Nobel per l’insegnamento, il prof leccese scrive a Renzi

Una scuola italiana (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)
Una scuola italiana (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Daniele Manni, candidato al Global Teacher Prize,  già ribattezzato “Premio Nobel per insegnanti” e organizzato quest’anno per la prima volta dalla Varkey GEMS Foundation, un’organizzazione internazionale impegnata in prima linea nelle campagne a sostegno dell’educazione, scrive a Matteo Renzi e decide di rendere pubblico il contenuto della missiva. Il docente salentino, originario di Racale, e Daniela Boscolo, veneta, premiata nel 2010 come “Migliore insegnante dell’anno”, sono gli unici due italiani inseriti nella rosa di cinquanta nomi che si contendono l’assegno posto in palio come premio finale, nel corso della cerimonia che si terrà a Dubai il prossimo 16 marzo, pari a un milione di dollari.

Il prof Manni sostiene di chiedere a Renzi “niente di più di quanto lei non stia ripetendo negli ultimi giorni, ossia più considerazione in Italia per la professione docente, più ‘ritmo’ nella scuola. Solo che, oltre ad ascoltare e ad apprezzare i suoi nobili intenti, mi piacerebbe che in questo nuovo anno vedessimo azioni concrete, un po’ come facciamo noi ‘bravi’ insegnanti ‘da Nobel’ con i nostri alunni, agendo e creando risultati e non solo annunciando cambiamento e innovazione”.

Due sono, secondo il docente, le iniziative “per riqualificare il nostro ruolo nella società italiana”: “La prima, , a rischio di sembrare banale, è quella di rendere semplicemente dignitoso lo stipendio che ci viene riconosciuto, perché oggi, dignitoso, non lo è affatto. Se, pur essendo i peggio pagati e ricevendo poca o nulla stima dalla società civile, riceviamo lode e attenzione internazionale e la nostra opera quotidiana rende la scuola italiana una delle istituzioni più apprezzate dalla cittadinanza (al terzo posto, dopo Papa Francesco e le forze dell’ordine), chiedo a lei e al governo che rappresenta cosa potrebbe essere la scuola italiana se il corpo docente ricevesse più credito e dignità?”.

Valorizzare la professione

Insiste Manni: “Come pensa che la società possa apprezzare una figura così importante per la vita e il presente (non solo il futuro) dei nostri figli se lo Stato è il primo a ridicolizzarne il lavoro con un riconoscimento inadeguato? Comprendo benissimo che questo è un momento certo non facile per mettere sul tavolo un piano di aumenti per la categoria, ma qualche primo, piccolo segnale non sarebbe affatto una mossa errata”.

Quindi pone una seconda questione: “Serve ideare e realizzare iniziative concrete atte a valorizzare la professione, approfittando anche di ogni possibile occasione per enfatizzare, rendere pubbliche e diffondere le opere meritorie e le persone meritevoli nella scuola, ogni qualvolta se ne presenta l’opportunità. Vuole qualche esempio? La Varkey Gems Foundation ha come mission quella di alzare il livello di considerazione dell’insegnamento e si è inventata un premio da un milione di dollari per accendere i riflettori di tutto il mondo su questa straordinaria professione. E’ vero, loro sono ricchi, ma quanta ricchezza abbiamo noi italiani in termini di creatività e inventiva?”.

 

GM