15enne salvata dal Blue Whale: il racconto shock della madre

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Il “Blue Whale”, il tanto chiacchierato gioco del suicidio che da un pò di tempo impazza tra gli adolescenti di tutto il mondo, sta prendendo piede anche in Italia. E’ notizia di oggi infatti la denuncia alle forze dell’ordine di una 15enne di Fiumicino, che ha segnalato la partecipazione di un’amica all’assurda moda del momento. La ragazzina ha spiegato il motivo per cui ha deciso di dare l’allarme: “Mi ha scritto ‘Mi sto tagliando, non sai che male che fa!’. Non avete molto tempo. Dovete intervenire subito perché fra poche ore si ucciderà come una delle tante vittime della Balena Blu. E mi ha anche detto che le dispiaceva essere arrivata solo a metà percorso ma che non sopportava più di vivere. E che il gioco lo avrebbe terminato suicidandosi sui binari del treno”. Il riferimento ad una delle prime vittime del “Blue Whale” non è casuale: la giovane voleva infatti emulare le gesta di una delle prime ragazzine morte al termine del macabro gioco, la quale dopo aver trascorso cinquanta giorni a superare le cosiddette “prove”, aveva infine ricevuto l’ordine di porre fine alla sua vita facendosi tranciare la testa da un treno in corsa. La madre della ragazza coinvolta nel gioco, che secondo alcuni trae origine dal mondo delle sette demoniache, ha raccontato l’accaduto ad Adkronos: “Il telefono ha squillato all’alba. Ho risposto col cuore in gola perché ho pensato fosse successo qualcosa. Era un poliziotto che mi informava che mia figlia era coinvolta in quello che chiamano ‘gioco della Blue Whale’ e che rispondeva alle sollecitazioni di un estraneo che, di giorno in giorno, le ordinava le regole della sfida”.

Questa è follia

La donna lancia l’allarme: “Quello che è accaduto a mia figlia può accadere a chiunque. Mentre aspettavo che la polizia arrivasse a sequestrare il telefonino e il computer di mia figlia, senza essere vista ho preso il suo cellulare per accertarmi che quanto mi avevano appena raccontato fosse vero”.  La donna ha spiegato di essere rimasta scioccata, tanto dalla scoperta di questo tremendo gioco suicida, quanto dall’apparente serenità mostrata dalla figlia e dalle sue 4 amiche che avevano deciso di partecipare al “Blue Whale” con lei: “Non sapevo neanche l’esistenza di questa Balena Blu, che invece è subito apparsa sullo schermo. Insieme a lei anche quattro sue amiche facevano lo stesso gioco e avevano già superato il ventesimo giorno di sfida. Mi ha impressionato come, malgrado si fossero procurate i tagli sulla pelle, tutte e quattro si mostrassero sorridenti. Mi sono ripetuta più volte che Sara aveva paura del dolore e che mai si sarebbe ‘autolesionata’. E invece non era così. Ho dovuto ingoiare un altro boccone amaro perché quando le ho raccontato che sapevo ormai tutto e che sarebbe arrivata la polizia postale a sequestrare le chat, lei è scoppiata a piangere e mi ha fatto vedere un taglio sull’addome. Un taglio puntellato come se si fosse incisa con un oggetto appuntito. Era una delle tappe previste, mi ha poi spiegato”.

Allerta massima tra i genitori

La madre ha aggiunto: “La mia Sara è fragile ed è quindi stata adescata in maniera più violenta. Non mi aveva mai detto nulla perché nel gioco il curatore le ordinava di far finta di niente. Credo che provasse una eccitazione mista a paura e quindi viveva nel silenzio. Così ha passato tre mesi senza uscire di casa. Andava soltanto a scuola dove peraltro è molto brava. Io inizialmente ho pensato dipendesse dai normali conflitti che ci sono in famiglia. Solo con i giorni mi sono accorta che invece Sara diventava triste e cupa”. Della vicenda ha parlato anche Paolo Calicchio, assessore alla scuola del Comune di Fiumicino, che ha ribadito l’impegno istituzionale nella lotta alla diffusione di un gioco tanto assurdo quanto popolare: “Sto cercando di mettere in piedi una macchina di ascolto e supporto che possa salvare i giovani da questa scempiaggine estremamente pericolosa. Stiamo indagando con la polizia sulle storie di cui siamo a conoscenza e cercheremo di intervenire nel modo più incisivo possibile. Da padre, prima che da assessore, chiedo ai genitori di vigilare maggiormente sui loro figli che in questo momento rischiano davvero molto se nessuno li controlla. Perché esistono situazioni, come quelle raccontate in queste incredibili sfide, che il più delle volte non hanno un punto di ritorno. E che stanno portando alla luce un substrato di patologie e malesseri profondi che si annidano nelle giovani generazioni”.

S.L.

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