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	<title>Direttanews.it &#187; Storia</title>
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	<description>Notizie di Cronaca, Esteri, Politica e Sport</description>
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		<title>La Rai &#8216;chiude&#8217; La Storia siamo noi, cresce l&#8217;indignazione in Rete</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 10:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastroleo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiuderà a fine stagione &#8220;La storia siamo noi&#8221;, una delle trasmissioni più popolari della Rai, con oltre un decennio di longevità e tantissimi apprezzamenti, soprattutto per aver saputo valorizzare la memoria più o meno recente del nostro Paese e non solo, grazie al ricorso alle immagini d&#8217;archivio e alle testimonianze dei protagonisti, oltre che a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_459777" class="wp-caption alignnone" style="width: 485px"><a href="http://www.direttanews.it/2013/05/16/la-rai-chiude-la-storia-siamo-noi-cresce-lindignazione-in-rete/giovanni-minoli/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-459777"><img src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/giovanni-minoli-475x270.jpg" alt="" title="giovanni-minoli" width="475" height="270" class="size-medium wp-image-459777" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Minoli (Screenshot Rai)</p></div><br />
Chiuderà a fine stagione &#8220;La storia siamo noi&#8221;, una delle trasmissioni più popolari della Rai, con oltre un decennio di longevità e tantissimi apprezzamenti, soprattutto per aver saputo valorizzare la memoria più o meno recente del nostro Paese e non solo, grazie al ricorso alle immagini d&#8217;archivio e alle testimonianze dei protagonisti, oltre che a una ricostruzione meticolosa dei fatti. </p>
<p>Il programma nell&#8217;primo ottobre del 2002, divenendo da subito un &#8216;cult&#8217; e un punto di riferimento per gli amanti della storia. La Rai ha deciso di cancellare il programma dal palinsesto del prossimo anno, quindi le puntate già previste fino alla fine di giugno andranno regolarmente in onda, poi andrà in soffitta. Giovanni Minoli, lo storico conduttore della trasmissione e uno dei volti più noti della televisione &#8216;di qualità&#8217; italiana, non ha al momento rilasciato commenti.</p>
<p>Spiegano da Viale Mazzini: &#8220;Si è chiusa l’esperienza della struttura che curava le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il budget previsto è stato speso, quindi l’esperienza è finita. È chiaro, però, che il rapporto della Rai con la cultura e la storia continuerà su Rai Educational grazie alla direttrice Silvia Calandrelli e ai nuovi progetti in cantiere, come l’appuntamento condotto da Paolo Mieli e il programma dedicato alla Prima guerra mondiale, che sarà trasmesso anche in HD. Per quanto riguarda le persone che lavoravano con Minoli, si stanno riposizionando nelle varie strutture dell’azienda. Minoli era già in pensione per raggiunti limiti d’età, gli era stato fatto un contratto per curare gli eventi legati all’Unità d’Italia. Non è escluso che in futuro la sua esperienza non possa portare a nuove collaborazioni come autore&#8221;.</p>
<p>La notizia è stata accolta sui social network da una crescente ondata di indignazione. Tra &#8216;vergogna&#8217; e &#8216;indignazione&#8217;, qualche utente bolla la scelta come &#8216;delitto di stato&#8217;. Uno dei commenti più retwittati è: &#8220;Eliminate un po&#8217; di pacchi, prove di cuochi e canzonette&#8230; Ma salvate La Storia Siamo Noi&#8221;. Polemica infine, sempre su Twitter, Alessandra Mussolini del Pdl: &#8220;La Rai cancella dal palinsesto LaStoriasiamonoi. Pessimo servizio pubblico&#8221;.</p>
<p>Redazione online</p>
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		<title>Aldo Moro. A 35 anni dall&#8217;assassinio, la commemorazione delle istituzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 08:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Degli Innocenti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_456992" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2013/05/09/aldo-moro-a-35-anni-dallassassinio-la-commemorazione-delle-istituzioni/aldo_moro/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-456992"><img src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/aldo_moro.jpg" alt="" title="aldo_moro" width="540" height="449" class="size-full wp-image-456992" /></a><p class="wp-caption-text">Aldo Moro (Getty Images)</p></div>
<p>Era il <strong>9 maggio 1978</strong>, in via Caetani a Roma, viene ritrovato il corpo di <strong>Aldo Moro</strong> nel porta bagagli di una Renault rossa parcheggiata proprio a metà strada tra la sede della Dc e del Pci. Un luogo simbolico con il quale si chiudono 55 giorni di sequestro, iniziati con la strage di via Mario Fani, due mesi prima, il 16 marzo, in cui Moro venne rapito dalla <strong>Brigate Rosse</strong> che sterminarono la sua scorta.<br />
Nel tragitto che Moro percorreva in automobile dalla sua abitazione alla Camera dei Deputati, un commando delle BR intercetta la Fiat 130, all&#8217;incrocio tra via Mario Fani e Via Stresa. Cinque uomini della scorta, <strong>Domenico Ricci</strong>, <strong>Oreste Leonardi</strong>, <strong>Raffaele Iozzino</strong>, <strong>Giulio Rivera</strong>, <strong>Francesco Zizzi</strong> furono uccisi mentre il presidente della Democrazia Cristiana venne sequestrato.<br />
Proprio nel giorno in cui s’insediava il nuovo governo, con alla guida del paese, <strong>Giulio Andreotti</strong>, inizia una lunga agonia della Prima Repubblica: 55 giorni di non trattativa, che divisero il paese.  Una vicenda ambigua, dai lati oscuri, che in parte metterà fine a quel clima di terrore che connotò gli anni Settanta, definiti poi gli “anni di piombo”. Anni in cui l’estremismo di sinistra, condannato dal Pci e da un’ala di Lotta Continua, giunge a un bivio irrecuperabile. I vari nuclei armati che avevano messo sotto assedio il paese con atti violenti, rapine e assassinii si stavano lentamente disgregando, e solo un nucleo, quello delle Brigate Rosse, perpetrava gli ideali rivoluzionari con atti sistemici.</p>
<p>I <strong>funerali di Aldo Moro</strong> si svolsero in forma privata a Torrita Tiberina, paese nella provincia di Roma, sulle sponde del Tevere, di cui era originario Moro, e che custodisce ancora oggi, la sua tomba. Il 10 maggio dopo una funzione celebrata dal parroco locale nella chiesa di S. Tommaso, il corteo con i familiari (che rifiutarono la presenza di politici), amici, collaboratori e la comunità di Torrita percorse le vie del paese nel silenzio.<br />
Ai funerali solenni di Aldo Moro, che furono officiati il 13 maggio 1978 dal cardinale vicario di Roma, <strong>Ugo Poletti</strong>, nella basilica di S. Giovanni in Laterano alla presenza di <strong>Paolo VI </strong>, ci fu l&#8217;assenza sia del corpo di Moro che dei suoi famigliari.</p>
<p>A 35 anni dalla sua morte, si celebra il <strong>Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo e alle stragi di tali matrice</strong>. Data che fu istituita con la legge 56 del 4 maggio 2007, simbolicamente nella ricorrenza dell&#8217;assassinio di Moro.</p>
<p>Dopo, che il presidente della Repubblica, <strong>Giorgio Napolitano</strong>, assieme ai presidenti di Camera e Senato, <strong>Piero Grasso</strong> e <strong>Laura Boldrini</strong> in Via Caetani hanno deposto una corona di fiori sotto alla lapide di Aldo Moro, alle 11h00, a Palazzo Madama, si tiene la cerimonia di commemorazione alla presenza del capo dello stato, <strong>Giorgio Napolitano</strong>. Attese le testimonianze di alcuni familiari di vittime del terrorismo.</p>
<p><em>Redazione</em></p>
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		<title>A Senigallia un convegno internazionale sui viaggiatori nell&#8217;Ottocento</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Sep 2012 11:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Bellegamba</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_374770" class="wp-caption alignleft" style="width: 488px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/09/14/a-senigallia-un-convegno-internazionale-sui-viaggiatori-nellottocento/rotonda_senigallia/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-374770"><img src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/rotonda_senigallia-478x318.jpg" alt="" title="rotonda_senigallia" width="478" height="318" class="size-large wp-image-374770" /></a><p class="wp-caption-text">La Rotonda a Mare di Senigallia </p></div>
<p><strong>CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI</strong> &#8211; <em>“Viaggi e viaggiatori nell’Ottocento. Dalle Marche all’Italia, verso l’Europa e i paesi extra-europei”</em> è il <strong>convegno</strong> internazionale di studi in programma nella città adriatica di <strong>Senigallia</strong>, nelle Marche, <strong>dal 20 al 22 settembre</strong>. L&#8217;Ottocento fu <strong>il secolo dei viaggi</strong>, compiuti da uomini e donne per ragioni professionali, politiche, sentimentali, culturali, turistiche, ideologiche, economiche. Questo convegno si propone di analizzare storicamente la tematica del viaggio, nelle sue molteplici accezioni.</p>
<p>Ideato e organizzato dall&#8217;Associazione di Storia Contemporanea (ASC), di cui è presidente lo storico e docente all&#8217;Università di Macerata Prof. Marco Severini, il convegno si terrà nel prestigioso edificio della <strong>Rotonda a Mare</strong>, con la collaborazione del Comune di Senigallia, il patrocinio del Ministero dei Beni e delle attività culturali, il sostegno, tra gli altri, del Senato della Repubblica, della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa delle Marche e dell&#8217;Università degli Studi di Macerata.</p>
<p>Nei tre giorni di interventi, suddivisi in quattro sessioni, si parlerà delle esperienze dei viaggiatori delle Marche, come <strong>Giacomo Leopardi</strong>, e delle testimonianze rilasciate da personalità di spicco nazionale ed internazionale, come Giuseppe Mazzini, la patriota Cristina Trivulzio di Belgioioso – che Carlo Cattaneo definì “la prima donna d’Italia” – Giuseppe Garibaldi e i garibaldini, sempre in giro per il mondo. Ci sarà spazio inoltre per le spedizioni militari italiane nel Corno d’Africa, i pellegrinaggi dei missionari verso il deserto del Sahara e le sorgenti del Nilo, l’incontro con l’Italia dello scrittore <strong>Henry James</strong>, la carriera itinerante di un affermato giurista come Lodovico Mortara.</p>
<p>Nel complesso si terranno <strong>32 incontri</strong> con altrettanti qualificati relatori, provenienti dai principali istituti di ricerca italiani e dagli atenei di Ancona, Bologna, Camerino, Coimbra (Portogallo), Macerata, Milano, Padova, Perth (Australia), Roma, Rutgers (New Jersey, Usa), Venezia, Urbino. A fine anno saranno pubblicati gli Atti del convegno, di cui verrà fatto omaggio a tutti coloro che avranno partecipato ad almeno due delle quattro sessioni in cui è articolato.</p>
<p>Un evento speciale si terrà la sera di venerdì 21 settembre, con la <strong>lettura della volta celeste</strong>, alle ore 22, a cura dell’Associazione astronomica Aristarco di Samo.</p>
<p><em>“A qualsiasi titolo si sia messo in cammino, il viaggiatore ha da sempre esercitato un’accesa suggestione e una fascinazione arcana su una comunità stanziale e sedentaria. Egli ha incarnato sin dai primordi l’essenza mitica della civiltà occidentale, in quanto individuo impegnato nel viaggio iniziatico e nella sfida all’ignoto”</em> (Attilio Brilli).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Redazione</em></p>
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		<title>Bulgaria: le ossa ritrovate a Sveti Ivan potrebbero appartenere a San Giovanni Battista</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 07:19:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_347278" class="wp-caption aligncenter" style="width: 407px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/06/15/bulgaria-le-ossa-ritrovate-a-sveti-ivan-potrebbero-appartenere-a-san-giovanni-battista/400px-michelangelo_caravaggio_021/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-347278"><img class="size-medium wp-image-347278" title="400px-Michelangelo_Caravaggio_021" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/400px-Michelangelo_Caravaggio_021-397x270.jpg" alt="" width="397" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">La Decollazione di S.Giovanni Battista, Caravaggio (1608)</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>BULGARIA</strong> &#8211; I ricercatori dell&#8217;università di Oxford ipotizzano che le ossa ritrovate nel 2010, nel sottosuolo di una chiesa bulgara a Sveti Ivan, potrebbero appartenere a San Giovanni Battista, in base a una nuova datazione al carbonio 14. La falange di una mano sottoposta ad esame risale al I secolo, proprio l&#8217;epoca in cui visse il Santo, ma ciò non basta per autenticare la reliquia. E forse mai nessuna ricerca potrà confermare l&#8217;ipotesi.</p>
<p>Fatto sta che accanto al sarcofago gli archeologi bulgari trovarono anche una piccola cassetta di tufo con iscrizioni in greco antico che menzionano esplicitamente Giovanni Battista e la sua festa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Redazione</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Superstizione o razionalità? Le origini di sabba, magia e malocchio</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D'Agostino Michele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_331478" class="wp-caption aligncenter" style="width: 314px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/05/03/superstizione-o-razionalita-le-origini-di-sabba-magia-e-malocchio/cross-bearing-barefoot-penitents-make-pilgrimage/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-331478"><img class="size-medium wp-image-331478" title="Cross-Bearing Barefoot Penitents Make Pilgrimage" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/71178335-304x270.jpg" alt="" width="304" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Messa Nera (Getty Images)</p></div>
<p><strong>SABBA MAGIA E MALOCCHIO</strong>- <strong>Sette gocce di olio</strong> versate in un piatto colmo d’acqua, appoggiato sul mio capo, seguite dal segno della croce ed un indecifrabile scongiuro pronunciato a mezza voce. Se le gocce non restano intatte, ma si disperdono nel piatto, possiamo dire, senza dubbio alcuno, che ci troviamo di fronte ad una fattura, da cui è possibile liberarsi solo gettando via il contenuto del piatto.</p>
<p>Son cresciuta credendo che il malocchio possa essere provocato da persone che provano per noi rancore, <strong>gelosia</strong> o odio, ma anche da ammiratori. E un mal di testa che non passa con l’aspirina, per me, è sempre sinonimo di fattura.</p>
<p><strong>Magia</strong>, ovvero l’arte occulta che presume di dominare le forze della natura e di operare prodigi per mezzo di incantesimi.</p>
<p>Un tempo la fede in queste forze era superiore a quella riposta nella medicina, e ancora oggi, io ne sono la prova, è facile trovare chi si affida al potere di fatture e filtri d’amore.</p>
<p>Il <strong>folklore</strong> di vari paesi ha lasciato in eredità pratiche atte a scongiurare, nella notte del sabba, stregonerie e malefici.</p>
