Lavoro: 3,6 milioni di scoraggiati in Italia

Manifestazione per il lavoro (Foto: DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)
Manifestazione per il lavoro (Foto: DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)

La mancanza di lavoro in Italia con una disoccupazione alta che si protrae da troppo tempo e che non solo non accenna a diminuire, ma è addirittura in aumento avendo toccato il 13,4% lo scorso novembre (ultimo dato aggiornato dall’Istat), ha provocato uno scoramento generale tra la popolazione tanto che moltissimi hanno smesso di cercare lavoro, pur essendo disponibili a lavorare. Si tratta di un numero impressionante di persone: 3,6 milioni, il 14,2% della forza lavoro. Un percentuale che supera oltre tre volte la media dell’Unione europea a 28 membri che è del 4,1% e che lancia un vero e proprio grido di allarme sul disagio lavorativo degli italiani. I dati provengono dell’ufficio di statistica della Ue Eurostat e si riferiscono al terzo trimestre 2014. Nel suo studio, Eurostat rileva che la percentuale di persone disposte a lavorare ma che non cercano lavoro, in quanto per la maggior parte scoraggiata, è salita un po’ ovunque in Europa, ma mentre la crescita media su base annua è stata di 0,2 punti percentuali nell’Unione europea, in Italia è stata di 1,1 punti. Il che dà la dimensione dell’impennata del disagio e della gravità del problema.

Se poi si sommano questi 3,6 milioni di scoraggiati ai 3 milioni di disoccupati (ovvero coloro che non lavorano ma cercano un impiego), nel terzo trimestre 2014 si arriva alla cifra impressionante di 6,6 milioni di persone che non lavorano in Italia, con una crescita del 7,8% rispetto al terzo trimestre 2013. Tutto questo avveniva mentre il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti commentavano soddisfatti gli ultimi dati sull’occupazione nel nostro Paese, sostenendo che il numero degli occupati era cresciuto in Italia. Questa situazione già di per se drammatica rischia poi di essere ancora più grave nel quarto trimestre 2014, poiché l’Istat ha certificato un aumento dei disoccupati italiani fino a 3,4 milioni di persone nei mesi di ottobre e novembre.

L’Italia ha anche una disoccupazione più alta della media europea: a novembre il 13,4% rispetto all’11,5% dell’Eurozona e all’10% della Ue a 28 membri. Nel nostro Paese il tasso di disoccupazione è aumentato di quasi un punto percentuale in un anno: a novembre 2013 era al 12,5%.

Il dato che più fa impressione rimane comunque quello relativo alle “forze lavoro potenziali”, ovvero quello delle persone che non cercano un lavoro ma sono disposte a lavorare, e non lo cercano per lo più perché non hanno fiducia nella possibilità di trovarlo. Questi 3,6 milioni di italiani non solo costituiscono una percentuale che è più del triplo della media europea, il 14,2% della forza lavoro italiana contro il 4,1% della media Ue, ma non hanno eguali negli altri Paesi europei, neppure in quelli in crisi profonda. Se in Germania, infatti, la percentuale complessiva di coloro che non cercano lavoro ma sono disponibili a lavorare è all’1,2%, in Grecia, Paese travolto dalla crisi e con una disoccupazione che supera il 25%, la percentuale di coloro che sono disponibili a lavorare ma non cercano un impiego si attesta all’1,9%. Si tratta dunque di un male tutto italiano.

A far alzare la media degli scoraggiati in Italia è soprattutto la situazione del Sud, dove il 30,7% della forza lavoro tra i 15 e i 74 anni non cerca impiego pur essendo disponibile a lavorare. Una percentuale che balza a circa il 48% per le donne nel Mezzogiorno. Al Nord, invece, la situazione migliora nettamente con un 6,5% delle persone che non cerano lavoro pur essendo disponibili, con una percentuale che più si avvicina alla media degli altri Paesi Ue. Si tratta di un quadro che evidenza in modo ancora più drammatico la profonda spaccatura in due parti dell’Italia.

V.B.