“Mazacoin”: il bitcoin diventa moneta legale nella riserva indiana di Lakota

    Locale che utilizza Bitcoin (Cameron Spencer/Getty Images)
    Locale che utilizza Bitcoin (Cameron Spencer/Getty Images)

     

     

     

    Mentre aumentano i dubbi sulla sicurezza e sull’efficacia del bitcoin come moneta alternativa, nella Lakota Nation, una riserva indiana semiautonoma nel South Dakota, la valuta virtuale viene utilizzata come quella legale ed ha un suo nome, “Mazacoin” (da Mazaska, che nella lingua della tribù Lakota significava, appunto, moneta). Lanciato a febbraio, il suo capitale sul mercato delle “alt-coin” (“monete alternative”: ce ne sono circa 200 al mondo, la maggior parte poco scambiate e conosciute) è di 3,3 milioni di dollari: nella graduatoria di questa valuta si piazza al 20esimo posto al mondo come valore reale rappresentato.

    Il “Wall Street Journal” ha celebrato la decisione della comunità di nativi come rivoluzionaria per la storia delle valute digitali, poiché i bitcoin escono  in questo modo dall’utilizzo di nicchia di hacker e appassionati di informatica, cosa che li rende poco affidabili agli occhi delle banche ufficiali. Inoltre, per i Lakota questa trovata potrebbe essere il primo passo verso il sogno di rendersi indipendenti dagli Usa, che finora li hanno tenuti isolati dalla società, nelle riserve.

    Payu Harris è il membro della comunità che ha sviluppato il “Mazacoin”, investendolo con queste parole al giornale newyorkese di un ruolo quasi profetico: “Quando sono venuto a conoscenza dei bitcoin ho capito che questa sarebbe stata la moneta del nostro popolo”.

    Il limite è rappresentato dal fatto che la tecnologia, nella riserva indiana, è utilizzata pochissimo, e se dovesse diventare uno stato indipendente, la Lakota Nation sarebbe il più povero degli Stati Uniti: 6 mila dollari annui di reddito pro capite e disoccupazione al 75%.

     

    Redazione