<p>Il <strong>sabba</strong> nacque come reazione popolare alla messa al bando da parte della <strong>Chiesa</strong> (in quanto pratica diabolica) del paganesimo, i cui riti si basavano sul culto ed il rispetto della natura e si manifestavano in assemblee tradizionali in cui il popolo trovava libero sfogo.</p>
<p><strong>Streghe e stregoni</strong> si radunavano di notte, solitamente in luoghi isolati, su un’altura, in un bosco o ad un crocevia. Venivano convocati dal Demonio, vi si recavano a piedi, talvolta volando su scope o bastoni, dopo aver spalmato sul corpo un unguento magico (che rendeva invisibili e permetteva alle streghe di percorrere rapidamente grandi distanze) oppure in groppa ad animali o dopo essersi trasformate in animali loro stesse.</p>
<p>Il <strong>sabba</strong> è una caricatura della funzione religiosa, una messa a rovescio in cui l’ostia veniva calpestata. La prima volta al raduno si doveva rinunciare alla fede cristiana e rendere omaggio a Satana, dopo aver profanato i sacramenti. Seguivano danze, banchetti perversi ed orge sessuali.</p>
<p>In cambio della loro anima, il <strong>Diavolo</strong> esaudiva i desideri dei suoi adepti e concedeva loro in dono unguenti malefici o la facoltà di preparare pozioni e intrugli magici e di lanciare maledizioni e incantesimi a proprio piacimento.</p>
<p>Non occorre andare così indietro nel tempo se si pensa che, in diverse città, il 30 aprile di quest’anno si è festeggiata la<strong> notte di Valpurga</strong>, tradizionalmente conosciuta come la notte delle streghe.</p>
<p>Incantesimi, magie, elisir e pozioni da sempre esercitano un grande fascino sulle persone. Oggi navigando su internet si rimane senza parole.</p>
<p>Non è più necessario scomodare il <strong>Maligno</strong> per ottenere sortilegi. Filtri d’amore o rimedi per scacciare un malocchio sono alla portata sul web. Non mi sento più così strampalata, vedendo quanti, nonostante istruzione, educazione ed una certa razionalità, si affidano ancora al proprio lato istintivo e credono nel potere degli incantamenti. Certo comprendo che le nostre azioni possano concretamente cambiare il corso degli eventi, ma a volte è bello pensare di potersi rimettere ad un sortilegio per risolvere le nostre difficoltà o per superare un ostacolo che sembra impossibile.</p>
<p>Silvia Ferraro</p>
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		<title>L&#8217;inquisizione è davvero scomparsa? La caccia alle streghe non è terminata&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 09:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D'Agostino Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[STREGHE ERETICI E INQUISIZIONE &#8211; Ammalianti creature della notte, abili a creare filtri o incantesimi, temibili divoratrici di bambini, in volo a cavallo di una scopa, in combutta col Demonio, immancabilmente accompagnate da un gatto nero&#8230;questa è l&#8217;immagine per eccellenza se pensiamo alla parola strega. A partire dal tardo Medioevo un&#8217;iniziale caccia agli eretici, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_326596" class="wp-caption aligncenter" style="width: 322px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/04/18/linquisizione-e-davvero-scomparsa-la-caccia-alle-streghe-non-e-terminata/el-sueno-de-la-razon-3/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-326596"><img class="size-medium wp-image-326596" title="el-sueno-de-la-razon-3" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/el-sueno-de-la-razon-3-312x270.jpg" alt="" width="312" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">El sueno de la razon</p></div>
<p><strong>STREGHE ERETICI E INQUISIZIONE</strong> &#8211; Ammalianti creature della notte, abili a creare filtri o incantesimi, temibili divoratrici di bambini, in volo a cavallo di una scopa, in combutta col <strong>Demonio</strong>, immancabilmente accompagnate da un gatto nero&#8230;questa è l&#8217;immagine per eccellenza se pensiamo alla parola <strong>strega</strong>.</p>
<p>A partire dal tardo <strong>Medioevo</strong> un&#8217;iniziale caccia agli eretici, che si allontanavano dalla chiesa cattolica, si trasformò in una sistematica persecuzione contro la <strong>stregoneria</strong> e la<strong> caccia alle streghe</strong> si protrasse per quasi 4 secoli.</p>
<p><strong>Eretici</strong> prima,<strong> streghe</strong> poi, vennero inquadrati come adepti del <strong>Diavolo</strong> anche grazie al &#8220;<strong>Malleus Maleficarum</strong>&#8221; (<strong>Martello delle Streghe</strong>) opera dei domenicani <strong>Insitor Kramer e Sprenger</strong> che può essere considerata un’enciclopedia di demonologia, un vero e proprio manuale per gli inquisitori, progettato per individuare ed eliminare le streghe. Proprio la terza ed ultima parte del libro, la più conosciuta, descrive le procedure (o meglio, torture) da applicare per far confessare una strega.</p>
<p>L&#8217;<strong>Inquisizione</strong> si lanciò dunque contro gli eretici, prevalentemente uomini, ma principalmente contro le streghe, per la maggioranza donne, colpevoli, secondo le teorie dei due domenicani, di essere dissolute, volubili e più vendicative degli uomini.<br />
Accusate di aver sottoscritto un patto col <strong>Diavolo</strong>, acquisendo così poteri demoniaci, le donne rappresentavano per la società dell&#8217;epoca una minaccia.<br />
Una minaccia non tanto per i suddetti poteri, bensì perché, tra le colpe di cui le vediamo accusate, possiamo ravvisare alcune verità.<br />
Tra le <strong>streghe</strong> è infatti possibile riconoscere non soltanto le emarginate, diverse e solitarie, ma anche donne non convenzionali, più libere, che vennero marchiate come lascive e seduttrici, le fattucchiere abili ad utilizzare i rimedi naturali e le erbe per curare le malattie (i temuti filtri magici).<br />
La<strong> &#8220;Stryx&#8221;</strong> che dapprincipio era stata considerata una sacerdotessa, saggia e guaritrice, un’autorità a cui il popolo si rivolgeva, si trasformò rapidamente in creatura del Male, da torturare, condannare e bruciare sul rogo.<br />
L’autorità riconosciuta dal popolo a queste figure era inammissibile per la Chiesa, che si adoperò per cancellarle e diventare l’unica detentrice del potere della conoscenza.<br />
Un tempo era facile essere ritenuta una <strong>strega</strong>: era sufficiente essere diversi da ciò che veniva considerato normale, in un mondo in cui ignoranza e superstizione la facevano da padrone bastavano poche calunnie a far nascere dei sospetti.<br />
E oggi che cosa è cambiato, l&#8217;<strong>Inquisizione</strong> è davvero scomparsa?<br />
La caccia alle <strong>streghe</strong> non è terminata, è rimasta immutata. La caccia all&#8217;emarginato, al diverso, è sempre all&#8217;ordine del giorno, in un&#8217;epoca in cui non possiamo nemmeno nasconderci dietro la scusa dell&#8217;ignoranza.<br />
Tuttavia quanta superstizione ancora ci accompagna? Quanti di voi non aprono mai l’ombrello in casa o si fermano in strada se l&#8217;ha prima attraversata un gatto nero?<br />
Come scrisse <strong>De Filippo</strong>, &#8220;Non è vero, ma ci credo&#8221;.<br />
Le streghe esistono, sono sempre esistite, e ancora oggi è facile trovare chi si avvale di antichi riti e cerimonie per propiziare il <strong>Bene</strong> o per provocare il <strong>Male.</strong></p>
<p><a href="http://www.direttanews.it/2012/04/18/linquisizione-e-davvero-scomparsa-la-caccia-alle-streghe-non-e-terminata/1-64/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-326597"><img class="alignleft size-medium wp-image-326597" title="1" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/166-179x270.jpg" alt="" width="179" height="270" /></a></p>
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<p>Silvia Ferraro</p>
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		<title>Il 20 gennaio 1935 nasceva Antonino Scopelliti, magistrato ucciso dalla mafia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[20 GENNAIO 1935: ANNIVERSARIO NASCITA SCOPELLITI &#8211; Nel lungo elenco degli eroi italiani che hanno dato la vita per la lotta alla mafia figura anche Antonino Scopelliti, ragazzo prodigio della magistratura ucciso da Cosa Nostra nell&#8217;agosto del 1991. Scopelliti nasce a Campo Calabro il 20 gennaio 1935e a 24 anni è già uno dei pm [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_291415" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/01/20/20-gennaio-scopelliti-mafia-il-20-gennaio-1935-nasceva-antonino-scopelliti-magistrato-ucciso-dalla-mafia/scopelliti-2/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-291415"><img class="size-full wp-image-291415" title="scopelliti" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/scopelliti1-e1327077479300.jpg" alt="" width="540" height="324" /></a><p class="wp-caption-text">Antonino Scopelliti</p></div>
<p><strong>20 GENNAIO 1935: ANNIVERSARIO NASCITA SCOPELLITI</strong> &#8211; Nel lungo elenco degli eroi italiani che hanno dato la vita per la lotta alla mafia figura anche <strong>Antonino Scopelliti</strong>, ragazzo prodigio della magistratura ucciso da Cosa Nostra nell&#8217;agosto del 1991.<br />
Scopelliti nasce a Campo Calabro il<strong> 20 gennaio 1935</strong>e a 24 anni è già uno dei pm della Procura di Roma. In seguito passa alla procura di Milano, poi alla Corte d&#8217;Appello in qualità di procuratore generale e, infine, alla Corte di Cassazione. Scopelliti rappresenta la pubblica accusa in vari procedimenti giudiziari relativi ad episodi di terrorismo e di mafia: è il caso del primo processo sull&#8217;omicidio di Aldo Moro, di quello sulla Strage di Piazza Fontana e di quello sulla strage del Rapido 904.</p>
<p>All&#8217;inizio degli anni Novanta Scopelliti è sul punto di rigettare i ricorsi in Cassazione avanzati dai legali dei boss mafiosi già condannati nel <strong>maxiprocesso ai vertici di Cosa Nostra</strong> ma non fa in tempo a portare a termine il lavoro: è il <strong>9 agosto del 1991</strong> quando due uomini a bordo di una moto lo aspettano su una strada non lontano da Campo Calabro e lo uccidono con due colpi di arma da fuoco alla testa.<br />
Per l&#8217;omicidio vengono avviati due procedimenti giudiziari: il primo contro Totò Riina e altri membri della cosiddetta Cupola di Cosa Nostra e un altro nei confronti di Bernardo Provenzano e altri componenti di una sezione regionale dell&#8217;organizzazione mafiosa. Le sentenze d&#8217;Appello, pronunciate nel 1998 e nel 2000, hanno assolto gli imputati per le discrepanze rilevate nelle testimonianze dei pentiti.</p>
<p>Gli inquirenti ritengono comunque che per l&#8217;omicidio di Scopelliti sia stato il frutto di un&#8217;<strong>azione congiunta di Cosa Nostra e della &#8216;ndrangheta</strong>: secondo quanto emerso dalle dichirazioni di alcuni collaboratori di giustizia, infatti, la mafia siciliana avrebbe chiesto all&#8217;organizzazione criminale calabrese di eliminare il magistrato, che si apprestava appunto a farsi rappresentante della pubblica accusa nel maxiprocedimento di Palermo.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/Direttanewsit/108259089193167 " target="_blank"><strong>Con direttanews.it sei sempre al centro delle notizie, clicca QUI e diventa fan</strong></a></p>
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		<title>14 gennaio 1953: Tito diventa presidente della Jugoslavia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 19:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_288287" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/01/13/14-gennaio-tito-jugoslavia-14-gennaio-1953-tito-diventa-presidente-della-jugoslavia/jugoslaviatito/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-288287"><img class="size-full wp-image-288287" title="JugoslaviaTito" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/JugoslaviaTito-e1326481942414.jpg" alt="" width="540" height="399" /></a><p class="wp-caption-text">Tito</p></div>
<p><strong>14 GENNAIO 1953: TITO PRESIDENTE JUGOSLAVIA</strong> &#8211; Josip Broz, meglio noto come<strong> Tito</strong>, è stato il principale protagonista della storia politica della<strong> Jugoslavia</strong> dalla Seconda Guerra Mondiale fino alla dissoluzione del Paese stesso.</p>
<p>Nato nel 1892 nell&#8217;attuale Croazia, il dittatore dei Balcani combatte in Russia durante il primo conflitto mondiale per poi, dopo un periodo di prigionia, unirsi ai bolscevichi in rivolta contro il potere zarista. Nel 1920 torna in Jugoslavia ed è tra i fondatori del Partito comunista (Kpj), che però viene messo al bando nel giro di pochi mesi. E&#8217; alla metà degli anni Trenta che, dopo varie esperienze come sindacalista, adotta il nome di battaglia di Tito e viene nominato segretario del Partito dal dittatore russo Josif Stalin. In seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la Germania di Hitler costringe la Jugoslavia a firmare il Patto Tripartito nel marzo del 1941, tuttavia nel giro di pochi giorni si verifica un colpo di Stato che porta alla rottura del trattato e alla sottoscrizione di un patto con l&#8217;Urss di Stalin. Ad aprile, quindi, i soldati tedeschi e italiani attaccano la Jugoslavia: Tito, che a luglio si pone al comando del movimento di resistenza all&#8217;invasione nazifascista, riesce a respingere le truppe dell&#8217;Asse anche grazie all&#8217;aiuto dell&#8217;Armata Rossa sovietica.</p>
<p>Al termine della guerra Tito costituisce la <strong>Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia</strong>: inizialmente ne diventa primo ministro poi, il 14 gennaio 1953, assume la carica di Presidente della Repubblica, che mantiene fino alla morte. La Jugoslavia aderisce al Cominform (la rete informativa che lega i partiti comunisti europei) tuttavia il generale rifiuta di concedere a Stalin quella supina obbedienza che gli altri leader dell&#8217;Europa orientale mostrano all&#8217;Urss: questo atteggiamento, naturalmente, provoca non pochi dissidi tra i due dittatori, fino a portare il generale jugoslavo a farsi principale esponente del gruppo dei Paesi non allineati nel quadro della Guerra Fredda.</p>
<p>Questo comunque non significa che la sua linea sul piano interno sia più morbida rispetto a quella sovietica: Tito instaura una vera e propria dittatura, caratterizzata da un forte culto della personalità e da un pesantissimo clima repressivo. Nel corso degli anni il generale si rende responsabile di una lunga lista di crimini contro l&#8217;umanità, tra cui i massacri delle foibe ai danni degli italiani di Istria e Dalmazia e gli omicidi di numerosi oppositori politici, internati in campi di concentramento. Secondo alcuni studiosi, il regime di Tito avrebbe provocato la morte di oltre un milione di jugoslavi dalla fine della guerra agli anni Ottanta.</p>
