Giallo di Pordenone: il militare si difende, ma viene smentito

Trifone e Teresa (foto dal web)
Trifone e Teresa (foto dal web)

Giosué Ruotolo, il militare 26enne indagato per il duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, avvenuto a metà marzo scorso a Pordenone, si continua a proclamare innocente e – mentre proseguono gli accertamenti delle forze dell’ordine su pc, telefoni e altri supporti tecnologici di sua proprietà – arriva a sostenere: “Teresa Costanzo la conoscevo di vista, qualche volta venne in appartamento. Trifone, dopo che aveva lasciato via Colombo, lo vedevo in caserma. Ognuno ha la sua vita”.

Parole che – secondo quanto riportato da ‘Il Messaggero Veneto’ – vengono smentite dal padre del giovane ucciso, Francesco Ragone, che sostiene invece come Teresa, Trifone e Giosuè “si frequentavano, anche dopo il trasloco. Non so con quale frequenza, ma credo spesso. In alcuni locali di Pordenone li conoscevano bene, tutti e tre. Vi passavano un po’ di tempo, per una pizza o un aperitivo”. Ragone padre fa anche i nomi di alcuni locali, tra i quali l’osteria La Parada in via Molinari, la cui titolare Julia Elena Berroa.

Proprio da lei arriva la seconda smentita alle parole di Ruotolo: “A volte venivano loro tre, a volte con altri amici. Di solito arrivavano dopo le 20, finito l’allenamento, e sedevano sul divanetto nel giardino esterno”. La donna definisce poi il militare indagato “una faccia d’angelo” e rileva: “Non me lo riuscirei ad immaginare mentre punta una pistola contro due amici. No, mi sembra impossibile. E spero che sia impossibile”. La convinzione degli inquirenti, invece, va proprio nella direzione opposta.

GM