzione.

    “Benedetto è il primo e forse ce ne saranno altri. Non lo sappiamo. Lui è discreto, umile”, “abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa”, “la sua saggezza è un dono di Dio”. Un po’ come quella dei nonni, afferma, che “non meritano di finire in una casa di riposo”

    Il Papa non si esime dall’affrontare il tema degli abusi su minori compiuti dagli uomini di Chiesa, “tremendi perché lasciano ferite profondissime”.

    “La grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato[…] La Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità […] ma è la sola ad essere attaccata”.

    Il tema della famiglia resta uno di quelli di più stretta attualità, Francesco lo sa molto bene: “C’è un lungo cammino che la Chiesa deve compiere – dice – Un processo voluto dal Signore. È alla luce della riflessione profonda che si potranno affrontare seriamente le situazioni particolari, anche quelle dei divorziati, con profondità pastorale”

    “I giovani si sposano poco. Vi sono molte famiglie separate nelle quali il progetto di vita comune è fallito. I figli soffrono molto. Noi dobbiamo dare una risposta. Ma per questo bisogna riflettere molto in profondità. È quello che il Concistoro e il Sinodo stanno facendo.

    A proposito delle unioni civili poi precisa: “Si tratta di patti di convivenza di varia natura, di cui non saprei elencare le diverse forme. Bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà”.

    Fonte: www.today.it