Uccisa dal “principe azzurro” che voleva fare sesso tre volte al giorno

(Websource / Sun)

Uccisa da colui che considerava il suo “principe azzurro”. Così, nell’ormai lontano 2014, è morta Tracy Walters. A sostenerlo è sua sorella, Lorraine Smart, che – ancora profondamente scossa e addolorata dalla sua scomparsa – spiega come il marito di Tracy, un uomo “violento e ossessionato dal sesso”, si sia volutamente schiantato con la sua macchina contro un albero mentre viaggiava sull’autostrada M1 a 130 km/h. Ian Walters, ex esaminatore di guida e tesoriere parrocchiale, avrebbe compiuto il folle gesto dopo un’accesa lite con sua moglie. L’uomo, 51 anni, è sopravvissuto all'”incidente” e nel maggio 2015 è stato processato per l’assassinio di Tracy, che all’epoca aveva 48 anni, e condannato a 17 anni di carcere.

In un nuovo documentario dal titolo Britain’s Darkest Taboos (“I tabù più oscuri della Gran Bretagna”), Lorraine racconta che la sua famiglia nel 2011 era stata contenta di aver fatto la conoscenza di Ian: Tracy, già reduce da un divorzio, meritava un uomo che la rendesse finalmente felice. I due si erano sposati nel 2012 e tutto sembrava andare per il meglio. Ma l’idillio è durato poco. E la casa di Tracy, a Swindon (Inghilterra), nella quale lui si era trasferito, è diventata nel giro di qualche mese un inferno. Ian si era rivelato come un uomo geloso, immaturo e possessivo. “Voleva fare sesso tre volte al giorno – dice Lorraine – e se non ci riusciva si arrabbiava”. Nel Natale 2013 Tracy le ha confessato che il marito l’aveva “presa a calci nello stomaco”. “Ho provato a impedirle di tornare da lui – confida Lorraine – ma non c’è stato verso”.

Un uomo a due facce
Nel marzo 2014 Ian ha colpito sua moglie dopo che si era rifiutata di fare sesso con lui, spingendola contro una lavatrice e provoncandole lividi e feriti. Allora Tracy ha chiamato la Polizia, ma alla fine si era decisa a dargli un’ultima chance, e aveva accettato la proposta di una vacanza nello Yorkshire come occasione per una “scelta definitiva”. Il 21 marzo ha scritto alla sorella via sms che “l’ha fatto ancora”: dopo l’ennesima lite era stata nuovamente picchiata. Allora Tracy aveva capito che l’unica soluzione era il divorzio: lo avrebbe chiesto non appena sarebbe tornata a casa. Ma durante il viaggio di ritorno, appena fuori da Leicester, sull’M1, la macchina di Ian è andata inspiegabilmente fuori strada.

Tracy è stata estratta dalle lamiere ed è stata per due giorni in coma in ospedale. Alla fine sono stati i suoi familiari a decidere di staccare la spina, per non vederla più soffrire in quel modo. Nel maggio 2015 Ian ha negato di aver ucciso sua moglie, sostenendo di “non ricordare nulla” dell’incidente, ma al termine di un processo durato cinque settimane è stato condannato a 17 anni di carcere. Le sofferenze che ha inflitto alla famiglia di sua moglie, però, non sono terminate lì: si è avvalso dei suoi diritti di coniuge per chiedere la cremazione di Tracy e, anche dopo la condanna, si è rifiutato di consegnare le sue ceneri. Nel marzo 2016 Lorraine ha vinto una battaglia legale volta a impedire quell’ennesimo “sopruso”, e ora si sta impegnando per cambiare la legge che tutela i diritti del coniuge in caso di omicidio. “Lo faccio per Tracy”, dice la sorella. “Mi chiedo sempre se avessi potuto adoperarmi per impedire che tutto questo avvenisse. La sua perdita ha lasciato un vuoto enorme nella nostra vita”, conclude.

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EDS