Processo Yara: ecco come i Ros arrivarono a Bossetti

    Fiori sulla tomba di Yara (Youtube)
    Fiori sulla tomba di Yara (Youtube)

    “Indagini classiche”, unite a “una rete di protezione di indagini scientifiche”, portarono a identificare come probabile assassino di Yara Gambirasio il 44enne muratore di Mapello, Massimo Bossetti. Lo ha ribadito ieri in aula, al processo per l’omicidio dell’adolescente di Brembate di Sopra, il tenente colonnello Michele Lorusso, già comandante del Ros di Brescia che si occupò delle indagini. Il militare dell’Arma ha ricostruito tutto il percorso che portò all’individuazione del profilo genetico di ‘Ignoto 1’ e quindi a Bossetti.

    Lorusso ha voluto poi ricordare come il furgone cassonato Daily Iveco, che gli investigatori ritengono fosse di Massimo Bossetti, fu ripreso 6 volte dalle 18 alle 19,51 dalle telecamere di sorveglianza nei pressi della palestra da cui scomparve Yara. Ha anche messo in evidenza tutta l’indagine che portò a sostenere con certezza che tra le migliaia di furgoni di quel tipo quello filmato era proprio appartenente al muratore di Mapello.

    Commozione in aula quando poi Lorusso ha raccontato del ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio a Chignolo d’Isola: “Stringeva in pugno dell’erba ancora radicata a terra”. Quindi sul fermo di Bossetti, nel giugno dell’anno scorso, il comandante dei Ros ricorda: “Il nostro personale in borghese ha finto di cercare un extracomunitario vestito di nero, ma l’imputato ha capito e ha cercato di fuggire”. La difesa di Bossetti, su questo particolare, prova a obiettare: “Il colonnello non c’era”. Lorusso spiega però di riferire quanto a verbale.

    GM