<p>Tito muore nel 1980: dopo la sua scomparsa le spinte indipendentiste e nazionaliste delle diverse popolazioni confluite nella Jugoslavia si moltiplicano, fino a sfociare nelle guerre che porteranno alla disgregazione del paese.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>13 gennaio 1898: Émile Zola pubblica il suo J&#8217;accuse in difesa di Alfred Dreyfus</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 18:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[13 GENNAIO 1898: ZOLA PUBBLICA J&#8217;ACCUSE &#8211; E&#8217; il mese di ottobre del 1894 quando in Francia scoppia uno scandalo destinato a fare storia: l&#8217;affaire Dreyfus. Il casoprende il nome da Alfred Dreyfus, capitano dell&#8217;esercito di religione ebraica arrestato con l&#8217;accusa di spionaggio: l&#8217;ufficiale, che lavora presso il ministero della Guerra, è ritenuto responsabile del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_287843" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/01/12/13-gennaio-zola-jaccuse-dreyfus-13-gennaio-1898-emile-zola-pubblica-il-suo-jaccuse-in-difesa-di-alfred-dreyfus/emile-zola-006/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-287843"><img class="size-full wp-image-287843" title="emile-zola-006" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/emile-zola-006-e1326393176567.jpg" alt="" width="540" height="324" /></a><p class="wp-caption-text">Émile Zola</p></div>
<p><strong>13 GENNAIO 1898: ZOLA PUBBLICA J&#8217;ACCUSE</strong> &#8211; E&#8217; il mese di ottobre del 1894 quando in Francia scoppia uno scandalo destinato a fare storia: l&#8217;<em>affaire</em> Dreyfus. Il casoprende il nome da<strong> Alfred Dreyfus</strong>, capitano dell&#8217;esercito di religione ebraica arrestato con l&#8217;accusa di<strong> spionaggio</strong>: l&#8217;ufficiale, che lavora presso il ministero della Guerra, è ritenuto responsabile del passaggio di informazioni riservate all&#8217;Impero tedesco.<br />
La vicenda Dreyfus ha un&#8217;ampia eco presso l&#8217;opinione pubblica, anche perché riguarda da vicino i rapporti tra Francia e Germania: nei primi anni &#8217;70 del XIX secolo, infatti, si era svolta la guerra francoprussiana nel cui quadro Parigi aveva subito una bruciante sconfitta da parte delle truppe del cancelliere Otto von Bismarck. Anche sul piano interno la situazione è piuttosto tesa: nel corso del conflitto con i tedeschi è sì crollato il secondo Impero di Napoleone III e alla creazione della<strong> Terza Repubblica</strong> ma una parte consistente della popolazione è rimasta comunque favorevole alla monarchia. In questo contesto, dunque, scoppia lo scandalo Dreyfus: l&#8217;ufficiale, che respinge le accuse, viene processato a dicembre e condannato alla deportazione e ai lavori forzati.</p>
<p>L&#8217;opinione pubblica si divide ben presto tra <strong>colpevolisti e innocentisti</strong>: i primi manifestano un acceso<strong> antisemitismo</strong>, mentre gli altri ritengono che il processo, svolto a porte chiuse, non sia stato regolare. In prima fila tra quelli che si schierano dalla parte del capitano ebreo c&#8217;è lo scrittore Émile Zola, che rende pubblica la sua posizione attraverso un editoriale pubblicato sul giornale <em>L&#8217;Aurore</em> il <strong>13 gennaio del 1898</strong>. <strong><em>J&#8217;Accuse!</em></strong> è il titolo che, a lettere cubitali, si legge sulla prima pagina del periodico. Zola si rivolge al presidente della Republica Félix Faure e descrive Dreyfus come una vittima, puntando invece il dito contro gli ufficiali che hanno gestito l&#8217;indagine e il processo, entrambi ritenuti irregolari e parziali, e contro gli esperti che hanno redatto le perizie decisive per la condanna.</p>
<p>&#8220;Non li conosco &#8211; scrive Zola nella parte finale dell&#8217;editoriale, riferendosi alle persone che sta accusando &#8211; non li ho mai visti, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. L&#8217;atto che io compio non è che un mezzo rivoluzionario per accelerare l&#8217;esplosione della verità e della giustizia&#8221;.</p>
<p>Lo scrittore è perfettamente consapevole dei rischi che corre scrivendo queste righe, tanto da accennare nell&#8217;articolo stesso alla legge che sanziona la diffamazione: a un mese dalla pubblicazione, infatti, Zola viene condannato ad un anno di reclusione e al pagamento di una multa per vilipendio alle forze armate.<br />
La sua iniziativa risulta comunque efficace, portando alla riapertura del caso: alcuni ufficiali dell&#8217;Esercito ammettono di aver falsificato i documenti per rispondere ad ordini superiori e nel 1899 a Dreyfus viene concessa la grazia. Il capitano viene riabilitato completamente solo nel 1906, quando Zola è ormai morto da quattro anni.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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</a></p>
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		<title>11 gennaio 1944: Galeazzo Ciano viene fucilato a Verona per tradimento verso Mussolini</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 16:39:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_286837" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/01/10/11-gennaio-ciano-mussolini-11-gennaio-1944-galeazzo-ciano-viene-fucilato-a-verona-per-tradimento-verso-mussolini/benito-mussolini_1646270c/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-286837"><img class="size-full wp-image-286837" title="Benito-Mussolini_1646270c" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Benito-Mussolini_1646270c-e1326213424154.jpg" alt="" width="540" height="338" /></a><p class="wp-caption-text">Benito Mussolini</p></div>
<p><strong>11 GENNAIO 1944: FUCILAZIONE GALEAZZO CIANO</strong> &#8211; Quella di<strong> Galeazzo Ciano</strong> è una delle figure di maggiore spicco all&#8217;interno del regime fascista rimasto al potere in Italia dal 1922 al 1943. <strong>Benito Mussolini</strong> arriva al potere con la nota marcia su Roma, il 30 ottobre del 1922: in questa data quello che di lì a poco diventerà il Duce entra nella Capitale con decine di migliaia di uomini e viene incaricato da re Vittorio Emanuele III di formare un governo, che nel giro di due anni diventa una vera e propria dittatura.</p>
<p>Nel corso degli anni Venti il regime fascista si consolida: Mussolini si attribuisce ampissimi poteri ed emana una serie di leggi liberticide. A questo si unisce un capillare sistema di propaganda e di repressione del dissenso. Nel decennio successivo, poi, il Duce si avvicina sempre di più ad Adolf Hitler, arrivato alla guida della Germania nel 1933, e sostiene il futuro dittatore Francisco Franco nel quadro della guerra civile spagnola. In questo contesto politico agisce dunque Galeazzo Ciano, nato a Livorno nel 1903, che nel 1930 sposa la figlia di Mussolini, Edda, e sei anni più tardi assume la carica di <strong>ministro degli Esteri</strong> del regime. Ciano è uno dei principali collaboratori del Duce, con il quale tuttavia ha varie divergenze: uno dei maggiori dissidi tra i due riguarda il <strong>Patto d&#8217;Acciaio</strong> tra l&#8217;Italia fascista e la Germania nazista, che Ciano non vorrebbe firmare ma che infine viene sottoscritto su pressione di Mussolini. Ciano è infatti piuttosto diffidente nei confronti di Hitler e secondo molti storici è uno dei più convinti sostenitori della posizione di non belligeranza dell&#8217;Italia all&#8217;inizio della <strong>Seconda Guerra Mondiale.</strong> L&#8217;Italia, comunque, entra nel conflitto nel 1940, quando Mussolini è convinto che la Germania stia per arrivare alla vittoria: gli eventi, però, si evolvono diversamente e &#8211; dopo la disastrosa campagna italiana in Grecia, l&#8217;attacco tedesco all&#8217;Urss e l&#8217;entrata in guerra degli Usa &#8211; l&#8217;Italia firma l&#8217;armistizio con gli angloamericani a settembre del 1943.</p>
<p>Meno di due mesi prima, il 25 luglio, in seno al <strong>Gran consiglio del fascismo</strong> era stata avanzata la proposta di destituire Mussolini: in quest&#8217;occasione Ciano aveva espresso voto favorevole alla mozione, schierandosi così contro il suocero e dando un colpo mortale al prestigio del Duce. Dopo la firma dell&#8217;armistizio, però, Ciano viene arrestato dai tedeschi e consegnato alla Repubblica Sociale, costituita da Mussolini nel nord Italia. L&#8217;ex ministro degli Esteri e altri gerarchi &#8211; Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli, Emilio De Bono e Carlo Pareschi &#8211; vengono giudicati colpevoli di <strong>alto tradimento</strong> e giustiziati l&#8217;11 gennaio del 1944.<br />
Dopo la morte di Galeazzo Ciano, Edda Mussolini scappa in Svizzera, portando con sé i famosi diari scritti dal marito, in cui sono riportati i retroscena del regime nei primi quattro anni della Seconda Guerra Mondiale e che oggi vengono ritenuti un&#8217;importantissima fonte storica.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>7 gennaio 1797: la Repubblica Cispadana adotta il Tricolore che diverrà la bandiera italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 18:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_186056" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/03/09/roma-festeggia-l%e2%80%99unita-d%e2%80%99italia-con-la-%e2%80%9cnotte-tricolore%e2%80%9d-eventi-e-fuochi-pirotecnici-al-centro-storico/bandiera-italiana/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-186056"><img class="size-full wp-image-186056" title="bandiera-italiana" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/bandiera-italiana-e1325874411519.jpg" alt="" width="540" height="405" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera italiana</p></div>
<p><strong>7 GENNAIO 1797: REPUBBLICA CISPADANA ADOTTA BANDIERA TRICOLORE</strong> &#8211; La storia della bandiera bianca, rossa e verde che rappresenta l&#8217;Italia inizia nel periodo napoleonico. Fu infatti la<strong> Repubblica Cispadana</strong>, fondata nel 1796 in seguito alla <strong>campagna d&#8217;Italia</strong> di Bonaparte, ad identificarsi per la prima volta con questo vessillo. Lo Stato in questione comprendeva buona parte dell&#8217;Italia del Nord, poiché le truppe francesi avevano raggiunto i Ducati di Milano, Romagna, Mantova, Bologna, Ferrara Modena e Reggio e, alla fine del 1796, i delegati di queste ultime province si riunirono in un congresso, in cui si decise appunto la costituzione della Repubblica Cispadana. Fu il congresso stesso, il <strong>7 gennaio del 1797</strong>, a stabilire che lo Stato sarebbe stato rappresentato da una <strong>bandiera</strong> composta da tre strisce, di uguale dimensione ma di colore diverso. A proporre l&#8217;adozione di quello che sarebbe diventato il vessillo italiano fu Giuseppe Compagnoni, intellettuale e giornalista ancora ricordato come il &#8220;padre del Tricolore&#8221;.</p>
<p>La scelta dei colori derivò in parte dalla bandiera francese (in seguito alla Rivoluzione che aveva portato al rovesciamento dell&#8217;Antico Regime, nel 1789, il bianco e il rosso venivano concepiti come i colori della sovranità popolare e della libertà), in parte dalla Guardia Civica milanese (caratterizzata dalle divise verdi) e poi ancora dallo stemma della stessa città di Milano (in cui c&#8217;erano sia il rosso che il bianco).</p>
<p>In breve tempo la bandiera tricolore divenne il simbolo del sentimento nazionale degli italiani e, nonostante la feroce repressione del periodo della Restaurazione, per la popolazione continuò a rappresentare l&#8217;aspirazione alla costituzione di uno Stato unitario nel corso delle rivolte che caratterizzarono i primi decenni del XIX secolo e che portarono, nel <strong>1861</strong>, alla proclamazione del <strong>Regno d&#8217;Italia</strong>.</p>
<div> <em>Tatiana Della Carità</em></div>
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		<title>4 gennaio 1926: muore Margherita di Savoia, prima regina d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 18:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_284247" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2012/01/03/4-gennaio-regina-margherita-italia-4-gennaio-1926-muore-margherita-di-savoia-prima-regina-ditalia/margherita-savoia/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-284247"><img class="size-full wp-image-284247" title="margherita-savoia" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/margherita-savoia-e1325616253580.gif" alt="" width="540" height="313" /></a><p class="wp-caption-text">La regina Margherita di Savoia</p></div>
<p><strong>4 GENNAIO 1926: MUORE MARGHERITA DI SAVOIA</strong> &#8211; Quella di <strong>Margherita di Savoia</strong> è stata una figura di estrema importanza per la storia d&#8217;Italia. Nata a Torino nel 1851 dal duca di Genova Ferdinando di Savoia e Elisabetta di Sassonia, è stata infatti la prima regina a salire al trono dopo il raggiungimento dell&#8217;unità nazionale. A soli 17 anni sposò <strong>Umberto I di Savoia</strong>, che nel 1878 ereditò la corona italiana dal padre, Vittorio Emanuele II, primo sovrano della penisola. Alla morte di quest&#8217;ultimo, dunque, Umberto I e Margherita di Savoia salirono al trono. Nel 1900, dopo l&#8217;attentato a Monza in cui il re rimase ucciso, la corona passò al primo e unico figlio della coppia, Vittorio Emanuele III, e Margherita divenne la regina madre.</p>
<p>Negli anni di permanenza sul trono la regina aveva influenzato non poco il marito con il suo orientamento reazionario e successivamente prese apertamente posizione in favore del nascente <strong>fascismo</strong>, che vedeva come unica forza in grado di contrastare l&#8217;espansione del socialismo: Margherita di Savoia aveva mostrato tanto esplicitamente il suo orientamente che nel 1922, prima di marciare su Roma, i dirigenti fascisti si recarono ad omaggiarla. La regina Margherita morì a Bordighera, dove si era stabilita dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, il <strong>4 gennaio del 1926</strong>.</p>
<p>La regina Margherita era dotata di un notevole <strong>carisma</strong> e fu molto amata dalla popolazione, come dimostrò la folla di persone che partecipò ai suoi funerali a Roma. Le furono dedicati, tra le altre cose, la celeberrima pizza Margherita, dei dolci tipici di Stresa detti Margheritine e la prima scuola pubblica istituita dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>La regina si dedicò con impegno alla promozione dell&#8217;arte e della cultura e fu un&#8217;appassionata di alpinismo, tanto da essere la prima donna a scalare il Monte Rosa.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>30 dicembre 1996: in Guatemala termina una guerra civile durata 36 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 18:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/29/30-dicembre-guatemala-guerra-civile-30-dicembre-1996-in-guatemala-termina-una-guerra-civile-durata-36-anni/guatemala-guerra-civile/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-282902"><img class="alignleft size-full wp-image-282902" title="guatemala-guerra-civile" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/guatemala-guerra-civile-e1325182993822.jpeg" alt="" width="540" height="359" /></a>30 DICEMBRE 1996: PACE IN GUATEMALA DOPO GUERRA CIVILE</strong> &#8211; In <strong>Guatemala</strong> la guerra civile è stata una costante nella seconda metà del XX secolo. Dopo aver conquistato, nel 1821, l&#8217;indipendenza dalla Spagna, il Paese attirò un numero massiccio di investimenti da parte di imprenditori stranieri &#8211; prevalentemente per la produzione di caffè &#8211; e vide la forza economica andare in mano ad una piccola ma potentissima oligarchia. I governi liberali che si susseguirono alla guida del Guatemala fecero in modo di incoraggiare questo fenomeno varando soluzioni legislative <em>ad hoc</em> che non di rado portarono all&#8217;uso del lavoro forzato salariato e all&#8217;espropriazione dei terreni.</p>
