La Merkel trema: “La Volkswagen può rovinarci”

Merkel Volkswagen
(ALAIN JOCARD/AFP/Getty Images)

Le ripercussioni sull’economia tedesca della vicenda delle emissioni truccate Volkswagen sono ancora tutte da decifrare e da comprendere, ma il rischio che siano molto pesanti è tangibile. L’ultimo in ordine di tempo a lanciare l’allarme è il viceministro dell’Economia Jens Spahn: “L’industria automobilistica è fondamentale per l’economia della Germania e lo scandalo scatenato dai test truccati di Volkswagen può avere un grosso impatto, e ciò dovrebbe preoccuparci”.

L’avvertimento arriva proprio nelle ore in cui lo scandalo continua ad allargarsi e arriva a coinvolgere anche altri marchi del gruppo come Skoda e Audi (rispettivamente con 2,1  e 1,2 milioni di veicoli coinvolti). Al di là delle sensazioni e delle opinioni personali ci sono dei numeri che parlano chiaro e che riportano la gravità della situazione e il potenziale distruttivo che questa vicenda ha. In ballo ci sono circa 3 punti di Pil, anche perché l’automotive è la colonna portante dell’industria manifatturiera tedesca. Basti pensare che il giro d’affari, compreso l’indotto, supera i 300 miliardi e ogni anno da Berlino vengono prodotte circa 5,5 milioni di veicoli, il 77% dei quali finisce su mercati stranieri.

A proposito dei mercati stranieri le parole del viceministro dell’economia sanno anche di avvertimento a tutti quei Paesi che stanno pensando a cause nei confronti dell’azienda di Wolfsburg. Come dire: “Se ci fate andare a fondo verrete giù con noi”. Secondo Gabriele Roghi di Invest Banca, intervenuto sulle colonne de Il Giornale, “la preoccupazione tedesca è legittima” anche se secondo Roghi “se ci sarà un impatto dal caso Volkswagen sui fondamentali, non sarà prima del 2016, e sarà tutto da verificare”. L’esperto poi aggiunge: “Piuttosto, credo che l’esecutivo voglia nascondere dietro il dieselgate le reali ragioni delle proprie preoccupazioni: ovvero un’Europa a trazione tedesca che non riparte e resta in crisi. C’è un eccesso d’offerta e di produttività che non può essere assorbita perché i redditi non sostengono i consumi e non ci sono politiche di sviluppo. Questo ha già da tempo innescato un rallentamento dell’economia in cui noi però riconosciamo solo le concause esogene che si innescano in un tessuto economico già fragile, da ultime la crisi cinese o lo scandalo delle auto truccate”.

F.B.

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