La cultura italiana è in lutto: è morto Manlio Sgalambro. Fu filosofo e paroliere di Franco Battiato

Manlio Sgalambro (foto AleKant, licenza CC-BY-SA-3.0)
Manlio Sgalambro (foto AleKant, licenza CC-BY-SA-3.0)

Il mondo della cultura italiana è in lutto: è infatti scomparso oggi, all’età di 89 anni, il filosofo Manlio Sgalambro. Di formazione nichilista, tanto da risentire dell’influenza di Cioran e Nietzsche, ha legato la sua fama ‘pop’ alla collaborazione con il cantautore Franco Battiato, al quale ha dato un grande contributo nella stesura di testi di brani e di sceneggiature. I due si conoscono nel 1993 e un paio di anni dopo, con l’uscita dell’album ‘L’ombrello e la macchina da cucire’, inizia il fortunato sodalizio, che coincide con la seconda parte della fortunata carriera dell’artista catanese.

Con l’album ‘L’imboscata’, pubblicato appena un anno dopo, esplode il fenomeno Sgalambro, che con Battiato scrive il testo del brano ‘La cura’, tra i più noti e rappresentativi del cantautore. Poi è la volta di ‘Gommalacca’, album lanciato dal singolo ‘Shock in my town’, sulla degenerazione giovanile legata all’abuso di sostanze psicotrope e stupefacenti; i versi della canzone “Ho incontrato allucinazioni. Stiamo diventando come degli insetti; simili agli insetti” divengono subito un vero e proprio inno generazionale.

In ‘Dieci stratagemmi’, poi, album del 2004, Battiato omaggia Sgalambro, recitando nel brano ’23 coppie di cromosomi’, alcuni passaggi del testo ‘La morte del sole’, che nel 1982 rappresentò l’esordio letterario del filosofo. Molto interessanti anche i successivi dischi ‘Il vuoto’ e ‘Apriti sesamo’, caratterizzati da un intenso lavoro di ricerca letteraria e suggellati da alcuni singoli di successo come ‘Niente è come sembra’.

Oltre che per Battiato, Sgalambro ha scritto testi per Patty Pravo, Adriano Celentano, Alice, Carmen Consoli, Milva e Fiorella Mannoia, oltre a brani per bambini. Molto complesso il suo rapporto con la terra d’origine, la Sicilia: “La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera”.

Molto nota una sua intervista al ‘Corriere della Sera’ del 2005, in cui criticava la funzione ‘pedagogica’ dell’opera di Leonardo Sciascia, sottolineando che “la sua funzione s’è esaurita. Sciascia non ci serve più. Occorre una nuova riflessione, un’altra coscienza siciliana”.

Redazione online