<p>Una svolta che si sarebbe rivelata tragica per il Paese si verificò nel primo ventenio del &#8217;900, quando il presidente <strong>Manuel Estrada Cabrera</strong> si impegnò a favorire l&#8217;ingresso di investimenti statunitensi. Cabrera affidò la gestione del trasporto aereo e ferroviario, della rete telegrafica, della comunicazione marittima e della rete elettrica a grandi società americane, a cui concesse inoltre lo sfruttamento di vaste aree di territorio. La più influente di queste imprese era la <strong>United Fruit Company</strong>, impegnata nel commercio di banane e tra i cui soci figurava anche John Foster Dulles, segretario di Stato americano dal 1953 al 1959. Nei primi anni Cinquanta il presidente Jacobo Arbenz Guzmàn sfidò il potere dell&#8217;oligarchia, sequestrando alcune terre incolte ai grandi proprietari per suddividerla tra i contadini più poveri, quindi la Cia reclutò una manciata di ex carcerati e mise in atto un <strong>colpo di Stato</strong> per rovesciarne il governo. Dopo il golpe venne instaurata una <strong>dittatura militare</strong> con a capo Carlos Castillo Armas e nel 1960 prese il via una <strong>guerra civile</strong> che si sarebbe protratta per 36 anni: si stima che in questo lasso di tempo siano stati uccisi circa 200mila civili dalle forze governative, anche perché il regime ha represso nel sangue le azioni di contestazione e ha messo in atto una politica di pulizia etnica contro la popolazione di origine maya.</p>
<p>L&#8217;esercito nazionale venne sempre sostenuto, economicamente e tecnicamente, dagli Usa, che inviarono soldi e armi alla giunta militare.</p>
<p>La pace è arrivata solo il<strong> 30 dicembre del 1996</strong>, quando è stato firmato l&#8217;accordo tra il governo e i guerriglieri.<br />
Negli anni successivi i guatemaltechi hanno avuto finalmente la possibilità di partecipare ad elezioni democratiche, tuttavia la situazione politica nel Paese resta critica, soprattutto a causa dell&#8217;altissima pervasività della corruzione. L&#8217;economia, inoltre, è rimasta fortemente dipendente dal rapporto con gli Stati Uniti: sul territorio sono presenti molte imprese americane e gli Usa assorbono una consistente quantità di esportazioni dal guatemala.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>28 dicembre 1985: i fratelli Lumière proiettano la prima pellicola cinematografica</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 19:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/27/28-dicembre-fratelli-lumiere-pellicola-28-dicembre-1985-i-fratelli-lumiere-proiettano-la-prima-pellicola-cinematografica/cinematographe_lumiere1/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-282289"><img class="alignleft size-full wp-image-282289" title="Cinématographe_Lumière1" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Cinématographe_Lumière1-e1325013548703.jpg" alt="" width="540" height="397" /></a>28 DICEMBRE 1895: FRATELLI LUMIERE PROIETTANO PRIMO FILM</strong> &#8211; Quando brevettarono la pellicola cinematografica e lo strumento per riprodurla, forse <strong>Auguste e Louis Lumière</strong> non immaginavano il peso che la loro invenzione avrebbe avuto dal punto di vista storico e socioeconomico. Nati a Besançon, in Francia, rispettivamente nel 1862 e nel 1864, Auguste e Louis lavorarono per molti anni con il padre, fotografo e imprenditore, apportando significativi cambiamenti nel processo fotografico.</p>
<p>Nei primi anni Novanta avviarono le sperimentazioni che a metà del decennio li porteranno a realizzare il <strong><em>cinématographe</em></strong>, lo strumento per riprodurre la pellicola fotografica. I due fratelli brevettarono il cinematografo a febbraio del 1894 e un anno più tardi girarono il primo film della storia, <strong><em>L&#8217;uscita dalle officine Lumière</em></strong>: si trattava di un cortometraggio muto, della durata inferiore a un minuto, che ritraeva numerosi operai, tra i quali molte donne, che uscivano da un edificio, come se avessero appena finito di lavorare. Il film venne proiettato per la prima volta in pubblico il<strong> 28 dicembre del 1895</strong>, al Grand Café di Parigi, insieme ad altri nove brevi film.</p>
<p>La proiezione di immagini in movimento costituì una novità assoluta e fu un&#8217;invenzione che ebbe un impatto sociale notevole: lo dimostra la leggenda nata intorno alla proiezione del cortometraggio<strong><em> L&#8217;arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat</em></strong>, secondo la quale gli spettatori sarebbero scappati dalla sala per paura di essere investiti dalla locomotiva.</p>
<p>I fratelli Lumiére non prevedevano l&#8217;impatto e gli sviluppi che la loro invenzione avrebbe avuto e ritenevano anzi che le persone non si sarebbero appassionate ai film. Nei primi anni del Novecento tornarono infatti a lavorare sulla fotografia, brevettando il processo a colori dell&#8217;autocromia.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>24 dicembre 1865: negli Usa nasce il Ku Klux Klan</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 19:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/23/ku-klux-klan-24-dicembre-usa-24-dicembre-1865-negli-usa-nasce-il-ku-klux-klan/ku_klux_klan_web-400x300/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-281497"><img class="alignleft size-full wp-image-281497" title="ku_klux_klan_web--400x300" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/ku_klux_klan_web-400x300-e1324667199818.jpg" alt="" width="540" height="405" /></a>24 DICEMBRE 1895: NASCE KU KLU KLAN</strong> &#8211; E&#8217; da poco teminata la <strong>guerra di secessione</strong> americana quando un gruppo di Confederati scrive una delle pagine più inquietanti della storia degli Stati Uniti. Nel 1865 si conclude la guerra civile che ha visto affrontarsi Nordisti e Sudisti, con la vittoria dei primi e la conseguente abolizione dello schiavismo. Ma negli stati del Sud si fa fatica a digerire la fine di un sistema che costituiva uno dei cardini dell&#8217;economia e soprattutto una consistente fetta dell&#8217;opinione pubblica bianca non accetta di considerarsi alla pari con la popolazione di colore. Su questo background culturale si innesta dunque la nascita del Ku Klux Klan, fondato appunto da alcuni membri dell&#8217;esercito sudista il 24 dicembre del 1865. Si tratta di un&#8217;associazione che lotta dichiaratamente contro la concessione dei diritti civili e politici ai neri e contro i provvedimenti del governo federale finalizzati a ridurre la segregazione su base razziale. Il Ku Klux Klan viene messo<strong> fuori legge</strong> nel 1871 attraverso una norma ad hoc promulgata dal presidente Ulysses Grant: la legge dichiara appunto illegale il gruppo e prevede anche il ricorso alla forza per contrastarne le attività. La legge è, effettivamente, efficace, tanto da debellare l&#8217;associazione.</p>
<p>La storia del Ku Klux Klan, però, non finisce qui: il gruppo viene ricostituito nel corso della Prima Guerra Mondiale e acquista molta più forza dal punto di vista politico rispetto all&#8217;organizzazione originaria. L&#8217;obiettivo principale, comunque, resta quello di ristabilire il dominio della razza bianca in nome di una presunta supremazia naturale, nel quadro di una concezione gerarchica delle razze che vede i neri all&#8217;ultimo posto. Il Klan è particolarmente attivo negli anni Venti e Trenta e viene poi messo fuori legge nel 1941, quando gli Usa entrano nella Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Nel corso della sua storia il Klan svolge una politica di vera e propria<strong> persecuzione</strong> nei confronti dei neri, con azioni violente, attentati, atti di intimidazione e omicidi, svolti quasi sempre da uomini che indossano i tristemente celebri cappucci bianchi.  In tempi recenti ha dato inoltre origine al Partito nazista degli Usa.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>21 dicembre 1958: Charles de Gaulle diventa presidente della Quinta Repubblica francese</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 18:53:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_280307" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/20/21-dicembre-de-gaulle-quinta-repubblica-21-dicembre-1958-charles-de-gaulle-diventa-presidente-della-quinta-repubblica-francese/de-gaulle/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-280307"><img class="size-full wp-image-280307" title="de-gaulle" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/de-gaulle-e1324407180146.jpg" alt="" width="540" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Charles de Gaulle</p></div>
<p><strong>21 DICEMBRE: 1958 DE GAULLE ELETTO PRESIDENTE</strong> &#8211; Negli anni della Seconda Guerra Mondiale, il generale <strong>Charles de Gaulle</strong> è l&#8217;uomo che incarna la resistenza della Francia alla furia nazista. Nominato sottosegretario alla Difesa nel 1940, de Gaulle non approva la firma dell&#8217;armistizio con la Germania e al momento della sottoscrizione dell&#8217;accordo decide di trasferirsi in Inghilterra: è proprio da Londra, infatti, che lancia il celebre appello del 18 giugno, in cui esorta i francesi a non soccombere e a non assecondare il governo collaborazionista di Vichy.</p>
<p>Durante la permanenza oltremanica, il generale mette in piedi &#8211; soprattutto grazie agli aiuti britannici &#8211; il movimento <em>France Libre</em>, con cui punta a combattere l&#8217;invasione tedesca. De Gaulle è un leader nato e il suo orgoglio e la sua forte personalità lo portano da una parte a scontrarsi spesso con il primo ministro inglese Winston Churchill, con cui comunque ha un rapporto di stima reciproca, e dall&#8217;altra a detestare, con intensità ricambiata, il presidente americano Franklin Delano Roosevelt.</p>
<p>Nel 1944, dunque, nasce il <strong>Governo provvisorio</strong> e De Gaulle e i suoi arrivano nella Parigi liberata a fine agosto. Il generale diventa quindi presidente provvisorio, salvo poi dimettersi due anni più tardi per fondare un suo partito, l&#8217;Rpf, con cui si presenta alle elezioni e conquistando grandi consensi. Ma la linea dell&#8217;Rpf, che respinge in blocco la Quarta Repubblica e punta a cambiare radicalmente il sistema politico francese, lo porta all&#8217;emarginazione: le conseguenze si vedono nelle consultazioni del 1953, quando la formazione gaullista subisce una vera e propria emorragia di voti. A seguito di questo risultato deludente de Gaulle si ritira. Ma non per molto, visto che la Quarta Repubblica crolla sotto i colpi delle disfatte nella guerra d&#8217;Indocina e nel conflitto algerino: a settembre del 1958 passa il referendum sulla nuova costituzione che sancisce la nascita della Quinta Repubblica e il 21 dicembre dello stesso anno <strong>de Gaulle viene eletto presidente</strong> con una maggioranza schiacciante. Sul piano interno, il presidente pone come prioritari gli interventi per il rafforzamento dell&#8217;economia, mentre al livello internazionale punta ad affrancare la Francia dal dominio che gli Usa esercitano sull&#8217;Europa dalla fine della guerra (cosa che lo porterà a realizzare un programma nucleare e, negli anni Sessanta, a far uscire il Paese dalla Nato) e a concedere l&#8217;indipendenza all&#8217;Algeria.</p>
<p>Al termine del primo mandato, nel 1965, de Gaulle viene rieletto una seconda volta ma si dimette quattro anni più tardi, in seguito all&#8217;esito negativo di un referendum: non si tratta di una consultazione importante &#8211; riguarda alcuni poteri di autonomia alle regioni &#8211; tuttavia causa una spaccatura tra il presidente e esponenti di spicco del governo.</p>
<p>Si spegne l&#8217;anno successivo, all&#8217;età di 80 anni, consapevole di aver scritto pagine decisive nella storia del suo Paese.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>18 dicembre 1940: Hitler firma il documento per preparare l&#8217;invasione dell&#8217;Urss</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 18:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_256326" class="wp-caption alignleft" style="width: 550px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/10/17/hitler-morte-hitler-non-mori-in-germania-nel-1945-ma-in-argentina-nel-1962/hitler-2/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-256326"><img class="size-full wp-image-256326" title="hitler" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/hitler1-e1324147313841.jpg" alt="" width="540" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Adolf Hitler</p></div>
<p><strong>18 DICEMBRE 1940: HITLER PREPARA INVASIONE URSS</strong> &#8211; <strong>Operazione Barbarossa</strong>. Con questo nome in codice viene indicata l&#8217;operazione di invasione dell&#8217;Urss da parte delle truppe tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale. Prima del conflitto le relazioni tra i due popoli, storicamente tese, avevano vissuto un momento insolitamente positivo, che aveva portato alla firma del patto Molotov-Ribbentrop, dai nomi dei ministri degli Esteri che lo avevano stipulato: si trattava di un accordo segreto di non aggressione, con cui in sostanza Berlino e Mosca si spartivano il territorio polacco.</p>
<p>La guerra scoppiò poco più tardi, il 1 settembre di quello stesso anno, con l&#8217;invasione tedesca della stessa Polonia: il patto di non aggressione tra Hitler e Stalin resse fino al 22 giugno del 1941, quando ebbe inizio l&#8217;attacco tedesco all&#8217;Urss denominato come Operazione Barbarossa. Naturalmente Hitler e i suoi pianificavano l&#8217;invasione da molto tempo: il Fuhrer aveva firmato il documento segreto attraverso il quale aveva dato il via alla fase preparatoria dell&#8217;operazione il <strong>18 dicembre del 1940</strong>. La decisione di sferrare l&#8217;attacco e di aprire il cosiddetto <strong>fronte orientale</strong> della guerra era stata fonte di discussioni tra Hitler e i suoi generali: questi ultimi ritenevano, a ragione, che l&#8217;apertura di un secondo fronte potesse rivelarsi eccessivamente rischiosa per la Germania ma Hitler, che aveva un&#8217;idea sovrastimata della forza militare tedesca, riteneva di potercela fare.<br />
Anche perché da una parte temeva che Stalin per primo potesse trasgredire al patto Molotov-Ribbentrop e dall&#8217;altra sperava che un&#8217;azione contro l&#8217;Urss avrebbe scongiurato l&#8217;entrata in guerra degli Usa e magari indotto anche la Gran Bretagna a mettere fine alla resistenza e a chiedere la pace. Inoltre bisogna considerare che la teoria nazista della gerarchia delle razze classificava come &#8216;subumani&#8217;, oltre agli ebrei, agli zingari e agli slavi, anche i sovietici bolscevichi e che la conquista dello &#8220;spazio vitale&#8221; per la popolazione tedesca costituiva uno dei pilastri della politica estera del Terzo Reich.</p>
<p>A tutto questo si aggiunsero poi i malumori nati dall&#8217;imposizione sovietica alla Romania della cessione della Bessarabia e di parte della Bucovina &#8211; diversamente da quanto prevedeva l&#8217;accordo con la Germania &#8211; e dalle pretese avanzate da Mosca sull&#8217;area balcanica.</p>
