“I primi jet russi sono arrivati in Siria”

SOCHI, RUSSIA - SEPTEMBER 18: Russian President Vladimir Putin (L) and Belarussian President Alexander Lukashenko (R) seen during the Second Forum of Regions of Russia and Belarus on September 18, 2015 in Sochi, Russia. Putin said this week that it's impossible to defeat Islamic State group without support of the government of Syria and that Moscow has provided military assistance to President Bashar al-Assad's regime and will continue to do so. (Photo by Sasha Mordovets/Getty Images)
(Sasha Mordovets/Getty Images)

Le ultime rassicurazioni della Russia sulla possibile presenza militare in Siria sono state smentite dall’atterraggio di alcuni cacciabombardieri nella base militare di Latakia. A rivelarlo due funzionari statunitensi che in forma anonima hanno dato la notizia  all’agenzia Reuters. Parliamo di almeno 4 velivoli da guerra, che hanno preso posto nell’area della base dove i tecnici militari russi stanno preparando piste e hangar per ospitare almeno uno squadrone di aerei e altrettanti elicotteri. Viene così confermato il sospetto di Washington sulla volontà sovietica di creare una base militare area avanzata dalla quale sarà possibile effettuare raid sia aerei che terrestri a sostegno delle truppe di Damasco incalzate dall’avanzata dei ribelli islamici. Il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov, ha dichiarato: “Se la Siria ce lo chiederà siamo pronti ad inviare truppe di terra nel quadro della nostra cooperazione militare”. E’ avvenuto un primo contatto tra il capo del Pentagono, Ashton Carter, e il collega russo Sergei Shoigu per avere delle delucidazioni sulle intenzioni di Mosca. Alcune Fonti Usa riportano che nella conversazione Shoigu ha detto a Carter che le operazioni in corso in Siria avrebbero “natura difensiva” ma anche questa posizione non convince i vertici statunitensi. Il timore principale è quello di incorrere in una serie di scontri tra i jet del Cremlino e quelli della coalizione con a capo l’America ,che opera da oltre un anno sui cieli di Siria e Iraq per colpire e sconfiggere i jihadisti dello Stato Islamico. Perplessità sono state espresse anche dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che lunedì sarà  volerà a Mosca per incontrare Vladimir Putin al fine di esternare la preoccupazione per la possibilità che “i sofisticati armamenti russi in arrivo in Siria possano finire nelle mani dei terroristi di Hezbollah”.

Roberta Garofalo