Stephen Hawking: “Il futuro è nello spazio. UFO e I.A. i possibili nemici dell’umanità”

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Lo scienziato Stephen Hawking (Ian Gavan/Getty Images)

In visita a Tenerife (Spagna) per la presentazione della terza edizione di Starmus, festival annuale della scienza che nel 2016 riunirà oltre 10 premi Nobel, l’astrofisico Stephen Hawking ha rilasciato una intervista a El Paìs, con riflessioni inquietanti sul futuro del nostro pianeta. Tra invasioni extraterresti, viaggi nello spazio, e intelligenze artificiali, Hawking ha riproposto  molti a lui cari ma anche degni dei più famosi film catastrofici. Fa pensare a ‘Indipendence Day’ la dichiarazione sulle forme di vista extraterreste: “Se gli alieni ci visitassero, il risultato sarebbe simile a quello che è successo quando Colombo sbarcò in America: i nativi non se la cavarono bene. Alieni avanzati potrebbero diventare nomadi e cercare di conquistare e colonizzare tutti i pianeti alla loro portata. Per me la vita extraterreste è un’ipotesi assolutamente razionale; la vera sfida è immaginare l’aspetto degli alieni”. Su questo tema, in passato, il fisico aveva ‘messo in guardia’ dal mandare messaggi nello spazio per evitare di farci conoscere da eventuali forme di vita extraterrestre, soprattutto non conoscendone la natura, benigna o maligna. Strizzano invece l’occhio a ‘Interstellar’ le dichiarazioni sulla colonizzazione dello spazio: “La sopravvivenza della razza umana dipenderà dalla sua capacità di trovare nuove case altrove, nell’universo, perché il rischio che un disastro distrugga la Terra è in aumento. Quindi, vorrei stimolare l’interesse generale nel volo spaziale”. Hawking ha da tempo espresso il suo desiderio di volare nello spazio, realizzato solo sul piccolo schermo quando recitò nel ruolo di se stesso in un episodio di Star Trek Next Generation (di seguito il video del suo simpatico cameo). La sua opinione sull’intelligenza artificiale, infine, sembra un monito a evitare futuri alla ‘Terminator’: “I computer supereranno l’intelligenza umana nei prossimi cento anni. Dobbiamo fare in modo che, quando accadrà, i nostri obiettivi coincidano con i loro”. Infine il fisico, al quale nel 1963 fu diagnosticata la SLA, ha lanciato un messaggio a chi ha una disabilità come lui: “Concentratevi sulle cose che la disabilità non impedisce di fare bene, e non piangete per quello che non potete fare”.

L. B.