<p>In un primo momento gli eventi bellici sembrarono favorevoli alle truppe tedesche, che riuscirono ad avanzare rapidamente e inflissero ai sovietici pesanti perdite. Ma la reazione dell&#8217;Armata Rossa, per quanto lenta, alla fine arrivò e per la Germania fu l&#8217;inizio della fine: i soldati tedeschi rimasero intrappolati nell&#8217;inverno russo e Stalin si alleò con le potenze occidentali in funzione antitedesca.<br />
Hitler sperava con l&#8217;operazione Barbarossa di aprire la strada alla vittoria della Germania su tutti i fronti ma fu proprio la sconfitta russa a dare inizio al processo che porterà il regime nazista alla capitolazione.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>15 dicembre 1989: in Romania inizia la rivoluzione che farà crollare il regime di Ceausescu</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 19:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_277963" class="wp-caption alignleft" style="width: 415px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/14/15-dicembre-romania-rivoluzione-ceausescu-15-dicembre-1989-in-romania-inizia-la-rivoluzione-che-fara-crollare-il-regime-di-ceausescu/ceausescu/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-277963"><img class="size-medium wp-image-277963" title="Ceausescu" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Ceausescu-405x270.jpg" alt="" width="405" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Nicolae Ceausescu</p></div>
<p><strong>15 DICEMBRE 1989: RIVOLUZIONE IN ROMANIA</strong> &#8211; Nel 1989 il mondo sta subendo una radicale trasformazione geopolitica. La Guerra Fredda è ai suoi ultimi atti: l&#8217;Urss è sul punto di dissolversi e anche i regimi comunisti che guidano i Paesi satelliti stanno crollando sotto la spinta delle rivolte popolari. Ad ottobre gli ungheresi abbattono la Repubblica popolare, seguiti a ruota dai bulgari. A metà dicembre tocca alla Romania, guidata dal 1967 da<strong> Nicolae Ceausescu</strong>.</p>
<p>Alla fine degli anni Ottanta, la Romania si trova in una situazione disastrosa sotto vari aspetti: gran parte della popolazione vive in condizioni di povertà, l&#8217;economia è dissestata e l&#8217;opinione pubblica è fortemente ostile al regime. Nonostante sia ormai chiaro, dopo l&#8217;avvio delle profonde riforme in Urss da parte di Mikhail Gorbaciov, che i Paesi del blocco orientale si stiano avviando inesorabilmente verso un cambiamento radicale, Ceausescu non mostra nessun segnale di apertura e anzi prende a modello i dittatori dell&#8217;Asia orientale, di cui imita gli indirizzi politici e l&#8217;atteggiamento megalomane. Due dei maggiori tratti tistintivi della sua dittatura sono costituiti dall&#8217;autoritarismo e dal nazionalismo e per l&#8217;intera durata del regime il Paese vive sotto il giogo della Securitate, la polizia segreta, braccio armato del governo.</p>
<p>La <strong>rivoluzione</strong> vera e propria scoppia a Timisoara, la sera del 15 dicembre, quando un prete evangelico, Laszlo Tokes, si lancia in un discorso contro il regime: sul posto interviene la Secutitate e scoppiano violenti scontri tra la folla dei presenti e i poliziotti. Le manifestazioni proseguono per giorni e si estendono anche ad altre città: Ceausescu tenta di reprimere le proteste nel sangue &#8211; i morti saranno circa un migliaio &#8211; ma la sua era sta per finire. Lui e sua moglie vengono catturati, per poi essere processati e giustiziati nel giorno di Natale.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>14 dicembre 1911: la spedizione di Road Amundsen raggiunge per la prima volta il Polo Sud</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 18:14:35 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_277599" class="wp-caption alignleft" style="width: 349px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/13/14-dicembre-polo-sud-amundsen-14-dicembre-1911-la-spedizione-di-road-amundsen-raggiunge-per-la-prima-volta-il-polo-sud/polo-sud-spedizione/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-277599"><img class="size-medium wp-image-277599" title="polo-sud-spedizione" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/polo-sud-spedizione-339x270.jpg" alt="" width="339" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">I membri della spedizione di Amundsen</p></div>
<p><strong>14 DICEMBRE 1911: AMUNDSEN RAGGIUNGE POLO SUD</strong> &#8211; La famiglia di <strong>Roald Amundsen</strong>, nato nel 1872 a Borge, piccolo centro non lontano da Oslo, avrebbe voluto fargli intraprendere la professione di medico. Ma al momento di scegliere cosa fare della sua vita, il giovane Amundsen accantona l&#8217;idea di studiare medicina preferendo l&#8217;arruolamento in Marina: già da allora, infatti, quello che diventerà uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi è animato da un&#8217;insaziabile curiosità e da voglia incontenibile di scoprire luoghi sconosciuti.</p>
<p>Nel 1906 è al comando della Gjöa ed è proprio con questa nave che copre per la prima volta il <strong>passaggio a Nord-Ovest</strong>, la rotta che porta dall&#8217;Oceano Atlantico al Pacifico passando per le isole dell&#8217;Artico all&#8217;estremità settentrionale del Canada. A questo punto vorrebbe partire per il Polo Nord per essere il primo a raggiungerlo ma viene battuto sul tempo da un&#8217;altra spedizione, quindi si concentra sull&#8217;altra estremità del pianeta, allora ancora inesplorata. La spedizione per il <strong>Polo Sud</strong> parte, a bordo della nave Fram, nel 1910 e a gennaio dell&#8217;anno seguente raggiunge la baia delle Balene. Da questo punto di partenza, Amundsen e i suoi si avviano, con quattro slitte e decine di cani, verso l&#8217;estrema punta meridionale della Terra, arrivando alla meta il <strong>14 dicembre del 1911</strong>. La spedizione norvegese entra così nella storia, soffiando il primato sul filo di lana a quella guidata da Robert Scott.</p>
<p>Un&#8217;altra impresa celebre compiuta da Amundsen è costituita dal volo compiuto con il<strong> dirigibile <em>Norge</em></strong> insieme a Umberto Nobile, ingegnere italiano, e allo statunitense Lincoln Ellsworth sul Polo Nord nel 1926.<br />
Amundsen muore nel 1928 precipitando con un aereo: era partito per soccorrere lo stesso Nobile, che aveva avuto un incidente con il dirigibile <em>Italia</em>.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>12 dicembre 1901: Guglielmo Marconi trasmette il primo segnale radio transoceanico</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 17:51:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_276919" class="wp-caption alignleft" style="width: 476px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/11/12-dicembre-marconi-radio-12-dicembre-1901-guglielmo-marconi-trasmette-il-primo-segnale-radio-transoceanico/marconi/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-276919"><img class="size-medium wp-image-276919" title="Marconi" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Marconi-466x270.jpg" alt="" width="466" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Guglielmo Marconi</p></div>
<p><strong>12 DICEMBRE 1901: MARCONI INVIA PRIMO SEGNALE RADIO TRANSOCEANICO</strong> &#8211; L&#8217;invenzione della<strong> radio</strong> è tra quelle che hanno cambiato la storia dell&#8217;umanità. La paternità dello strumento va a <strong>Guglielmo Marconi</strong>, fisico bolognese di famiglia nobile che dopo anni di esperimenti relativi alla trasmissione dei segnali, arriva a mettere a punto un sistema di comunicazione del tutto nuovo.</p>
<p>Marconi, classe 1874, svolge buona parte delle sue attività in Inghilterra e in Irlanda poiché sua madre è irlandese e suo padre, pur essendo italiano, decide di assumere la cittadinanza britannica, pertanto anche il futuro ideatore della radio può, in qualunque momento, diventare cittadino inglese.</p>
<p>Marconi realizza la prima radio funzionante alla fine del 1895 e negli anni successivi compie numerose dimostrazioni in pubblico della sua creatura. Una tra le più clamorose è certamente quella del <strong>12 dicembre del 1901</strong>, quando invia un segnale da una sponda all&#8217;altra dell&#8217;Oceano Atlantico. Poco più di un mese prima, infatti, l&#8217;inventore aveva istallato un trasmettitore in Cornovaglia, nella zona di Poldhu, ed era poi partito alla volta di St.John&#8217;s, sull&#8217;isola di Terranova. Ed è proprio dal Canada che Marconi trasmette all&#8217;antenna installata in Inghilterra i<strong> tre punti</strong> che nel codice Morse indicano la <strong>lettera S</strong>.<br />
Negli anni seguenti Marconi prosegue con i suoi esperimenti, puntando ad ottenere un sistema di comunicazione transoceanico che sia effettivamente attendibile. Una delle prime occasioni in cui i segnali radio rivelano la loro enorme utilità è il naufragio del transatlantico Republic, all&#8217;inizio del 1909: i 1.700 viaggiatori vengono tratti in salvo proprio grazie alla possibilità di lanciare un SOS via radio. In quello stesso anno Marconi consegue il Premio Nobel per la Fisica.  L&#8217;inventore muore a Roma, nel luglio del 1937, in seguito ad un attacco cardiaco.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>10 dicembre 1964: Martin Luther King vince il Premio Nobel per la Pace</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 19:12:17 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_276239" class="wp-caption alignleft" style="width: 365px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/09/10-dicembre-martin-luther-king-nobel-pace-10-dicembre-1964-martin-luther-king-vince-il-premio-nobel-per-la-pace/martin-luther-king10/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-276239"><img class="size-medium wp-image-276239" title="martin-luther-king10" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/martin-luther-king10-355x270.jpg" alt="" width="355" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Martin Luther King</p></div>
<p><strong>10 DICEMBRE 1964: MARTIN LUTHER KING VINCE NOBEL PER LA PACE</strong> &#8211; Quella di <strong>Martin Luther King</strong> è stata una vita breve ma intensa, che ha portato il pastore protestante a diventare uno dei simboli della lotta non violenta per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti.</p>
<p>Martin Luther King nasce ad Atlanta, nel 1929, e dopo aver conseguito la laurea in Teologia, segue le orme di suo padre, scegliendo la vita religiosa e diventando pastore battista a Montgomery, una delle città in cui negli anni Cinquanta si avverte con maggiore forza la<strong> discriminazione razziale</strong>. Infatti in questi negli Usa, nonostante la schiavitù sia stata abolita da tempo, la segregazione nei confronti della popolazione afroamericana è legalizzata e la vita delle persone di colore si svolge separatamente rispetto a quella dei bianchi, regolamentata da norme rigide. In questo contesto la figura di King assume un peso sempre maggiore e il pastore diventa una figura di riferimento nel panorama dell&#8217;attivismo per i diritti civili: il suo ruolo di leader viene ufficializzato con l&#8217;elezione, nel 1957, alla presidenza della Sclc, il Congresso che riuniva le guide religiose cristiane degli stati del sud. In questi anni l&#8217;azione di King è finalizzata prevalentemente a scardinare il complesso di leggi segregazioniste che la popolazione di colore è costretta a rispettare e le sue iniziative assumono una rilevanza tale da indurre il presidente John Fitzgerald Kennedy ad incontrarlo in più di un&#8217;occasione dei primi anni Sessanta.</p>
<p>Tra le iniziative guidate dall&#8217;attivista nero, una su tutte è rimasta scolpita nella storia, ottenendo un&#8217;eco planetaria: la &#8216;<strong>marcia per il lavoro e la libertà</strong>&#8216; che, nell&#8217;agosto del 1963, King guida in collaborazione con i leader di altre organizzazioni per i diritti degli afroamericani. Per l&#8217;occasione più di 250mila persone arrivano a Washington: parlando davanti alla marea umana riunita al Lincoln Memorial, King pronuncia il celeberrimo discorso &#8220;I have a dream&#8221;. Il massimo riconoscimento alla lotta nonviolenta del reverendo arriva il <strong>10 dicembre del 1964</strong>, quando gli viene assegnato il <strong>Premio Nobel per la Pace</strong>.</p>
<p>Negli anni Sessanta il clima negli Usa si fa sempre più calso e gli scontri e le violenze sono all&#8217;ordine del giorno: la tensione arriva all&#8217;apice con l&#8217;<strong>omicidio</strong> dello stesso King, ucciso a Memphis con un colpo di fucile alla testa il 4 aprile del 1968. Per l&#8217;omicidio viene arrestato James Earl Ray, 40enne con vari precedenti penali che confessa il delitto: al termine del processo viene condannato a 99 anni di reclusione. In seguito Ray ritratta la confessione ma la richiesta di riapertura del processo viene respinta.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>7 dicembre 1941: la marina giapponese sferra l&#8217;attacco alla base Usa di Pearl Harbor</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 19:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/06/7-dicembre-attacco-pearl-harbor-7-dicembre-1941-la-marina-giapponese-sferra-lattacco-alla-base-usa-di-pearl-harbor/pearl-habor/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-274982"><img class="alignleft size-medium wp-image-274982" title="pearl-habor" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/pearl-habor-344x270.jpg" alt="" width="344" height="270" /></a>7 DICEMBRE 1941: ATTACCO GIAPPONESE A PEARL HARBOR</strong> &#8211; Quando, il<strong> 7 dicembre del 1941</strong>, la marina giapponese sferra l&#8217;offensiva contro la base americana di<strong> Pearl Harbor</strong>, le truppe statunitensi si trovano di stanza alle Hawaii da poco più di un anno. A disporre il trasferimento della neonata Flotta del Pacifico degli Usa era stato il presidente Franklin Delano Roosevelt, che aveva deciso di mettere in atto una contromossa per rispondere alle mire espansionistiche del Giappone in direzione dell&#8217;Indocina e alla sottoscrizione, da parte del governo di Tokio, del Patto Tripartito con l&#8217;Italia e la Germania nel quadro della Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Il 1941 è un anno decisivo per il conflitto, visto che le truppe tedesche prima procedono all&#8217;invasione dei Balcani e poi avviano l&#8217;operazione Barbarossa contro l&#8217;Urss. Ed è proprio nei giorni in cui le truppe sovietiche stanno procedendo alla controffensiva nei confronti delle truppe di Hitler che in Estremo Oriente si verifica uno degli episodi principali dell&#8217;intera guerra. La mattina del 7 dicembre più di 180 aerei giapponesi sorvolano la base di Pearl Harbor e iniziano la prima fase del <strong>bombardamento</strong>. Al primo raid ne segue poi un altro, per un totale di 350 velivoli impiegati nell&#8217;operazione.<br />
L&#8217;attacco provoca danni enormi alla marina americana: sette tra corazzate e cacciatorpediniere vengono affondati, quasi 190 aerei vengono distrutti e più di 2.300 militari perdono la vita.</p>
<p>L&#8217;attacco a Pearl Harbor era, ovviamente, pianificato da mesi e la sua attuazione viene permessa, tra le altre cose, dal <strong>fallimento dei negoziati</strong> tra il governo di Tokio e quello di Washington in merito alla possibile risoluzione delle controversie relative alla questione indocinese e alla conseguente revoca dell&#8217;embargo imposto dagli Usa al Giappone.</p>
