La Cassazione: i medici possono operare latitanti, non è reato

Medici operano (Christopher Furlong/Getty Images)
Medici operano (Christopher Furlong/Getty Images)

La Cassazione ha assolto dall’accusa di favoreggiamento, annullando la condanna senza rinvio, due medici campani che curarono un camorrista ferito in un conflitto a fuoco, senza stilare un referto e in un’abitazione privata. Questo perché il diritto alla salute prevale sulle esigenze di giustizia. Secondo la Suprema Corte, non si può sanzionare “il mancato aiuto alle indagini” che è “in aperto contrasto con la norma di riferimento”; in sostanza il favoreggiamento si configura quando il dovere professionale del medico va oltre “il limite della diagnosi e quello della terapia”.

Scrive la Cassazione: “Nell’intersecarsi di esigenze tutte costituzionalmente correlate (il diritto alla salute per un verso, cui si contrappone l’interesse pubblico sotteso ad un puntuale esercizio dell’attività di amministrazione della giustizia ed all’accertamento di fatti penalmente sanzionati), i valori legati alla integrità fisica rendono necessariamente recessivi quelli contrapposti e finiscono per imporre comunque l’intervento sanitario”.

Praticamente, “in tema di favoreggiamento ascritto ad un soggetto esercente la professione sanitaria, la situazione di illegalità  in cui versa il soggetto che necessita di cure non può costituire in nessun caso ostacolo alla tutela della salute”. Riguardo poi all’obbligo di stilare un referto, c’è infine per il medico la “prerogativa” di ometterlo “ogni qualvolta dalla sua redazione derivi la possibilità di esporre a procedimento penale la persona alla quale egli ha prestato assistenza”. In definitiva, la Cassazione ha annullato le condanne perché il fatto non sussiste.

GM