La camorra e i napoletani: tutti contro Rosy Bindi

Rosy Bindi (VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)
Rosy Bindi (VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

“È già molto importante quello che è emerso oggi: la camorra è un dato costitutivo di questa società, di questa città, di questa regione. Siamo particolarmente preoccupati in questa fase”, così Rosy Bindi, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia al termine delle prime due audizioni della missione iniziata oggi a Napoli. L’ex ministro della Sanità ha aggiunto: “Anche quando grazie ai risultati raggiunti dalla magistratura, dalle forze di polizia si assicurano alla giustizia i grandi capi dei clan non bisogna mai distrarre l’attenzione per la straordinaria capacità di riproduzione che hanno i clan e per il radicamento sociale ed economico che hanno in questa città, in questa regione”.

Parole che hanno fatto esplodere la polemica con le istituzioni e la magistratura locali. “Sono saltato sulla sedia quando ho sentito quella frase che non condivido per nulla” – sottolinea il sindaco Luigi De Magistris – “La cultura, la storia, il teatro l’umanità sono l’elemento costitutivo di Napoli della Regione e del mezzogiorno”. Il primo cittadino spiega: “Altra cosa è dire che la camorra è diventata forte perché per troppo anni è andata a braccetto con politica e che ancora esiste”. Gli fa eco il rettore dell’Università Federico II di Napoli, Gaetano Manfredi: “Non credo che il destino di Napoli sia ineluttabile e per sempre legato alla camorra, ma la criminalità è una componente di questa città, non possiamo negarla e dobbiamo combatterla con un’azione quotidiana, partendo dai giovani”.

Durissimo il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo: “Non ritengo che la camorra sia un dato costitutivo di Napoli. Credo invece che sia una patologia. I napoletani non hanno nel loro dna il crimine. Se dovessimo quantificare il numero di soggetti che delinquono a Napoli ci accorgeremmo che è una minima parte rispetto a chi vuole vivere in pace. Ma chi delinque fa molto più rumore di chi invece lavora quotidianamente, Napoli ha grandissime risorse per uscire da queste situazioni, e stiamo riscontrando un momento di mutamento in meglio della società partenopea”. Infine il prete antimafia, don Maurizio Patriciello: “Oltre al danno la beffa. La camorra non è nel dna nel popolo, ma la si vuole mantenere in vita perché evidentemente fa comodo a qualcuno”.

La replica di Rosy Bindi

“Non ho mai parlato di dna, io credo che le camorre siano un elemento costitutivo della storia e della sociologia di questa città e di questa regione così come le mafie sono un elemento costitutivo della storia, della sociologia e dell’economia italiana. Queste mie parole le ripeto con convinzione”, ci tiene a precisare Rosy Bindi, aggiungendo: “Prendere consapevolezza di ciò e non negarlo è il primo atto per combatterla, perché dobbiamo rendere permanente e costitutivo nelle nostre società e nostre istituzioni la lotta alla camorra e alle mafie. Fin quando negheremo che ci sono, non le conosceremo e ci volteremo dall’altra parte perché il fatto non ci riguarda apriremo alla criminalità organizzata territori immensi e le consegneremo vite, non solo chi muore ma anche chi spara”.

La Bindi insiste: “Chiedo di non confondere sociologia e storia con la biologia, io non ho mai parlato di dna, ho parlato di elemento costitutivo della società e della storia di questa città. Non credo si possa fare la storia di Napoli senza la storia delle camorre, come non si può fare la storia dell’Italia senza la storia delle mafie. Il fatto di aver ignorato per troppo tempo questo dato ha consentito alle mafie e alle camorre di continuare a essere un elemento costitutivo della città”.

GM