<p>L&#8217;effetto immediato dell&#8217;azione è la definitiva discesa in campo degli Usa, che fino a quel momento non erano entrati nel conflitto, e la <strong>dichiarazione di guerra</strong> al Giappone. Il raid, pertanto, porta sì alla distruzione di una parte consistente delle corazzate americane, tuttavia porta anche all&#8217;intervento di Washington nel conflitto, cosa che risulterà decisiva nela conclusione della guerra a favore degli Alleati.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>3 dicembre 1984: migliaia di persone muoiono per una fuga di gas tossico a Bhopal</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:06:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[3 DICEMBRE 1984: DISASTRO DI BHOPAL &#8211; E&#8217; notte, a Bhopal, quando improvvisamente una densa nube bianca avvolge ogni cosa. Poco dopo la mezzanotte del 3 dicembre 1984 la città indiana, situata nello stato del Madhya Pradesh, viene investita da una fuga di gas sprigionatasi da una fabbrica appartenente alla Ucil, azienda consociata della statunitense [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_273515" class="wp-caption alignleft" style="width: 460px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/12/02/3-dicembre-bhopal-union-carbide-3-dicembre-1984-migliaia-di-persone-muoiono-per-una-fuga-di-gas-tossico-a-bhopal/india-bhopal-union-carbide/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-273515"><img class="size-medium wp-image-273515" title="india-bhopal-union-carbide" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/india-bhopal-union-carbide-450x270.jpg" alt="" width="450" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Lo stabilimento della Union Carbide a Bhopal</p></div>
<p><strong>3 DICEMBRE 1984: DISASTRO DI BHOPAL</strong> &#8211; E&#8217; notte, a <strong>Bhopal</strong>, quando improvvisamente una densa nube bianca avvolge ogni cosa. Poco dopo la mezzanotte del <strong>3 dicembre 1984</strong> la città indiana, situata nello stato del Madhya Pradesh, viene investita da una fuga di gas sprigionatasi da una fabbrica appartenente alla Ucil, azienda consociata della statunitense <strong>Union Carbide</strong>, ditta produttrice di pesticidi. La nube che fuoriesce è altamente tossica, tanto da provocare circa tremila morti nelle ore immediatamente successive all&#8217;incidente e da avvelenare altre migliaia di persone. Secondo le stime realizzate negli anni seguenti da Amnesty International, in totale le vittime di quello che è passato alla storia come disastro di Bhopal sono <strong>25mila</strong>. L&#8217;area infatti resta permanentemente inquinata da una catastrofe che viene ritenuta come l&#8217;incidente più grave nella storia industriale di tutto il mondo.</p>
<p>Come è stato accertato in seguito, la fuoriuscita del gas velenoso è avvenuta in seguito all&#8217;accidentale contatto tra l&#8217;acqua e l&#8217;<strong>isocianato di metile</strong>, un composto chimico utilizzato appunto nella produzione di pesticidi: il contatto tra l&#8217;acqua e la sostanza provoca un aumento del calore e della pressione nei serbatoi, facendo così saltare le valvole e permettendo pertanto la diffusione della nube sulla città. Gli effetti dell&#8217;incidente colpiscono complessivamente più di mezzo milione di persone, che hanno avuto problemi irreversibili agli occhi, ai polmoni, ai reni, all&#8217;apparato genitale, al sistema immunitario, al fegato, al sistema nervoso e all&#8217;apparato digerente.</p>
<p>In seguito al disastro vengono avviate numerose cause contro la Union Carbide e il governo di New Dehli si incarica della difesa dei cittadini indiani rimasti coinvolti direttamente o indirettamente, promulgando anche una legge ad hoc, attraverso la quale impedisce alle parti lese di agire personalmente nelle cause per l&#8217;incidente, in qualunque sede legale sia in India che in altri Paesi. Il governo indiano finisce per stipulare un accordo con la Union Carbide, in base al quale l&#8217;azienda si ritiene libera da ogni obbligo dietro il pagamento di un <strong>risarcimento</strong>: gran parte della somma, però, va in tasca a funzionari e avvocati e alle vittime arrivano solo poche centinaia di dollari, praticamente un&#8217;elemosina.</p>
<p>Nel giugno dello scorso anno un tribunale indiano ha pronunciato una sentenza di colpevolezza nei confronti di otto ex dipendenti dello stabilimento, accusati di negligenza: si tratta di una misura decisamente blanda, visto che gli imputati rischiano un massimo di due anni di carcere. Gli otto ex dipendenti sono tutti indiani, mentre tra gli imputati non figura <strong>Warren Anderson</strong>, all&#8217;epoca della tragedia numero uno della Union carbide: Anderson oggi ha 82 anni ed è ritenuto il primo responsabile dell&#8217;accaduto. L&#8217;allora presidente della Union Carbide viene arrestato nell&#8217;84 ma dopo il rilascio su cauzione non può essere processato, poiché risulta latitante.</p>
<p>A 27 anni dal disastro, lo stabilimento della Union Carbide è ancora lì. L&#8217;impianto è stato abbandonato e i resti non sono stati mai rimossi, quindi questo relitto velenoso continua a contaminare l&#8217;aria e l&#8217;acqua di Bhopal.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>1 dicembre 1989: Papa Giovanni Paolo II incontra Michail Gorbaciov</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 18:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_272766" class="wp-caption alignleft" style="width: 359px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/30/1-dicembre-papa-gorbaciov-1-dicembre-1989-papa-giovanni-paolo-ii-incontra-michail-gorbaciov/gorbaciov-papa/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-272766"><img class="size-medium wp-image-272766" title="gorbaciov-papa" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/gorbaciov-papa-349x270.jpg" alt="" width="349" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Michail Gorbaciov</p></div>
<p><strong>1 DICEMBRE 1989: INCONTRO GIOVANNI PAOLO II GORBACIOV</strong> &#8211; Nel 1989 l&#8217;Urss è sul punto di andare in pezzi. Quattro anni prima <strong>Michail Gorbaciov</strong> è approdato alla guida del Partito comunista e ha dato il via ad un rinnovamento radicale del sistema sovietico sulla base di due punti cardine: la glastnost &#8211; letteralmente &#8216;trasparenza&#8217; &#8211; e la perestrojka, cioè un insieme di riforme economiche. L&#8217;atteggiamento di Gorbaciov, completamente nuovo nella storia dell&#8217;Urss, consente il superamento della Guerra fredda che da mezzo secolo caratterizzava i rapporti con gli Stati Uniti e porta alla luce le enormi problematiche di natura economico finanziaria che fino a quel momento erano state deliberatamente occultate da parte del regime. Inoltre la fine della dittatura fa esplodere le rivendicazioni di indipendenza delle numerose popolazioni che da decenni, volenti o nolenti, vivevano sotto il giogo sovietico: all&#8217;inizio degli anni Novanta, infatti, le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) diventano di nuovo indipendenti e a dicembre del 1991 l&#8217;Urss cessa ufficialmente di esistere e il vastissimo territorio viene suddiviso in vari Paesi indipendenti: Russia, Georgia, Moldavia, Armenia, Tagikistan, Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan, Azerbaigian, Bielorussia, Ucraina e Kirghizistan.</p>
<p>Gorbaciov, dunque, ha un ruolo chiave nel processo di dissoluzione e la sua impostazione si presenta come totalmente inedita nella storia sovietica. Un episodio rappresentativo di questa nuova impostazione è l&#8217;incontro tra Gorbaciov e <strong>Papa Giovanni Paolo II</strong>, che fa del segretario del Pcus il primo leader sovietico a varcare le mura del Vaticano. E&#8217; il 1 dicembre del 1989.<br />
Nell&#8217;86 lo stesso Gorbaciov aveva preso parte ad un altro incontro storico, quello con il presidente americano Ronald Reagan, nel corso del quale i due capi di stato avevano discusso della riduzione degli armamenti.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>29 novembre 1947: l&#8217;Onu approva il Piano per la divisione della Palestina</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 19:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_201233" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/04/04/congo-aereo-onu-aereo-dellonu-si-schianta-in-congo-16-i-morti/onu-bandiera-2/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-201233"><img class="size-medium wp-image-201233" title="Onu-bandiera" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Onu-bandiera1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">La bandiera dell&#39;Onu</p></div>
<p><strong>29 NOVEMBRE 1947: ONU APPROVA PIANO DIVISIONE PALESTINA</strong> &#8211; Il <strong>Piano per dividere la Palestina</strong> venne studiato da un Comitato speciale istituito ad hoc dalle Nazioni Unite: si sperava che la commissione avrebbe trovato una soluzione alle controversie tra <strong>arabi</strong> ed <strong>ebrei</strong> esplose negli anni precedenti. Dagli anni Venti l&#8217;immigrazione degli ebrei nel territorio palestinese si era fatta sempre più consistente, per poi raggiungere picchi esponenziali a cavallo tra i due decenni successivi, in concomitanza con la persecuzione messa in atto dalla Germania naziasta di Adolf Hitler. I trasferimenti di massa avevano causato l&#8217;irritazione degli arabi: la popolazione musulmana, infatti, si riteneva penalizzata e percepiva l&#8217;arrivo degli ebrei come una vera e propria invasione in un luogo dalle scarse risorse.</p>
<p>I conflitti e gli scontri tra le due popolazioni si fecero sempre più aspri finché, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la controversia non arrivò all&#8217;attenzione dell&#8217;<strong>Onu</strong>. Le neonate Nazioni Unite decisero di costiture un Comitato speciale: gli incaricati misero a punto un disegno che prevedeva la divisione della Palestina in due Stati e che venne approvato dall&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;Onu con la Risoluzione 181 il <strong>29 novembre del 1947</strong>. Il piano prevedeva inoltre che Gerusalemme sarebbe stata posta sotto il controllo internazionale.</p>
<p>Gli ebrei &#8211; escluse le correnti del nazionalismo più acceso &#8211; si dissero per la maggior parte favorevoli ma gli arabi si opposero fermamente. La popolazione musulmana &#8211; sostenuta da altri Paesi arabi che si erano già costituiti come nazioni indipendenti &#8211; rigettò la proposta per varie ragioni: prima di tutto gli arabi ritenevano fosse un loro diritto ottenere l&#8217;intero territorio e non solo una porzione e poi si vedevano fortemente penalizzati dalla linea dei confini, poiché il piano dell&#8217;Onu prevedeva l&#8217;assegnazione di tutti gli sbocchi sul Mar di Galilea e sul Mar Rosso allo Stato ebraico e dava allo Stato arabo solo una porzione ridotta della costa sul Mediterraneo. Inoltre gli arabi lamentavano il fatto che si volesse dare la porzione maggiore della Palestina agli ebrei, che di fatto costituivano una fetta minoritaria del totale degli abitanti.</p>
<p>Nonostante l&#8217;opposizione araba, il progetto venne approvato e gli ebrei cantarono vittoria, poiché il voto Onu consentì la creazione di<strong> Israele</strong>. Ma la questione era tutt&#8217;altro che risolta: gli arabi hanno continuato ad opporsi ai confini stabiliti dal Piano anche negli anni seguenti e il conflitto tra le due popolazioni si è concretizzato in varie guerre che hanno coinvolto anche altri Paesi arabi e uno stato di scontro permanente interrotto solo da brevi tregue che si è protratto fino a oggi.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>27 novembre 1895: Alfred Nobel scrive il testamento con cui istituisce un premio annuale per varie discipline scientifiche e umanistiche</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 19:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[27 NOVEMBRE 1895: ISTITUITO PREMIO NOBEL &#8211; &#8220;La totalità del mio residuo patrimonio realizzabile dovrà essere utilizzata nel modo seguente: il capitale, dai miei esecutori testamentari impiegato in sicuri investimenti, dovrà costituire un fondo i cui interessi si distribuiranno annualmente in forma di premio a coloro che, durante l&#8217;anno precedente, più abbiano contribuito al benessere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_251662" class="wp-caption alignleft" style="width: 466px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/10/03/settimana-nobel-iniziata-la-settimana-dei-nobel-assegnato-quello-per-la-medicina/nobel-2/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-251662"><img class="size-full wp-image-251662" title="nobel" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/nobel1.jpg" alt="" width="456" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Premio Nobel</p></div>
<p><strong>27 NOVEMBRE 1895: ISTITUITO PREMIO NOBEL</strong> &#8211; &#8220;La totalità del mio residuo patrimonio realizzabile dovrà essere utilizzata nel modo seguente: il capitale, dai miei esecutori testamentari impiegato in sicuri investimenti, dovrà costituire un fondo i cui interessi si distribuiranno annualmente in forma di<strong> premio</strong> a coloro che, durante l&#8217;anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell&#8217;umanità&#8221;. Con queste parole <strong>Alfred Bernhard Nobel</strong>, scrivendo il suo testamento, dispose l&#8217;istituzione di quello che sarebbe diventato il più alto riconoscimento mondiale in numerose discipline scientifiche e umanistiche. Nobel nacque a Stoccolma 1833 in una famiglia benestante e trascorse gli anni dell&#8217;adolescenza e della giovinezza in Russia, dove studiò per diventare chimico. Il momento di svolta nella sua vita professionale si verificò nel 1867, quando inventò la dinamite: anche grazie a questa scoperta, lo scienziato svedese riuscì ad accumulare un notevole patrimonio e ad aprire laboratori e società in vari Paesi. Nobel scrisse il suo testamento il <strong>27 novembre del 1895</strong>, un anno prima di morire in seguito ad un&#8217;emorragia cerebrale. Nelle sue ultime volontà dispose appunto che con i suoi soldi venisse istituito un premio, da assegnare a cadenza annuale a persone che si fossero distinti nell&#8217;ambito della fisica, della chimica, della medicina e della letteratura. Lo scienziato dispose inoltre che venisse previsto un riconoscimento per la pace.</p>
<p>A partire dal 1901, pertanto, il premio Nobel viene consegnato una volta l&#8217;anno a personaggi che si siano distinti nei rispettivi ambiti di competenza. Dal 1969 è stato inoltre istituito il Nobel per l&#8217;economia. Nel corso degli anni è accaduto che il riconoscimento sia stato assegnato non ad una persona in particolare ma ad un <strong>ente</strong> o ad un&#8217;<strong>organizzazione</strong>, come nel caso del Nobel per la pace alla Croce Rossa, all&#8217;ONU e all&#8217;Uhcr, l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ci sono stati poi quattro casi in cui una stessa persona è stata premiata due volte: è il caso di <strong>Marie Curie</strong>, premiata nel 1903 per la fisica e otto anni più tardi per la chimica, di <strong>Linus Pauling</strong>, nel 1954 per la chimica e nel 1962 per la pace, di John Bardeen, nel 1956 e nel 1972 per la fisica, e di <strong>Frederick Sanger</strong>, per la chimica sia nel 1958 che nel 1980.</p>
