I selfie? Uccidono più degli squali

British model Cara Delevingne takes a selfie as she arrives at the Burberry Prorsum spring / summer 2016 collection show during London Fashion Week in London on September 21, 2015. AFP PHOTO / JUSTIN TALLIS (Photo credit should read JUSTIN TALLIS/AFP/Getty Images)
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Un’ossessione pericolosa quella per i selfie. Secondo un sondaggio di Mashable, nell’ultimo anno le morti causate da autoscatto sono 12, cifra superiore a quelle provocate dagli attacchi di  squali che si attestano ad 8. Il caso più recente è stato quello di un turista giapponese di 66 anni, Hideto Ueda, che voleva riprendersi in cima al Taj Mahal, il celebre tempio indiano. È caduto dalle scale, battendo la testa ed è morto, mentre la moglie ha riportato ferite e contusioni varie. In queste dinamiche spesso letali sono le cadute causate dalla distrazione dell’autoscatto. Qualche mese fa a Bali è toccato a un turista di Singapore, precipitato dagli scogli. Una mania sempre più dilagante e con conseguenze sempre più tragiche tant’è che alcuni parchi negli Stati Uniti sono stati chiusi perché i turisti facevano troppi selfie, rischiando la vita pur di avere una foto con gli orsi. A Pamplona è stato vietato il selfie durante la corsa dei tori e anche durante l’ultimo Tour de France  una folla mpazzita di turisti ha invaso il percorso pur di  rubare un autoscatto con i ciclisti. In Russia addirittura il Ministero degli Interni ha messo online un sito e pubblicato un opuscolo per sensibilizzare i cittadini sui potenziali pericoli dei selfie. Una passione sempre più morbosa che negli ultimi due anni però ha fruttato ingenti guadagni per il mercato della telefonia mobile e delle applicazioni. Il selfie ha così amplificato la rappresentazione e la concezione di sé e della propria quotidianità, a volte purtroppo oltrepassando i limiti del buon senso, come nel caso del ragazzo indiano che si è licenziato per superare il record di autoscatti.

Roberta Garofalo