Stati Uniti: guardie causano la morte di un carcerato ma non vengono incriminate – PHOTOGALLERY

(Websource / metro.co.uk)

Quattro guardie carcerarie, responsabili di maltrattamenti e della morte di un prigioniero negli Stati Uniti, non dovranno pagare nessuna conseguenza. I quattro secondini avrebbero lasciato per due ore l’uomo, schizofrenico, in una doccia della prigione con l’acqua alla temperatura li 82 gradi, causandone la morte. Darren Rainey, 50 anni, stava scontando una pena per possesso di cocaina nel 2012 ed è morto a causa dei soprusi il 23 giugno dello stesso anno al Dade Correctional Institution di Miami, Florida. Rainey è stato tenuto sotto la doccia dagli ufficiali John Fan Fan, Cornelius Thompson, Ronald Clarke ed Edwina Williams, nonostante abbia più volte urlato: “Vi prego toglietemi da qui, non ce la faccio più!” e abbia cercato più volte di buttare giù la porta della doccia a calci. Le sue suppliche sono state ignorate dagli agenti, che anzi lo hanno umiliato urlandogli “E’ abbastanza calda?”, come riportato dal Miami New Times.

Una morte atroce

Quando hanno finalmente deciso di porre fine al supplizio, Rainey è stato trovato morto sul pavimento con ustioni sul 90% del corpo. Un’infermiera successivamente ha dichiarato che la temperatura del suo corpo era troppo alta per essere misurata con un normale termometro. Nonostante l’evidenza dell’accaduto, il procuratore incaricato di seguire il caso, Katherine Fernandez Rundle, ha annunciato lo scorso venerdì che le quattro guardie non saranno incriminate. Un rapporto redatto dall’ufficio del procuratore dichiara che la doccia non fosse “Nè pericolosa nè non sicura” e che “Le prove non dimostrano che la salute di Rainey sia stata grossolanamente trascurata dal personale penitenziario”. Il documento di 72 pagine aggiunge inoltre che stando all’autopsia il corpo senza vita non sarebbe stato ritrovato con delle ustioni.

Nessuna conseguenza

Pur confermando la presenza di “zone rosse” citata dall’infermiera e che la sua pelle si staccava dal corpo, il rapporto asserisce che questo può essere causato dalla decomposizione piuttosto che dalle ustioni. In sostanza, la Rundle non pensa che ci siano abbastanza prove per incriminare i poliziotti nonostante l’uomo sia morto e numerosi testimoni abbiano affermato di aver visto le ustioni. Un giornalista investigativo del Miami Herald ha affermato che l’utilizzo dell’acqua bollente per “punire” detenuti che non rispettano le regole è una pratica comune, mentre il New York Magazine, che ha trattato in maniera dettagliata il caso Rainey, ha riportato degli abusi subiti da un informatore interno per aver raccontato dei soprusi all’interno dell’istituto. L’intero caso è divenuto ancora più complicato a causa delle pressioni ricevute dalla famiglia di Rainey per far cremare in fretta il corpo dell’uomo e che quindi, se anche ci fossero ulteriori prove, non esisterebbero più. Il rapporto del procuratore Rundle conclude affermando che “I fatti e le prove in questo caso non soddisfano i requisiti necessari per qualsiasi tipo di incriminazione”.

C.C.

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