<p>Ai vincitori del Nobel spetta anche un premio in denaro di 10 milioni di corone svedesi, che corrispondono a oltre un milione di euro.</p>
<div><em>Tatiana Della Carità</em></div>
<div><em><br />
</em></div>
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		<title>26 novembre 1789: negli Stati Uniti si celebra per la prima volta la festa del Ringraziamento</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 19:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[26 OTTOBRE 1789: USA CELEBRANO PRIMA FESTA DEL RINGRAZIAMENTO &#8211; Negli Stati Uniti il giorno del Ringraziamento è una delle più importanti feste nazionali. Si tratta di una tradizione che affonda le sue radici nel XVII secolo, quando i Padri Pellegrini &#8211; cioè coloro che partendo dall&#8217;Inghilterra diedero inizio al fenomeno migratorio di massa verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_270873" class="wp-caption alignleft" style="width: 415px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/25/26-novembre-ringraziamento-usa-festa-26-novembre-1789-negli-stati-uniti-si-celebra-per-la-prima-volta-la-festa-del-ringraziamento/usa-parata-ringraziamento/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-270873"><img class="size-medium wp-image-270873" title="usa-parata-ringraziamento" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/usa-parata-ringraziamento-405x270.jpg" alt="" width="405" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Carro ad una parata organizzata per la festa del Ringraziamento</p></div>
<p><strong>26 OTTOBRE 1789: USA CELEBRANO PRIMA FESTA DEL RINGRAZIAMENTO</strong> &#8211; Negli Stati Uniti il <strong>giorno del Ringraziamento</strong> è una delle più importanti feste nazionali. Si tratta di una tradizione che affonda le sue radici nel XVII secolo, quando i Padri Pellegrini &#8211; cioè coloro che partendo dall&#8217;Inghilterra diedero inizio al fenomeno migratorio di massa verso i territori americani &#8211; approdarono nel Nuovo Mondo e vollero celebrare l&#8217;esito positivo della prima stagione del raccolto con una giornata dedica appunto al ringraziamento a Dio.</p>
<p>Nei decenni successivi la festa del <em>Thanksgiving Day</em> venne adottata anche dagli altri Stati americani (poiché in un primo momento era stata istituita solo nel Massachusetts, la colonia fondata dai Padri Pellegrini) e venne istituzionalizzata nel <strong>1789</strong> dal George Washington e venne pertanto celebrata ufficialmente per il prima volta il <strong>26 novembre</strong> dello stesso anno. In seguito vari presidenti, da John Adams a James Madison, seguirono le orme di Washington tenendo un discorso per la festa del Ringraziamento. La tradizione divenne una prassi a partire dagli anni Sessanta dell&#8217;Ottocento: a partire da Abramo Lincoln, infatti, tutti i presidenti americani hanno parlato al Paese per l&#8217;occasione. La ricorrenza venne fissata per ogni anno al quarto giovedì di novembre.</p>
<p>Quella del Ringraziamento è una festa particolarmente importante per la popolazione statunitense e intorno a questa giornata sono nate, nel corso degli anni, varie abitudini e tradizioni: la più nota è certamente quella culinaria, che prevede di servire per pranzo un<strong> tacchino</strong>, ripieno di ingredienti che variano a seconda delle zone degli Usa.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>25 novembre 1990: in Polonia si svolgono le elezioni presidenziali dirette dopo il crollo del regime comunista</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 19:12:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[25 NOVEMBRE 1990: ELEZIONI IN POLONIA DOPO CROLLO REGIME COMUNISTA &#8211; Quella del 25 novembre del 1990 è stata una giornata storica per la Polonia. E&#8217; proprio in questa data infatti che sono state convocate le prime elezioni dirette nella storia del Paese. Nel 1990 la Polonia era reduce da quasi mezzo secolo di dominazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_270538" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/24/25-novembre-elezioni-polonia-25-novembre-1990-in-polonia-si-svolgono-le-elezioni-presidenziali-dirette-dopo-il-crollo-del-regime-comunista/polonia-lech-walesa-1/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-270538"><img class="size-full wp-image-270538" title="polonia-lech-walesa-1" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/polonia-lech-walesa-1.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Lech Walesa</p></div>
<p><strong>25 NOVEMBRE 1990: ELEZIONI IN POLONIA DOPO CROLLO REGIME COMUNISTA</strong> &#8211; Quella del <strong>25 novembre del 1990</strong> è stata una giornata storica per la <strong>Polonia</strong>. E&#8217; proprio in questa data infatti che sono state convocate le prime <strong>elezioni dirette</strong> nella storia del Paese.</p>
<p>Nel 1990 la Polonia era reduce da quasi mezzo secolo di dominazione sovietica: dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel corso della quale sono deceduti oltre sei milioni di polacchi, il territorio viene sottoposto al controllo dell&#8217;Urss (che con la sua Armata Rossa aveva respinto al di là del confine le truppe tedesche arrivate durante il conflitto) e anche il governo di Varsavia che si era formato tra il 1946 e il 1947 era gestito dal partito comunista. Visto che la Polonia faceva parte dei Paesi del <strong>blocco sovietico</strong>, tutta la vita politica era pressoché monopolizzata dai comunisti che, sul modello della dittatura staliniana, avevano messo al bando gli altri partiti e pilotato le elezioni. Nei decenni di permanenza del regime non mancarono, come in Urss e negli altri Stati satelliti, le repressioni violente del dissenso: è il caso, ad esempio, della manifestazione organizzata dagli operai i Poznan a giugno del 1956, duramente soffocata, almeno in un primo momento, dalle autorità di governo.</p>
<p>Un momento di relativo respiro si verificò dalla seconda metà degli anni Cinquanta, quando arrivò al potere una delle figure più importanti della politica polacca del dopoguerra,<strong> Władysław Gomułka</strong>. Gomulka era considerato un moderato e effettivamente nei primi anni della sua presidenza la dittatura assunse una linea meno rigida rispetto a quelle di altri paesi del blocco, ma dopo i primi anni di riforme le posizioni del governo si irrigidirono. L&#8217;era Gomulka arrivò al tramonto nel 1970, quando scoppiò un&#8217;ondata di proteste popolari in tutto il Paese: in un primo momento l&#8217;esercito optò per la linea repressiva, tuttavia il partito comunista ben presto capì che la sete di cambiamento della popolazione non si sarebbe spenta così facilmente. Gomulka venne rimosso e alla guida del governo arrivò <strong>Edward Gierek</strong>, che promise varie riforme politico economiche, tra cui maggiori libertà civili e aumenti dei salari.</p>
<p>Nel corso degli anni Settanta l&#8217;opposizione al regime si rafforzò e in questo stesso decennio prese il via l&#8217;inarrestabile declino della dittatura polacca. Momento chiave di questo processo fu la fondazione, alla fine del 1980, del sindacato <strong>Solidarnosc</strong>, che assunse in breve tempo la guida dell&#8217;opposizione antigovernativa. L&#8217;anno successivo il governo tentò il tutto per tutto, istituendo la legge marziale sotto la guida del generale Wojciech Jaruzelski. Tuttavia la decadenza della dittatura non poteva essere fermata, anche perché in questi anni la stessa Urss era sul punto di andare in pezzi.</p>
<p>Il regime vide il suo definitivo tramonto nel 1990, quando Jaruzelski rassegnò le dimissioni e vennero convocate le elezioni per il 25 novembre.<strong> Lech Walesa</strong>, leader di Solidarnosc, ottenne quasi il 40% dei voti e sfidò al secondo turno l&#8217;indipendente Stanisław Tymiński, vincendo con una maggioranza schiacciante.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>23 novembre 1980: terremoto in Irpinia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:12:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/22/23-novembre-terremoto-irpinia-23-novembre-1980-terremoto-in-irpinia/terremotoirpiniar400/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-269676"><img class="alignleft size-full wp-image-269676" title="TerremotoIrpiniaR400" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/TerremotoIrpiniaR400.jpg" alt="" width="348" height="234" /></a>23 NOVEMBRE 1980: TERREMOTO IN IRPINIA</strong> &#8211; Il <strong>terremoto dell&#8217;Irpinia</strong> è rimasto scolpito nella memoria degli italiani come una delle tragedie più gravi nella storia del Paese.<br />
E&#8217; il <strong>23 novembre 1980</strong> e sono passate da poco le 19.30 quando una violenta scossa colpisce la zona delle province di Potenza, Salerno e Avellino. Il sisma, di intensità di 6.5 gradi della scala Richter, si protrae per un minuto e mezzo e l&#8217;epicentro viene localizzato tra Conza della Campania, Teora e Castelnuovo di Conza. Gli effetti del terremoto sono disastrosi e coinvolgono ampie zone della Basilicata e della Campania: complessivamente i comuni danneggiati, in misura più o meno grave, sono quasi settecento, per un totale di centomila edifici sinistrati. In un primo momento le autorità italiane sottovalutano l&#8217;entità della tragedia e i soccorsi vengono inviati con notevole ritardo. Inoltre i mezzi dei soccorritori incontrano notevoli difficoltà a raggiungere le aree coinvolte poiché molte infrastrutture non sono in buono stato e comunque la gestione dell&#8217;emergenza risulta difficoltosa, anche perché nel 1980 ancora non esiste la Protezione Civile, che nascerà solo dodici anni dopo.<br />
Il primo a lanciare un duro<em> j&#8217;accuse</em> è l&#8217;allora presidente della Repubblica <strong>Sandro Pertini</strong>, che due giorni dopo la scossa, arriva in visita nelle zone terremotate. &#8220;Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci&#8221;, denuncia il capo dello Stato.<br />
I numeri del sisma sono impressionanti: quasi 9mila feriti, più di 2.900 morti e 280mila sfollati. <em></em></p>
<p>Per la <strong>ricostruzione</strong> uomini e aiuti economici vengono inviati dai governi di vari Paesi (dagli Usa alla Jugoslavia, dalla Francia all&#8217;Arabia Saudita, dall&#8217;Iraq all&#8217;Austria) e nei comuni più colpiti le prime case in legno per le famiglie rimaste senza un tetto arrivano già nei primi mesi dell&#8217;81, tuttavia sulla ricostruzione stessa &#8211; per la quale lo Stato italiano investe una quantità ingente di soldi pubblici &#8211; si crea un enorme giro speculativo. Sulla vicenda sono state aperte varie inchieste giudiziarie, che dimostrano come il denaro stanziato per l&#8217;Irpinia sia stato manipolato da imprenditori e politici e indirizzato a chi non ne aveva diritto. La <strong>speculazione</strong> sul terremoto in Irpinia è stata affrontata, nei primi anni Novanta, anche in un filone dell&#8217;inchiesta Mani Pulite, in cui vengono coinvolte decine di persone, tra le quali anche personalità di spicco come gli onorevoli della Dc Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino e Ciriaco De Mita.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>22 novembre 1963: il presidente americano John Kennedy viene assassinato a Dallas</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 19:18:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_269319" class="wp-caption alignleft" style="width: 375px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/21/22-novembre-kennedy-omicidio-22-novembre-1963-il-presidente-americano-john-kennedy-viene-assassinato-a-dallas/jfk/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-269319"><img class="size-medium wp-image-269319" title="jfk" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/jfk-365x270.jpg" alt="" width="365" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">John Kennedy</p></div>
<p><strong>22 NOVEMBRE 1963: OMICIDIO JOHN KENNEDY</strong> &#8211; <strong>John Fitzgerald Kennedy</strong> è stato il 35esimo e probabilmente il più noto presidente degli <strong>Usa</strong>. La sua presidenza è stata breve, tuttavia si è svolta il un periodo denso di avvenimenti importanti al livello internazionali. Inoltre la sua morte prematura, avvenuta il 22 novembre del 1963 in seguito ad un attentato a Dallas, ha contribuito ad accrescerne il mito.</p>
<p>Kennedy, classe 1917, vive un&#8217;adolescenza e una giovinezza segnate da numerosi problemi di salute (i più gravi riguardano una forma di osteoporosi alla spina dorsale), che tuttavia non gli impediscono di partecipare alla Seconda Guerra Mondiale e di buttarsi in politica negli anni immediatamente successivi al conflitto, quando entra in Senato nelle fila del Partito democratico come rappresentante del Massachusetts. Nel 1960 vince le primarie e diventa il candidato del partito alle presidenziali di quello stesso anno, alle quali riesce ad avere la meglio sul candidato repubblicano<strong> Richard Nixon</strong>. Kennedy diventa così il più giovane presidente eletto della storia degli Usa.</p>
<p>Sul piano internazionale Kennedy tenta per prima cosa di deporre il presidente cubano Fidel Castro ma il tentativo di sbarco nella Baia dei Porci, nel 1961, fallisce. Inoltre sotto la sua amministrazione si tocca uno dei più alti punti di tensione della <strong>Guerra Fredda</strong> quando, nell&#8217;ottobre del 1962, scoppia la <strong>crisi missilistica di Cuba</strong>: in questa occasione Usa e Urss si trovano ad un passo da una guerra nucleare, eventualità scongiurata solo da un accordo segreto raggiunto in extremis tra lo stesso Kennedy e il leader sovietico Nikita Kruscev.</p>
<p>E&#8217; inoltre rimasto celebre, sempre nel quadro dei rapporti con l&#8217;Unione sovietica, il discorso di Kennedy durante la <strong>visita a Berlino</strong>, quando il capo della Casa Bianca pronuncia parole dure contro la costruzione del Muro.</p>
<p>Un altro fronte della politica estera kennedyana è costituita dal coinvolgimento statunitense nella <strong>guerra del Vietnam</strong>: il presidente dispone l&#8217;invio di centinaia di migliaia di uomini nel Paese asiatico, lasciando poi una pesantissima eredità ai suoi successori, che si troveranno impantanati in un conflitto da cui gli Usa usciranno sconfitti a metà degli anni Settanta.</p>
<p>Kennedy ritiene infine estremamente importante lo sviluppo del <strong>programma spaziale</strong>, poiché all&#8217;inizio degli anni Sessanta l&#8217;Urss sembrava essere più avanti in questo campo: il presidente ottiene dal Congresso il via libera al Programma Apollo che alla fine del decennio avrebbe portato gli astronauti sulla Luna.</p>
