Ti alzi di notte per fare pipì? Forse hai questo “problema”…

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Un adulto over 30 su tre si alza di notte per fare la pipì (e l’incidenza sale a oltre due terzi tra gli over 65). Un comportamento che a molti di noi può sembrare assolutamente “normale”. Non tutti sanno, però, che la “nicturia” (questo il termine tecnico) può essere un sintomo di patologie killer. La nicturia è generalmente legata all’iperplasia prostatica, un disturbo che comporta un aumento delle dimensioni della prostata e la parziale ostruzione dell’uretra, per cui non si riesce mai a svuotare completamente la vescica: di qui lo stimolo ad andare al bagno più volte. Nel caso delle donne, invece, le ragioni sono molto diverse, e quasi sempre associate a determinate (fortunatamente non gravi) malattie. L’importante è tenere d’occhio i sintomi e, soprattutto, essere consapevoli che svegliarsi più di due volte per notte per andare in bagno non è un’abitudine “normale”. Tra le cause principali di questa disfunzione dell’apparato urinario vale la pena di citare l’insonnia, la “vescica iperattiva”, la cistite, l’assunzione di determinati farmaci e il diabete.

Le visite notturne al bagno per urinare, tra l’altro, rendono meno produttivi di giorno sul lavoro rispetto a chi dorme facendo tutta una tirata. Il calo è stimabile in un -24% di efficienza e produttività. E’ quanto emerge da uno studio presentato al convegno dell’Associazione europea di urologia. I ricercatori Nella ricerca hanno chiesto a 385 uomini e 261 donne di rispondere a domande sulla loro produttività al lavoro e l’indebolimento della loro attività, valutando l’impatto dei problemi di salute sulla loro capacità di lavorare e svolgere i loro normali compiti. La nicturia è piu’ frequente nelle donne incinte e negli anziani, ed à collegata a un calo del rendimento sul lavoro, più di quanto accade con l’asma e la broncopneumopatia ostruttiva cronica. ”Questi dati mostrano – spiega Philip Van Kerrebroeck, uno dei ricercatori – che la nicturia influisce negativamente sia sul sonno che sulle attività diurne. Il suo impatto sul lavoro è in linea con quello di molte altre malattie croniche”.

EDS