“Aiuto, mio figlio è caduto dal seggiolino!”. Poi salta fuori la tremenda verità…

(Websource / Metro.co.uk)

Un violento colpo alla testa. Così, nel giro di pochi secondi, Nicola Brown si è resa colpevole del più atroce  dei reati che una madre possa compiere: l’uccisione del proprio figlio. La donna, 43 anni, è stata condannata quest’oggi all’ergastolo (pena minima 14 anni e mezzo di reclusione). Il piccolo Jake Young aveva solo 19 giorno quando è finito vittima della sua furia. Quel gesto efferato di violenza che ha posto fine alla sua vita, però, non è stato che l’ultimo di una lunga serie di abusi e maltrattamenti messi in atto dalla donna nei suoi confronti. Resta da capire il perché di un comportamento tanto brutale e spietato.

Il “fattaccio” risale a due anni fa. La donna – come poi si è appurato nel corso del processo – ha colpito il bimbo con “notevole forza” servendosi di un oggetto contundente. La vittima, come accennato, era già stata oggetto di orribili violenze: sul suo corpo sono stati riscontrati ematomi, fratture ossee (di cui 17 alle costole), ferite agli occhi, oltre a un’emorragia cerebrale bilaterale. Ma il rapporto stilato dalla Polizia è, almeno per il momento, inaccessibile al pubblico. Si sa solo che, dopo averlo massacrato con le sue mani, quel maledetto 19 dicembre 2014, Brown ha chiamato un’ambulanza sostenendo che Jake “non si sentiva molto bene”, aggiungendo che “il giorno prima era caduto dal seggiolino”. Nel ricordare tutto ciò davanti ai magistrati, la donna, di Portsmouth, nella contesa inglese dell’Hampshire, sarebbe scoppiata in lacrime. Lei si è dichiarata fino all’ultimo innocente, ma evidentemente non è bastato a convincere la giuria della Winchester Crown Court.

(Websource / Metro.co.uk)

EDS