Massacro di Motta Visconti: le parole della collega di Carlo Lissi

Motta Visconti (foto esclusive)
Motta Visconti (foto esclusive)

Purtroppo si è trovata in questa situazione senza nemmeno volerlo, senza aver fatto niente. Si è trovata catapultata in questo caso solo per esser stata l’oggetto del desiderio di un uomo che ad un certo punto della sua vita è impazzito ed ha sterminato la sua intera famiglia.
Carlo Lissi, l’uomo del massacro di Motta Visconti, si era innamorato di questa collega  senza però essere stato mai corrisposto.  La donna  non è indagata, è stato solo detto che ha una trentina d’anni, e da alcuni mesi era stata assunta nella multinazionale di Assago dove lavorava l’uomo, che si occupa di sviluppo e consulenza informatica. “Era pazzo di me – ha detto ai carabinieri  – ma che potevo fare?”.
“Lissi – rivela il messaggero.it – la riempiva di complimenti, e tutti i giorni le stava incollato, secondo i molti testimoni, loro colleghi, ai quali l’uomo, pur sposato, non nascondeva la sua passione per la nuova arrivata. Negli ultimi tempi era diventato più pressante: niente di aggressivo, ma si era dichiarato apertamente ricevendo sempre dinieghi. Lei a un certo punto gli avrebbe detto – hanno raccontato i carabinieri che l’hanno rintracciata domenica sera – di «non pensarci nemmeno a mettersi con lui» facendo probabilmente intendere che non ne voleva sapere di un uomo sposato. E soprattutto che lei era fidanzata ed era appena andata a convivere con il suo ragazzo, in una casa nuova. Certo, allo stato degli accertamenti non risulta nemmeno che l’abbia mai insultato o allontanato o che abbia segnalato la situazione ai suoi superiori, ma di queste situazioni border-line, talvolta sottovalutate, se ne trovano tutti i giorni ovunque.
L’impossibilità di “avere” questa donna, per il fatto che lui ormai aveva moglie e figli,  deve aver fatto scattare la follia.  Non si  esclude che altre componenti psicologiche abbiano avuto un peso magari perfino altrettanto importante.

 

Redazione online