Bergamo, il “serial killer dei gatti” sarà processato

Bergamo, il “Serial killer dei gatti” andrà a processo.

E’ stato rinviato a giudizio il 40enne accusato di uccisione e maltrattamento di animali. I fatti risalgono al 2014 quando l’uomo, originario di Trescore Balneario in provincia di Bergamo, cominciò a cercare tramite annunci Internet chi gli affidasse dei felini.  Contattava i proprietari e spesso riusciva a conquistare la loro fiducia.  Dopo  portava gli animali nella sua abitazione dove li seviziava fino alla morte. Quando i proprietari chiedevano come stavano i mici, l’uomo  mandava foto raccapriccianti dei gatti morti o in agonia.  Le donne che gli avevano affidato il gatto diventavano  da quel momento vittime di un vero e proprio stalking, perpetrato con foto terribili di violenza verso le povere bestiole.  Contro l’uomo, presto noto come il   serial killer dei gatti furono presentate delle denunce.  La prima, il 30 giugno, fece scattare indagini e  pedinamenti che portarono ad accertare almeno quattro casi di sevizie. Furono allertate le persone che avevano messo inserzioni per cedere i gatti. Molte di loro erano  state già contattate dall’uomo ma – fortunatamente – non si erano fidate del suo modo di fare. Il Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali risalì al suo appartamento: ottenuto il nulla osta della Procura si procedette alla perquisizione.

Il luogo era in stato di degrado con tracce di sangue su mobili, pavimento e letto e soprattutto lacci vari, cinture di accappatoio  e coltelli. Lo scenario, raccapricciante, fece subito ipotizzare che lì avvenivano le sevizie.  Alcune  foto inviate alle inserzioniste risultarono essere state scattate in casa. L’uomo fu subito denunciato per maltrattamento e uccisione di animali. Risulta in ogni caso estremamente difficile tracciare un bilancio preciso del numero di animali uccisi; se per cinque gatti c’è stata la certezza della loro terribile fine, per molti altri casi non si è riusciti ad arrivare ad una prova che potesse sostenere l’accusa.  L’udienza,  fissata per l’11 novembre, vedrà come parte civile L’Ente nazionale protezione animali. L’Associazione ha dichiarato: “Qui si va ben oltre l’intolleranza o la rabbia verso gli animali: c’è un vero e proprio disegno preparato in maniera conscia, per questo ci opporremmo a qualsiasi ipotesi di infermità mentale”. Carla Rocchi presidente nazionale dell’Enpa ha chiesto che per lui ci sia “una condanna al massimo della pena con tutte le aggravanti del caso,. Chiunque abbia compiuto gesti così efferati rappresenta un pericolo per gli animali e per le persone e va assolutamente messo nella condizione di non nuocere più”.

B.R.