Costa Concordia, ricorso in Appello: pochi 16 anni per Schettino

Il comandante Schettino (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Il comandante Schettino (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

La procura di Grosseto ha presentato ricorso in appello contro la sentenza con cui il tribunale toscano ha condannato Francesco Schettino a 16 anni di reclusione per il naufragio della Concordia; secondo i pm del processo di primo grado, Maria Navarro, Stefano Pizza e Alessandro Leopizzi, che durante la requisitoria avevano chiesto una condanna a 26 anni, la pena per il capitano della Concordia non è congrua con i reati di cui era accusato. “Che Dio abbia pietà di Schettino perché noi non possiamo averne alcuna”, furono le parole con cui il pm Pizza chiusa la sua requisitoria.

Prima della sentenza, Schettino intervenne in aula per delle dichiarazioni spontanee, sostenendo di aver vissuto “tre anni in un tritacarne mediatico” e aggiungendo: “È stato detto che non mi sono assunto le responsabilità. Non è vero. Non si è capito che il 13 gennaio del 2012 sono morto anche io in parte”. Per il comandante della Concordia, “è innegabile l’intenzione di concludere un disegno iniziato tre anni fa, che vede ricadere ogni responsabilità di questo incidente sulla mia persona senza alcun rispetto della verità, della comprensione dell’accaduto e, soprattutto, della memoria delle vittime”.

Nelle motivazioni alla sentenza di primo grado, si legge che nel  momento in cui Francesco Schettino “lasciava definitivamente la Concordia”, la situazione era tale “da rendere impossibile, o comunque difficile”, per i passeggeri ancora a bordo “trovare la salvezza”. In ogni caso, Schettino salì “sulla scialuppa per abbandonare la nave” consapevole che “c’erano altre persone a bordo della nave”. In base alla sentenza, Schettino salì “sulla scialuppa per abbandonare la nave” consapevole che “c’erano altre persone a bordo della nave”.

 

GM