“Non avrei mai pensato di seppellire mio figlio”: una testimonianza straziante

(Websource / Mirror)

Un ricordo bellissimo e straziante, quello delle “ultime ore trascorse in compagnia del mio splendido bambino”, che “resterà per sempre impresso nel mio cuore”. E, insieme, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E’ la testimonianza che Denise Fergus, 49 anni, madre del piccolo James Bulger, offre nel suo libro autobiografico, I let him go (“Lo lascio andare”). In quelle pagine intime e toccanti la donna racconta “l’incubo iniziato dopo il rapimento di mio figlio”, e rivive “la speranza che fosse ancora vivo”. Una speranza, purtroppo vana, alimentata dal fatto che anche i rapitori erano dei ragazzini. Mille volte questa mamma lacerata dal dolore ha rivisto il filmato del rapimento, ripreso da alcune telecamere a circuito chiuso, per tener vivo quel “presentimento”. Solo due giorni dopo la sua scomparsa, però, il cadavero del piccolo fu ritrovato lungo i binari di una ferrovia.

“Nessun genitore dovrebbero sopravvivere al proprio figlio e dirgli addio. E’ un dolore inimmaginabile. Ma le ultime ore e gli ultimi minuti trascorsi col mio caro James rimarranno per sempre impressi nella mia mente”, racconta la donna, a quasi venticinque anni dal tragico evento. “Ero piena di speranza e disogni per James – rivela – e non avrei immaginato di doverlo seppellire”. Il dramma, come abbiamo già ricordato qualche tempo fa, si era consumato nel 1993: il bambino era stato rapito all’interno di un supermercato, torturato e ucciso da ragazzi di dieci anni, prima di essere scaricato su rotaie. E i due giovanissimi killer furono ripresi dalle telecamere a circuito chiuso dell’esercizio commerciale, il New Strand Shopping Centre. Proprio per tutta questa serie di particolari, quello della morte di James Bulger divenne uno dei casi di omicidio più eclatanti che la storia recente del Regno Unito ricordi.

I due rapitori sono stati incarcerati, ma sono tornati in libertà. In una straziante intervista rilasciata di recente a Canale 5, Denise e il marito Stuart hanno rivelato che si sentono vittime di stalkeraggio online. E, a conferma dei lori timori, qualche mese fa Chloe Cowan è stato condannato a tre anni per l’invio di minacce online a Denise. Anche per questo i proventi delle vendite del libro, che uscirà il prossimo gennaio, saranno in parte devoluti al James Bulger Memorial Trust, fondato da Denise per sostenere le giovani vittime di violenze e bullismo.

EDS