Attenti alla mosca tse-tse, trasmette una pericolosa malattia

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(foto Pixabay)

La mosca tse-tse trasmette malattie a esseri umani e animali. In particolare la tripanosomiasi umana africana, conosciuta come malattia del sonno. In Africa sono a rischio 70 milioni di persone. La tripanosomiasi è una delle malattie trascurate da chi investe in ricerca, e dal 2013 è stata inserita fra gli obiettivi da combattere in maniera più decisiva. La mosca tse-tse fa da vettore della grave malattia infettiva: questa scoperta è un tassello essenziale per raggiungere l’obiettivo della campagna dell’Oms sulle malattie da eradicare. Un team composto da 146 scienziati provenienti da 78 istituti di ricerca di 18 Paesi, ha analizzato il genoma della mosca tse-tse e i suoi 12mila geni. Il progetto, che ha richiesto dieci anni per essere completato, fornirà ora alla comunità scientifica informazioni chiave a libero accesso, e gratuite, che accelereranno lo sviluppo di nuove strategie di controllo delle malattie “orfane” o dimenticate, quasi tutte confinate nell’Africa sub-sahariana, la più povera.

La causa è un batterio, il wolbachia. In prevalenza colpisce gli animali, ma può colpire anche l’uomo sempre attraverso la puntura della mosca vettore. Conoscere il genoma permetterà ai laboratori di tutto il mondo di capire anche i meccanismi di questa trasmissione trasversale. Negli esseri umani solo la puntura delle mosche tse-tse è in grado di innescare la malattia del sonno. Non esiste vaccino per animali o esseri umani, perché il batterio parassita è in grado di eludere il sistema immunitario dei mammiferi.

I ricercatori, nella persona di Kostas Bourtzis, specialista del laboratorio di biologia molecolare della Fao (Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con sede a Roma), credono che bisogna: «Decodificare il Dna della mosca tse-tse è un’importante scoperta scientifica che apre la strada a un controllo più efficace della tripanosomiasi. Una buona notizia per milioni di pastori e agricoltori dell’Africa sub-sahariana».
Adesso bisogna sperare che la ricerca continui a lavorare per debellare questa pericolosa e silente malattia.

GR