Allarme dagli Stati Uniti, Mosca costruisce una base in Siria

A general view shows former Syrian army MiG-23 fighter jets at the Abu Duhur military airport, the last regime-held military base in northwestern Idlib province, after Al-Qaeda's Syrian affiliate and its allies seized the base on September 9, 2015 in the latest setback for President Bashar al-Assad's forces. Al-Nusra Front and a coalition of mostly Islamist groups captured the military airport after a siege that lasted two years, the Syrian Observatory for Human Rights monitor said. AFP PHOTO / OMAR HAJ KADOUR        (Photo credit should read OMAR HAJ KADOUR/AFP/Getty Images)
 ( OMAR HAJ KADOUR/Getty Images)

Gli Stati Uniti puntano l’occhio sulla Russia e lanciano l’allarme di una possibile base militare sovietica in Siria. Il Pentagono infatti sostiene che il ponte aereo russo verso l’aeroporto di Latakia, in Siria, sia destinato alla realizzazione di una grande base avanzata adipita ad ospitare aerei, elicotteri e fanteria navale. Le prima immagini satellitari diffuse sulle infrastrutture russe parlano chiaro: sono visibili  piste di atterraggio, elicotteri, luoghi destinati ad ospitare aerei, carri armati dispiegati a protezione  del terreno e  di batterie antiaeree.  Queste ipotesi sono state smentite e ritenute “bugie” dall’ambasciatore siriano a Mosca, Riad Haddad, “«è vero che da 40 anni collaboriamo con la Russia sul piano militare ma ora non ospitiamo truppe russe sul nostro territorio”, ribatte. Le immagini sospette, che hanno spinto gli Stati Uniti a diffondere questa tesi,sono state divulgate in concomitanza con le rivelazioni del giornale libanese “As-Safir” sulla seconda visita a Mosca di Qassem Soleimani, il capo della Forza Al Qods iraniana presente in Siria. Nella prima, ad agosto, Soleimani incontrò il leader russo Vladimir Putin e, secondo fonti di stampa libanese, quel colloquio ha rappresentato una premessa per l’arrivo di numerose forze militari russe in Siria. Sembra che negli ultimi periodi l’America si stia concentrando soprattutto a puntare il dito contro Putin, piuttosto che a combattere l’Is. Una tattica che se protratta a lungo, difficilmente porterà alla creazione di un fronte internazionale unito contro lo Stato islamico.

Roberta Garofalo