Ilva Taranto, chiesto il processo per 53: ci sono anche Vendola e la famiglia Riva

Ilva di Taranto (Getty images)
Ilva di Taranto (Getty images)

La Procura di Taranto ha richiesto il rinvio a giudizio per tutti e 53 gli indagati del filone più “politico” dell’inchiesta sull’Ilva. Tra loro, c’è il governatore di Puglia e leader nazionale di Sel, Nichi Vendola, accusato di aver fatto pressioni su Giorgio Assennato, il direttore di Arpa Puglia, perché adottasse una linea morbida sulla vicenda Ilva, onde evitare che il colosso del siderurgico potesse essere chiuso.

Si tratta di accuse che si basano su intercettazioni telefoniche, che sono state sempre respinte dal diretto interessato, ma sulle quali le associazioni ambientaliste tarantine hanno fatto spesso leva, criticando in più occasioni l’operato di Vendola sull’intera vicenda dell’Ilva. Con il presidente pugliese è indagato per concussione anche l’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà, accusato di aver consegnato una “bustarella” in un’area di sosta autostradale al professor Lorenzo Liberti, docente universitario incaricato di portare a termine una perizia sull’azienda siderurgica.

La figura di Archinà è centrale in quest’inchiesta, tant’è che alcuni carte processuali ne sottolineano la “straordinaria capacità dell’indagato di infiltrarsi nelle istituzioni, manipolare la stampa e pilotare l’azione di altri pubblici poteri”. Risultano inoltre indagati altri noti esponenti politici regionali, come il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, il parlamentare di Sel, Nicola Fratoianni, che ha anche ricoperto in passato il ruolo di assessore regionale, l’attuale assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, il consigliere regionale del Pd Donato Pentassuglia.

Analoga richiesta di rinvio a giudizio è stata inoltrata infine nei confronti di praticamente tutta la famiglia, ovvero il padre Emilio e i suoi figli Nicola e Fabio: per loro l’accusa è anche di disastro ambientale.

Redazione online