“Può tornare a casa, è solo un’infezione”: ma il piccolo stava già morendo

(Websource / Sun)

“Mamma, le mie gambe…”. Sono le ultime parole pronunciate dal piccolo Connor Horridge, 6 anni, prima di collassare in preda a un atroce dolore. Il bimbo si lamentava da tempo di quel malessere fisico, ma tutti i medici interpellati l’hanno rimandato a casa, pensando di trattasse di una banale “infezione virale” e prescrivendogli semplicemente del Calpol (un antidolorifico). Purtroppo è stato stroncato da una forma letale di sepsi, lasciando increduli e disperati i suoi genitori e l’intera comunità di Wigan, Greater Manchester (Regno Unito).

Gli unici sintomi accusati da Connor prima che la situazione precipitasse erano un acuto dolore all’orecchio e un generale senso di malessere. Poi le sue condizioni di salute si sono aggravate al punto da richiedere un ricovero in ospedale. Anche in quel caso, però, i medici hanno sottovalutato la gravità della situazione: lo hanno nuovamente dimesso, raccomandando ai genitori di somministrargli ancora del Calpol e assicurando loro che “si sarebbe sentito meglio”. Eppure aveva la febbre altissima. Quattro giorni dopo, come detto, Connor è collassato urlando “mamma, le mie gambe”. Era lo scorso 18 dicembre: la sera stessa il piccolo è morto in ospedale.

Quel pensiero che tormenta i genitori
Date queste e altre “anomalie” nel comportamento dei medici consultati, la vicenda è finita in tribunale. I genitori di Connor, Joanne e Thomas Horridge, sostengono che solo dopo la sua morte l’ospedale abbia effettuato un esame del sangue e si sia accorto che i globuli bianchi erano “alle stelle”. “Era un bambino intelligente e vivace, spiritoso pieno di energia – ha dichiarato il papà in tribunale – . Aveva tutta la vita davanti… Noi temevamo che le sue condizioni stessero peggiorando, ma abbiamo seguito il consiglio dei medici e l’abbiamo riportato a casa. Il pensiero che ci tormenta è che se lo avessero controllato come si doveva, questa vicenda avrebbe potuto avere tutt’altro esito. Un semplice esame del sangue avrebbe potuto salvare la vita di nostro figlio… il nostro piccolo eroe”.

Dal Royal Albert Edward Infirmary di Wigan ammettono che ci sono state delle “opportunità mancate”, ma confermando che nessuno avrebbe potuto prevedere un esito così drammatico, perché l’infezione si è diffusa “con estrema rapidità”. La dottoressa Melanie Newbold, che ha seguito l’autopsia, ha dichiarato che “la sepsi può essere letale, soprattutto quando colpisce un bambino. E’ una malattia aggressiva e non siamo in grado di controllarla, né di prevenirla, a causa della gravità dei suoi sintomi. Nel caso di Connor, tutto ci faceva pensare che fosse un bimbo sano. Nessuno dei virus riscontrati poteva provocarne la morte”. Purtroppo, sarà un giudice a dover stabilire quale sia la verità.

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