Crimea, Lavrov invita gli Usa a non intraprendere passi “frettolosi”

Manifestanti con la bandiera della Crimea in piazza a Simferpoli dopo l'annuncio del referendum (Getty images)
Manifestanti con la bandiera della Crimea in piazza a Simferpoli dopo l’annuncio del referendum (Getty images)

Prosegue il braccio di ferro tra i paesi occidentali e la Russia sulla questione Crimea: se da una parte alcuni governi hanno disertato la cerimonia ufficiale dell’inaugurazione e la partecipazione alle Paralimpiadi a Sochi per protesta contro la linea del Cremlino, dall’altra la Russia non mostra nessun cedimento.

Dopo la telefonata tra il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Barack Obama nella quale i due leader hanno convenuto di mantenere dei contatti sulla questione, è seguito un colloquio telefonico tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov.
Da una nota diffusa dal ministero si apprende che Lavrov “ha messo in guardia Washington da passi frettolosi e non ponderati capaci di danneggiare i rapporti russo-americani, soprattutto per quel riguarda le sanzioni, che inevitabilmente colpiranno come un boomerang gli stessi Usa”.

Insomma, nessun timore da parte della Russia: ieri il portavoce del presidente Dmitri Peskov ha dichiarato che gli appelli europei alle trattative “suscitano un sorriso” in quanto la fiducia con il governo provvisorio ucraino è esaurita considerando che non è stato rispettato il famoso accordo tra il presidente deposto Viktor Yaanukovich e le opposizioni siglato il 21 febbraio.
Peskov per ora auspica che non vi sia un ritorno del clima da “guerra fredda”: “Non vorrei, credo che non sia cosi’, credo che non sia iniziata, e vorrei credere che non inizi” ha detto il portavoce.

CRIMEA– Sul fronte della Crimea invece la notizia di ieri è che una base della difesa anti-aerea ucraina situata nei pressi della capitale Simferopoli è stata attaccata nella tarda serata da soldai russi.
L’assedio si è poi concluso con il ritiro delle truppe russe al termine delle trattative il comandante della base e i russi, che avevano chiesto ai soldati di Kiev di “deporre le armi e arrendersi”. Tuttavia, secondo alcune testimonianze, sei camion sarebbero usciti dalla base dopo qualche ora dall’assedio.
La tensione è ai massimi livelli, tanto che gli stessi giornalisti e operatori mediatici sono stati “maltrattati” dai militanti filorussi.
Come riporta l’Ansa, ieri i circa 40 esperti inviati come osservatori dell’Osce, tra i quali anche due italiani, sono stati respinti ad un check point nei pressi di Kherson, nel sud dell’Ucraina.

Il portavoce di Putin ha ribadito che quello che avviene in Ucraina non ha “nulla a che vedere con la Federazione Russa”, sottolineando però che “la Russia è un Paese al quale si chiede aiuto, e come ha detto giustamente Putin, la Russia è un Paese che in alcun modo può lasciare senza attenzione questi processi, la cui genesi però sta dentro l’Ucraina”.

Se da una parte l’Unione Europea e gli Usa ritengono al fianco del governo ad interim ucraino “incostituzionale” il referendum sull’adesione della Crimea alla Russia, dall’altra il Senato russo ha annunciato che sosterrà l’esito referendiario. E’ quanto ha confermato la presidente della camera alta del Parlamento Valentina Matvienko che lo ha definito “legittimo”.

GAS– Ma la questione che sta diventando più preoccupante sullo sfondo di una guerra economica è quella del gas.
Infatti, la società russa Gazprom ha minacciato di tagliare le forniture di gas all’Ucraina se Kiev non salderà il suo debito, che ammonta a 1,8 miliardi di dollari, e non pagherà le forniture correnti. E’ quanto ha affermato l’amministratore delegato di Gazprom Alexiei Miller.

Rassicurazioni espresse dall’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni in una intervista alla Stampa: “Per quest’anno, anche grazie alle temperature molto miti in tutta Europa, mi sento di escludere che la crisi dell’Ucraina abbia effetti sulle forniture di gas ma certo, se la tensione durerà, ho qualche preoccupazione per il prossimo anno. Il sistema di approvvigionamento dell’Italia ci consente di superare con qualche costo aggiuntivo la crisi di uno dei nostri fornitori, ma se dovesse mancarne anche un altro i problemi sarebbero seri. E in ogni caso, proprio alla luce di questa crisi, l’Europa dovrebbe ripensare la sua strategia energetica”.

“Creando una figura che prenda in carico tutto il tema dell’energia. Ma prima di tutto l’Europa dovrebbe prendere atto che un continente dove l’energia costa il triplo che negli Usa ha un futuro difficile e dunque bisogna intervenire urgentemente” ha precisato Scaroni.

Redazione

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