Scuola multietnica, parla una madre: “Solo pregiudizio”

Scuola primaria (Photo JEFF PACHOUD/AFP/GettyImages)
Scuola primaria (Photo JEFF PACHOUD/AFP/GettyImages)

I 35 iscritti alle due prime classi della scuola primaria Manzoni, con sede in pieno centro a Brescia, sono tutti stranieri. Nei giorni in cui il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, monta la polemica sul tetto di bambini stranieri per classe, dunque, ci sono scuole multietniche in cui degli italiani non c’è nemmeno l’ombra. “”Un tetto ai bimbi di altre nazionalità che stiano in classe assieme a quelli italiani va messo, sennò non sarebbe integrazione e non sarebbe buona scuola”, aveva spiegato il leader del Carroccio, aggiungendo: “Questa non è integrazione. Se ci sono delle scuole ghetto dove i genitori dei bimbi italiani scappano, è perché lo Stato deve garantire l’inserimento di alcuni bimbi immigrati tra i bambini italiani”.

Il modello bresciano però va nella direzione opposta rispetto a quanto proposto da Salvini, come ha spiegato a Corriere Tv l’interprete e guida turistica Maria Vino, sposata con un marocchino e madre di uno dei bambini che frequentano l’istituto: “Nelle due prime classi dell’istituto tutti hanno cognome straniero. Per me sarebbe da evitare la cosiddetta apartheid dei bambini, che non sentano nulla, perché di fatto c’è questa forma di segregazione. Questa situazione è figlia del pregiudizio. Al parco, al supermercato, girava già la voce: bisogna evitare la Manzoni perché frequentata da molti stranieri”.

“Io ho preferito invece iscrivere mio figlio qui perché gli insegnanti sono bravi e il metodo utilizzato è di qualità. Dalla multiculturalità c’è solo da guadagnare” – continua la madre – “C’è però questo stigma del bambino straniero che solitamente è povero”. Aggiunge la dirigente scolastica Alessandra Ferrari: “Anche lo scorso anno erano tutti stranieri, forse ce n’era solo uno di italiano, però ha fatto meno scalpore. I professionisti preferiscono dirottare le iscrizioni dei propri figli verso le scuole paritarie e sul territorio ce ne sono diverse”. Chiarisce Mario Maviglia, direttore dell’ufficio provinciale del Miur: “La legislazione prevede che laddove ci sono bambini stranieri si cerchi di dirottarli su più scuola, per evitare classi ghetto”. Nella scuola bresciana, però, non sembra proprio funzionare così.

GM