Semplificazione. Per la Corte dei Conti l’Italia è ancora vittima della burocrazia

Burocrazia (Dan Kitwood/Getty Images)
Burocrazia (Dan Kitwood/Getty Images)

La Corte dei Conti si è pronunciata oggi in merito alla questione della semplificazione, aspetto della pubblica amministrazione che gli ultimi governi hanno tentato di perseguire per limitare l’ormai pesante macchina burocratica che, si sa, gestisce il sistema italiano. Eppure, nonostante i dichiarati sforzi, la Corte ha dichiarato oggi che “Il numero delle norme concernenti l’azione amministrativa risulta ancora eccessivo e, specie negli ultimi decenni, oltreché notevolmente aumentato e’ cresciuto in complessità”.

In base alle parole pronunciate sul tema da Raffaele Squitieri, interpellato come consulente esterno dalla commissione parlamentare che si occupa proprio di semplificazione, la burocratizzazione eccessiva sarebbe stata foriera di “fenomeni corruttivi, favoriti da chi, avendo parte nel procedimento, e’ in grado di accelerare, rallentare o evitarne passaggi procedurali”.

Squintieri non ha usato mezzi termini ed ha gettato luce sulle procedure messe in campo nell’ambito della burocrazia, notando che la crescente complessità che attanaglia il sistema italiano va spesso a discapito dell’efficienza e stimola una supervisione eccessiva da parte dei funzionari pubblici: “Il fiorire di regole sempre più minuziose, oltre a procedimenti via via più articolati e complessi, ha portato nel tempo ad una ”ingessatura” dell’azione pubblica. La puntuale osservanza di tali procedure da parte dei funzionari pubblici, specialmente attenti a prevenire eventuali loro responsabilità, ha determinato un grave rallentamento dell’azione amministrativa e la tendenza dell’operatore pubblico a far prevalere la regolarità formale dell’atto sull’utilità, l’economicità, la tempestività e l’efficacia dello stesso”.

 

Redazione online