Volkswagen blocca le vendite in Italia e richiama migliaia di auto

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(FRANCOIS NASCIMBENI/AFP/Getty Images)

Come era prevedibile la crisi della Volkswagen legata allo scandalo delle emissioni truccate non poteva non avere ripercussioni mondiali. I primi effetti, in attesa di quelli macroeconomici sul lungo termine, sono anche per il nostro Paese lo stop alle vendite delle auto incriminate. La casa di Wolfsburg ha inviato una lettera a tutti i concessionari (compresi anche Audi, Seat, Skoda e Veicoli commerciali) comunicando il blocco delle vendite di circa 40mila vetture. Una decisione clamorosa perché implicitamente conferma che il software truffaldino sia stato installato non solo sulle auto inizialmente citate, ma molto probabilmente su tutti i modelli. Si tratta di un ulteriore allargamento dello scandalo che ha già distrutto l’immagine e la reputazione del marchio, ma che sta piuttosto rapidamente minando l’azienda tedesca anche dal punto di vista economico. A parte il prevedibile futuro calo di vendite per mancanza di fiducia da parte dei consumatori, basti pensare a cosa voglia dire il blocco di 40mila veicoli (e parliamo solo dell’Italia), le revisione dei motori di tutte le auto incriminate. Insomma si tratta di qualcosa di davvero mastodontico le cui ripercussioni le possiamo notare per esempio giornalmente in Borsa dove il titolo continua a perdere valore.

Intanto, rimanendo sempre nel nostro Paese, c’è in corso un’inchiesta da parte della Procura di Torino in collaborazione con i Nas. Si tratte di un’indagine esplorativa che abbraccia numerosi possibili reati tra i quali la frode in commercio. E se ogni nazione nella quale la Volkswagen vende le proprie auto facesse causa contro l’azienda? Il risultato sarebbe talmente devastante che risulta anche difficile immaginare gli scenari possibili.

A livello europeo invece si sta tentando di chiarire chi sapesse cosa e quali siano le varie responsabilità (fermo restando ovviamente quelle dei dirigenti Volkswagen). In attesa di capire se il cancelliere tedesco Angela Merkel fosse a conoscenza di qualcosa, così come sostenuto dal tedesco Die Welt, il Financial Times ha sostenuto ieri che l’Unione Europea sapesse già tutto e non avesse fatto nulla per fermare la procedura né per denunciare la truffa. La Commissione per orasi è difesa sottolineando che è compito dei singoli Stati verificare l’eventuale presenza di software nel motore, ma siamo sicuri che nonostante queste dichiarazioni la vicenda non finisca qui.

F.B.