Ruby-bis, da rifare processo a Emilio Fede e Nicole Minetti

Emilio Fede (DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)
Emilio Fede (DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)

La Corte di Cassazione ha accolto ieri il ricorso presentato dalle difese di Emilio Fede e Nicole Minetti, condannati in Appello nel cosiddetto processo Ruby-bis. Nel luglio 2013, in primo grado, l’ex direttore del Tg4 venne condannato – insieme a Lele Mora – a 7 anni di reclusione, mentre l’ex consigliere regionale è stata condannata a 5 anni. Le condanne vennero poi ridotte in Appello: per quanto riguarda Emilio Fede, la pena venne portata a quattro anni e dieci mesi, con l’assoluzione dall’accusa di induzione alla prostituzione delle ragazze maggiorenni; ridotta a tre anni la pena per Nicole Minetti, a cui vennero riconosciute le attenuanti generiche.

“Quello imperniato sulle serate ad Arcore e sui rapporti tra giovani donne e Silvio Berlusconi era un sistema prostitutivo, contrassegnato dalla corrispettività della dazione di denaro o altra utilità rispetto alla prestazione sessuale”, scrissero i giudici della Corte d’Appello nelle motivazioni alla sentenza. Ieri la decisione della Cassazione, che di fatto apre la strada a un’ulteriore riduzione della pena nel processo d’Appello-bis, se non addirittura a clamorose assoluzioni.

In mattinata, la Procura della Cassazione rappresentata dal sostituto Ciro Angelilli aveva chiesto una pena più severa per l’ex direttore del Tg4: “La sentenza d’Appello afferma che Fede era il ‘dominus’ nell’organizzazione delle serate di Arcore, è lui che decideva quando una ragazza era troppo invadente e doveva uscire dal giro, era lui che decideva quando fare avvicinare una nuova ragazza a Berlusconi”. Secondo il pg, è “illogico” ritenere che Emilio Fede non sapesse la vera età di Ruby. La Terza sezione penale della Cassazione, presieduta da Claudia Squassoni, ha invece dichiarato inammissibile il ricorso della procura generale milanese.

 

GM