“Inside Out”: recensione

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Dopo il successo dei divertenti e bizzarri protagonisti di Monsters & Co. e l’indimenticabile viaggio sopra le nuvole nel pluripremiato Up, il produttore Jonas Rivera torna ad affiancare il suo grande amico, il regista premio Oscar® Pete Docter nella realizzazione di Inside Out, il nuovo lungometraggio d’animazione Disney•Pixar, che arriva oggi, 16 settembre 2015, nelle sale italiane e che trascinerà grandi e piccini in un’emozionante avventura all’interno di un luogo tanto straordinario quanto ancora inesplorato: la mente umana.

“Gli ambienti che nascono dalla fantasia mi hanno sempre affascinato”, ha detto il regista, “Inside Out offre l’occasione di condurre il pubblico in un mondo di cui tutti sentono sempre parlare, ma che nessuno ha mai visto”.

Il film, distribuito in 700 copie da The Walt Disney Company Italia, si configura come un appuntamento imperdibile per tutta la famiglia, perché la storia narrata è adatta a tutti. Di cosa parla? In pratica… vi è mai capitato di guardare qualcuno e di domandarvi a cosa stesse pensando? Be’ lo scoprirete proprio grazie a quest’originale pellicola che vi condurrà nei meandri dell’intelletto umano. Infatti, il fulcro dell’intera vicenda si svolge nel Centro di controllo del cervello di Riley, una ragazzina di undici anni. Lì si trova anche il Quartier Generale, dove cinque Emozioni sono perennemente al lavoro, guidate dalla simpatica e ottimista Gioia, la cui missione è garantire la felicità di Riley. Di fatto, è il motore del gruppo, mantiene tutti attivi e cerca sempre di vedere il lato positivo delle cose. Paura, invece, garantisce alla bambina la sicurezza necessaria, anche se è costantemente stressato; Rabbia è facile all’ira, ma ha lo scopo di assicurare a Riley il senso di equità e giustizia. Solo che quando è troppo esasperato, la sua testa prende letteralmente fuoco. Disgusto è poco paziente, ma impedisce a Riley di avvelenarsi sia fisicamente che socialmente, e infine Tristezza non sa bene quale sia il suo ruolo, come del resto non è chiaro neanche agli altri, ma di fondo, è divertente, anche nel suo essere infinitamente mesta. Inoltre, è intelligente e sempre previdente, anche se a onestà del vero rappresenta più che altro una sfida per Gioia. Infatti, il loro rapporto è complicato e conflittuale, tant’è che Gioia tenterà a più riprese di farla ragionare e di risollevarle il morale perennemente basso. In effetti, Tristezza è una depressa cronica, ma invece di osteggiarla, non sarà forse il caso di comprenderla, ascoltarla? Gioia ci arriverà col tempo, a forza di starle accanto e solo allora capirà l’importanza di collaborare.

Però i veri problemi sorgeranno a causa di un trasloco. In sostanza, quando Riley si trasferirà con la sua famiglia a San Francisco abbandonando la natura incontaminata del Minnesota, le cinque Emozioni dentro di lei cercheranno di guidarla in questo difficile momento di transizione, ma non riusciranno a raggiungere una strategia d’intenti e il caos emotivo prenderà il sopravvento, tant’è che Gioia e Tristezza verranno relegate in un angolo remoto della mente, lasciando spazio a Paura, Rabbia e Disgusto. Così, mentre Gioia e Tristezza si avventureranno in luoghi sconosciuti, come la Memoria a Lungo Termine, Immagilandia, il Pensiero Astratto e la Cineproduzione, nel disperato tentativo di tornare al Quartier Generale e da Riley, le Emozioni più impulsive, ovvero Rabbia, Disgusto e Paura, assumeranno il comando e condurranno Riley a prendere decisioni sbagliate.

È con queste corpose premesse che come nei migliori film Disney•Pixar, Inside Out riesce davvero a essere una sorprendente avventura, ricca di coraggio, divertimento e tanto cuore. È un film con un profondo e sottile scavo psicologico che regala momenti di commozione e di puro divertimento, perché comicità e gag esilaranti non mancano affatto, così come alcune chicche geniali che mostrano l’interazione tra le esperienze, i cambiamenti e i ricordi che pian piano svaniscono, stando a sottolineare il processo di crescita e di maturazione di Riley. Un processo che a dire il vero vale per tutti, sia grandi che piccini.

Per di più, l’idea di base di dare volto e voce agli stati d’animo della giovane Riley non è soltanto azzeccata, ma è anche ben realizzata. Vedere come interagiscono le cinque Emozioni e come sono connesse alla memoria, indurrà sicuramente gli spettatori a riflettere sulle dinamiche esistenziali. Infatti, le Emozioni che vivono nella mente di Riley sono frutto di un magistrale lavoro di design e sono tutte caratterizzate da colori sgargianti atti a simboleggiare i vari stadi umorali dell’essere umano. Inoltre, i dialoghi esilaranti e scoppiettanti sono capaci di sdrammatizzare alcuni dei momenti più melanconici e toccanti del film, che alzano il velo sul delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza, come la comparsa del simpatico Bing Bong, l’amico immaginario di Riley, che è un mix tra un elefante, un gatto, un bel po’ di zucchero filato rosa e un delfino. In pratica, la solida sceneggiatura concede episodi divertenti sulle nevrosi quotidiane e trovate visive intelligentissime, come le Isole della Personalità o il tunnel del Pensiero Astratto, dove Gioia, Bing Bong e Tristezza si destruttureranno e diventeranno dapprima bidimensionali e poi figure basilari, o quando arriveranno nel cuore della Fabbrica dei sogni, simile a uno studio hollywoodiano con lo scopo di proiettare Riley nella fase onirica, o ancora quando passeranno attraverso i corridoi della Memoria a Lungo Termine, composta da scaffali pieni zeppi di sfere contenenti momenti di vita vissuta, per poi finire nello spaventoso Subconscio e infine prendere al volo il Treno dei pensieri, perché come nella vita vera, non si sa mai quando passa…

In definitiva, questo scenario meraviglioso, burrascoso ed emotivamente coinvolgente, non è altro che una metafora figurativa sul processo di formazione che ognuno di noi deve compiere in solitaria, sbagliando, crescendo e sperimentando una vasta gamma di sentimenti. È questo a cui mira Inside Out: strizza l’occhio agli spettatori facendo capire loro che è importante accettare ogni tipo di cambiamento, così come è fondamentale sentire tristezza o dolore per migliorarsi e andare avanti nella propria esistenza, senza essere fintamente felici, ma consapevolmente addolorati, adirati, disgustati e persino impauriti, pur di giungere alla piena e vera serenità. Ecco il messaggio di fondo di questo magico capolavoro cinematografico capace di tenere incollati allo schermo grazie alla sua poetica emotiva. Ecco cosa vuole dirci: siamo responsabili della nostra felicità, dobbiamo percepire, provare, cadere e rialzarci se vogliamo diventare individui degni di nota e capaci di affrontare le sfide quotidiane, ma soprattutto se vogliamo serbare il nostro fragile, toccante e incantato mondo interiore.

Silvia Casini