Tornano a “vivere” gli abitanti morti nell’eruzione di Pompei

I calchi di Pompei (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)
I calchi di Pompei (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)

Un’operazione scientifica “mai tentata prima al mondo”, così Massimo Osanna, soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia, definisce la Tac a cui sono stati sottoposti i calchi dei resti dei pompeiani morti nell’eruzione del 79 d.C., aggiungendo: “Perché la conoscenza, come la tutela, sono alla base della valorizzazione e del Grande progetto Pompei con il quale abbiamo potuto restaurare gli 86 calchi di Pompei e studiarli come mai accaduto prima d’ora”.

Il macchinario per la Tac, modello Philips, è stato montato in una baracca provvisoria a ridosso delle mura dell’antica Pompei e i resti degli abitanti sono stati sottoposti a una moderna Tac a 16 strati modello MX16, con un potente tubo che genera radiazioni per scansioni a tutto corpo in soli 100 secondi. Si tratta dello stesso potente mezzo utilizzato per i pazienti con protesi: in questo modo si sono evitate interferenze con le componenti metalliche inserite nei calchi a fine Ottocento.

Le scansioni hanno consentito la ricostruzione in 3D degli scheletri inglobati all’interno dei calchi in gesso e delle arcate dentarie; si è così scoperto che i pompieani avevano denti sanissimi – ha spiegato l’odontoiatra specialista Elisa Vanacore – grazie all’alimentazione vegetariana prevalente e alla quasi totale assenza di zuccheri. Si tratta del primo caso di esame su resti ossei di età romana realizzati in situ e nelle scorse ore il macchinario è stato portato via.

Alle Tac, che hanno rivelato particolari finora inediti delle vite dei pompeiani, hanno collaborato il responsabile della radioprotezione, il medico radiologo Giovanni Babino, il referente di Philips spa Healtacare, Roberto Canigliula, il responsabile dei cantiere dei calchi e del laboratorio di restauro della soprintendenza, Stefano Vanacore, l’impresa specializzata in trasporti particolari Atramentum e l’antropologa Estelle Lazer.

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GM