Ragazza uccisa dall’ex fidanzato, dopo una multa per le inutili denunce di stalking

ragazza uccisa dall'ex fidanzato
Shana Grice, 19, trovata morta in seguito a varie denunce di stalking che la polizia ha ignorato (websource)

Una ragazza di 19 anni è stata trovata morta, mesi dopo esser stata multata per aver fatto “perdere tempo” alla polizia con denunce di stalking all’ex ragazzo. Il corpo di Shana Grice, 19, è stato trovato nella sua camera da letto a Portslade, in Inghilterra, in seguito ad un’aggressione. L’ex ragazzo di Shana, Michael Lane, 27, affronterà il processo per l’omicidio, nonostante affermi di non essere colpevole. Lane, a quanto pare, è diventato “ossessionato” dalla ragazza dopo che lei è tornata con il suo ex ragazzo, Ashley Cooke. La vittima, lo scorso febbraio, aveva informato la polizia dello stalking che subiva da Lane: lo trovava in casa sua senza averlo fatto entrare, le lasciava fiori indesiderati e ha scritto un biglietto in cui si leggeva “Shona ti tradirà sempre” sulla macchina di Cooke. Un mese dopo, la ragazza ha denunciato che Lane l’aveva aggredita. Lui ha negato, mostrando messaggi che suggerivano che la ragazza volesse tornare a stare insieme a lui. La ragazza è stata poi accusata di “aver fatto perdere tempo alla polizia con le sue false testimonianze”, con tanto di multa, perché aveva omesso di dire che era nel mezzo di un “tira e molla” con Lane. A luglio, lo scorso anno, Lane ha rubato le chiavi di casa della vittima ed è entrato per guardarla mentre dormiva. Il presunto assassino, in seguito a questo episodio, era stato avvertito di stare lontano dalla ragazza. Le lamentele di Shana riguardo gli inseguimenti e le chiamate in cui sentiva dei respiri profondi, sono stati classificati dalla polizia come “a basso rischio”. Lane ha detto in Tribunale di aver fatto sesso con la ragazza due notti prima che morisse e che sarebbe rimasto scioccato quando l’ha trovata in casa in quello stato. “Era accasciata vicino al letto, non si muoveva, ho visto il sangue sul letto e sul pavimento”, afferma il sospettato. “Indossava la vestaglia, sembrava morta. Non sapevo cosa fare”. Il ragazzo ha dichiarato in Tribunale di aver avuto un attacco di panico e di essere scappato, senza chiamare la polizia, né tantomeno avvisando la famiglia della vittima. Ha ammesso di aver nascosto le sue scarpe, macchiate di sangue, dopo aver sentito le sirene della polizia e di aver mentito durante l’interrogatorio. Si dichiara però innocente. Si aspetta ora il verdetto del giudice.

Lavinia C.