<p>In generale, il presidente riesce a raggiungere, insieme a sua moglie Jacqueline, un incredibile grado di popolarità e il suo omicidio è una tragedia per tutto il Paese. L&#8217;attentato si verifica il <strong>22 novembre del 1963</strong>, quando Kennedy e Jacqueline sono in visita a Dallas. La coppia presidenziale si trova a bordo di un&#8217;auto scoperta, quando partono vari colpi di arma da fuoco in direzione della vettura. Un proiettile colpisce alla testa Kennedy, che si accascia sul sedile accanto alla moglie: il sangue sgorga, il presidente muore al Parkland memorial hospital poco più tardi. A poche ore dall&#8217;omicidio il presunto responsabile, <strong>Lee Harvey Orwald</strong>, viene arrestato. L&#8217;uomo però non fa in tempo ad essere processato, perché viene a sua volta ucciso due giorni più tardi.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>20 novembre 1975: muore il dittatore spagnolo Francisco Franco</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 19:07:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_268578" class="wp-caption alignleft" style="width: 406px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/19/20-novembre-franco-spagna-20-novembre-1975-muore-il-dittatore-spagnolo-francisco-franco/franco-spagna/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-268578"><img class="size-medium wp-image-268578" title="franco-spagna" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/franco-spagna-396x270.jpg" alt="" width="396" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Francisco Franco</p></div>
<p><strong>20 NOVEMBRE 1975: MUORE FRANCISCO FRANCO</strong> &#8211; Il generale <strong>Francisco Franco</strong> ha governato la Spagna per quasi 40 anni, facendo vivere al Paese uno dei periodi più drammatici della sua storia. Franco, nato nel piccolo comune di Ferrol, in Galizia, nel 1892, arriva al potere alla conclusione della <strong>Guerra civile spagnola</strong>. Il conflitto, scoppiato tre anni prima, vede soccombere le forze repubblicane ed è proprio nel contesto bellico che il futuro dittatore assume un ruolo guida: insieme ad altri tre generali (Gonzalo Queipo de Llano, Emilio Mola e José Sanjurio) organizza il golpe per rovesciare il Frente popular (uscito vittorioso dalle elezioni) da cui prendono il via i combattimenti e nel giro di poco tempo si impone come leader. La guerra, dunque, si chiude nel marzo del 1939: i nazionalisti, guidati da Franco, riescono ad avere la meglio soprattutto grazie al supporto di Germania e Italia, rette in quel momento rispettivamente dal nazismo di Adolf Hitler e dal fascismo di Benito Mussolini. Anche il Generalìsimo instaura in Spagna una dittatura fortemente personalizzata di stampo totalitario e repressivo, tuttavia nel quadro della <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong>, che scoppia nel settembre dello stesso anno, decide di non far scendere in campo la Spagna, attenendosi ad una sorta di neutralità benevola in favore dei Paesi dell&#8217;Asse e inviando comunque centinaia di migliaia di volontari a combattere in Urss.</p>
<p>Il sistema franchista è fortemente gerarchizzato e tra i suoi maggiori tratti distintivi figurano, oltre ovviamente all&#8217;autoritarismo, il <strong>protezionismo</strong> e il perseguimento dell&#8217;<strong>autarchia</strong> dal punto di vista economico e l&#8217;<strong>anticomunismo</strong> sul piano teorico-ideologico.</p>
<p>Negli anni del dopoguerra, lo stampo chiaramente fascista del franchismo spinge la comunità internazionale ad isolare Madrid, ma nei primi anni Cinquanta il teso clima di<strong> Guerra Fredda</strong> tra <strong>Usa</strong> e Urss porta Washington a stipulare nuove alleanze in Europa: Franco, con la sua avversione per i comunisti, appare come un ottimo partner, tanto che nel 1953 vengono firmati alcuni accordi l&#8217;apertura di basi americane in Spagna in cambio di aiuti economici. Dalla seconda metà del decennio il Paese vive una fase di grande<strong> sviluppo economico</strong>, da cui tuttavia la maggior parte della popolazione non trae grandi benefici, visto che il tenore di vita resta mediamente basso rispetto al resto d&#8217;Europa.<br />
Inoltre, come sempre accade nei totalitarismi, le libertà politiche e civili sono fortemente limitate: durante il franchismo in Spagna vige il divieto di sciopero, per la stampa è in vigore la censusa preventiva, le donne sposate non possono lavorare e, naturalmente, Franco è l&#8217;unica autorità riconosciuta a capo del Paese.</p>
<p>Il regime termina solo con la<strong> morte</strong> del Generalìsimo, che si ammala di Parkinson e si spegne il<strong> 20 novembre del 1975</strong>. La sua scomparsa permetterà al Paese di rinascere e di entrare, finalmente, in una nuova fase di democrazia.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>18 novembre 1626: consacrazione della Basilica di San Pietro a Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 17:25:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[18 NOVEMBRE 1626: CONSACRAZIONE BASILICA SAN PIETRO &#8211; I lavori per la costruzione della Basilica di San Pietro in Vaticano iniziarono nel 1506 e richiesero più di un secolo per essere portati a termine. Fu Papa Giulio II ad ordinare la realizzazione di un imponente edificio di culto a Roma, nel luogo in cui secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_209722" class="wp-caption alignleft" style="width: 269px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/04/30/beatificazione-giovanni-paolo-roma-beatificazione-di-giovanni-paolo-ii-il-piano-sicurezza/san-pietro/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-209722"><img class="size-full wp-image-209722" title="san pietro" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/san-pietro.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Piazza San Pietro a Roma</p></div>
<p><strong>18 NOVEMBRE 1626: CONSACRAZIONE BASILICA SAN PIETRO</strong> &#8211; I lavori per la costruzione della <strong>Basilica di San Pietro</strong> in Vaticano iniziarono nel 1506 e richiesero più di un secolo per essere portati a termine. Fu Papa Giulio II ad ordinare la realizzazione di un imponente edificio di culto a Roma, nel luogo in cui secondo la tradizione è stato sepolto San Pietro e dove, nel IV secolo, l&#8217;imperatore Costantino aveva fatto costruire un&#8217;altra maestosa basilica. Il progetto venne affidato a <strong>Donato Bramante</strong>, che mise a punto un disegno faraonico. I lavori però rallentarono notevolmente a partire dal 1513, quando morì Giulio II: la scomparsa del Pontefice fu seguita da quella dello stesso Bramante, che venne rimpiazzato da<strong> Raffaello Sanzio</strong>. Quando anche quest&#8217;ultimo morì, la costruzione venne affidata ad <strong>Antonio da Sangallo il Giovane</strong>, che realizzò anche un modello in legno della struttura. La successione di architetti innescò un acceso dibattito sulle modifiche da apportare al progetto e le discussioni finirono appunto per bloccare il cantiere per diversi anni. A metà del secolo, dopo la morte di Sangallo, le redini della costruzione vennero prese da <strong>Michelangelo Buonarroti</strong> a cui, nel 1564, succedettero prima Giacomo Della Porta e infine Carlo Maderno: fu proprio quest&#8217;ultimo, nominato da Papa Clemente VIII, a realizzare il completamento della Basilica. L&#8217;edificio, destinato a diventare un luogo simbolo della cristianità, venne inaugurato da<strong> Papa Urbano VIII</strong> con la <strong>consacrazione</strong> del <strong>18 novembre 1626</strong>.</p>
<p>La Basilica di San Pietro non è la chiesa della diocesi di Roma (titolo attribuito invece alla Basilica di San Giovanni in Laterano), tuttavia è il luogo cattolico per eccellenza e da secoli ospita le solenni celebrazioni dei riti religiosi in occasioni come il Natale, i giubilei, la Pasqua, le beatificazioni e le proclamazioni dei pontefici.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>17 novembre 1869: in Egitto viene aperto il Canale di Suez</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 18:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_173617" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/02/20/canal-di-suez-navi-da-guerra-iraniane-dirette-in-siria-israele-teme-per-le-sue-coste/canale-di-suez/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-173617"><img class="size-medium wp-image-173617" title="canale di suez" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/canale-di-suez-300x163.jpg" alt="" width="300" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Canale di Suez</p></div>
<p><strong>17 NOVEMBRE 1869: APERTURA CANALE DI SUEZ</strong> &#8211; Il <strong>Canale di Suez</strong>, in Egitto, collega il Mar Rosso e il Mar Mediterraneo e rappresenta un punto di grande importanza strategica. L&#8217;apertura del Canale è avvenuta il 17 novembre del 1869, in base ad un progetto dell&#8217;ingegnere trentino Luigi Negrelli e ad opera di una compagnia francese, le cui azioni erano proprietà in parte della<strong> Francia</strong> e in parte del governo egiziano. In un primo momento le altre grandi potenze del vecchio continente non riposero fiducia nel progetto, ma l&#8217;impatto dell&#8217;apertura del canale sul commercio internazionale fu subito evidente e destò in particolare l&#8217;interesse dell&#8217;<strong>Inghilterra</strong>, potenza navale per eccellenza. A pochi anni dall&#8217;inaugurazione, la corona britannica acquistò la quota di proprietà dell&#8217;Egitto, assicurandosi il controllo di un punto fondamentale nelle rotte verso oriente, controllo che verrà ulteriormente rafforzato nei primi anni Ottanta, con l&#8217;occupazione dell&#8217;Egitto da perte delle truppe inglesi.</p>
<p>Da allora il Canale di Suez &#8211; la cui importanza strategica è apparsa più che mai evidente nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale &#8211; è stato più volte al centro di scontri: uno dei momenti di maggiore tensione è stato raggiungto nel 1956, quando il governo egiziano guidato da<strong> Gamal Abd el-Nasser</strong> decise di nazionalizzare l&#8217;opera. La mossa di Nasser spinse Francia, Gran Bretagna e Israele (l&#8217;Egitto aveva chiuso il canale al passaggio delle navi dello Stato ebraico) ad intervenire militarmente. La missione militare, condannata dall&#8217;Onu, durò una settimana e si concluse con il ritiro delle truppe anglofrancesi in seguito ad un ultimatum lanciato da Usa e Urss.</p>
<p>Il canale è rimasto inoltre chiuso per otto anni dal giugno del 1967 in seguito alla vittoria di Israele su Siria, Egitto e Giordania nella <strong>Guerra dei sei giorni</strong>: solo la pace tra Egitto e Israele, nel 1979, ha restituito il canale al governo del Cairo.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>15 novembre 1889: destituito con un colpo di stato l&#8217;imperatore del Brasile Pedro II, nasce la repubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 17:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_266608" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/14/15-novembre-brasile-repubblica-15-novembre-1889-limperatore-del-brasile-pedro-ii-abdica-dopo-un-colpo-di-stato-nasce-la-repubblica/brasile_bandierar400/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-266608"><img class="size-full wp-image-266608" title="Brasile_BandieraR400" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Brasile_BandieraR400.jpg" alt="" width="350" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">La bandiera brasiliana</p></div>
<p><strong>15 NOVEMBRE 1889: NASCE REPUBBLICA IN BRASILE</strong> &#8211; Pedro II, nato a Rio de Janeiro nel 1825, venne incoronato imperatore del <strong>Brasile</strong> quando era appena un adolescente: aveva infatti 14 anni quando suo padre Pedro I, che per primo aveva ricoperto la carica dopo il raggiungimento dell&#8217;indipendenza dal Portogallo, abdicò in suo favore e il suo regno si protrasse fino alla fine degli anni Ottanta del XIX secolo.<br />
Al momento dell&#8217;incoronazione del secondo sovrano, il Brasile era uno stato di recente indipendenza: erano solo nove anni, infatti, che il vasto Paese sudamericano si era smarcato dall&#8217;autorità portoghese, mettendo fine, almeno sulla carta, ad un dominio coloniale durato quasi tre secoli e trasformandosi in una monarchia costituzionale. Quest&#8217;ultimo ordinamento, però, si concluse con il colpo di stato del <strong>15 novembre 1889</strong>, per mezzo del quale Pedro II venne destituito, aprendo l&#8217;era della <strong>repubblica</strong>. La rivoluzione non fu particolarmente violenta e costituì l&#8217;apice di un processo che si era messo in moto almeno un paio di decenni prima: già dal 1870, infatti, i movimenti e i gruppi di stampo repubblicano avevano acquistato un peso sempre maggiore, registrando un continuo incremento nelle adesioni. Nel 1888 questi stessi movimenti erano riusciti ad ottenere l&#8217;abolizione della schiavitù: il Brasile era rimasto l&#8217;ultimo Stato dell&#8217;America Latina a mantenere il sistema schiavistico.</p>
<p>Dopo la detronizzazione, Pedro II venne esiliato a Parigi, dove morì nel 1891.</p>
<p>In seguito alla proclamazione della repubblica, la guida dello stato venne affidata da <strong>Deodoro da Fonseca</strong>, che aveva guidato la rivolta e che assunse dunque l&#8217;incarico di presidente.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>12 novembre 1982: Yuri Andropov succede a Leonid Breznev alla guida dell&#8217;Urss</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:16:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_265603" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/11/12-novembre-andropov-urss-12-novembre-1982-yuri-andropov-succede-a-leonid-breznev-alla-guida-dellurss/andropov/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-265603"><img class="size-full wp-image-265603" title="andropov" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/andropov.jpg" alt="" width="225" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">Yuri Andropov</p></div>
<p><strong>12 NOVEMBRE 1982: ANDROPOV ELETTO ALLA GUIDA DELL&#8217;URSS</strong> &#8211; <strong>Yuri Andropov</strong> è stato un personaggio centrale nella storia russa, nonostante la sua permanenza effettiva al vertice del potere in Urss sia stata breve. La carriera politica di Andropov inizia negli anni Quaranta, quando diventa leader dell&#8217;organo giovanile del Partito comunista nella Repubblica Carelo-Finlandese e all&#8217;inizio del decennio successivo entra a far parte della segreteria centrale del Pcus. Nel 1967 conquista il ruolo cruciale di capo del<strong> Kgb</strong>, la principale agenzia di servizi segreti dell&#8217;Urss, carica che manterrà fino ai primi anni Ottanta. Ed è proprio all&#8217;inizio di questo decennio, il <strong>12 novembre del 1981</strong>, che Andropov viene eletto <strong>segretario generale del Partito comunista sovietico</strong>, strappando la poltrona a Konstantin Cernenko e diventando così il capo del regime. Ma la permanenza al posto che negli anni precedenti era stato ricoperto da Josif Stalin, di Nikita Kruscev e di Leonid Breznev non dura a lungo: Andropov muore a Mosca, a causa di un&#8217;insufficienza renale, nel febbraio dell&#8217;84.</p>
<p>Nei primi anni Ottanta l&#8217;Urss aveva già imboccato la via della decadenza e aveva da tempo iniziato a percorrere la strada che avrebbero portato la dittatura all&#8217;implosione. Nel corso della breve presidenza di Andropov, le relazioni tra Unione sovietica e Usa registrarono un certo peggioramento, soprattutto perché la sua elezione fu di poco successiva all&#8217;arrivo alla Casa Bianca di <strong>Ronald Reagan</strong>, che adottò un atteggiamento molto duro nel rapporto con i sovietici. Andropov adottò il pugno di ferro nei confronti delle rivolte scoppiate in Ungheria, tuttavia non sono pochi gli osservatori che lo considerano relativamente tollerante e indirizzato verso una certa innovazione, soprattutto perché favorì la carriera di Michail Gorbacev all&#8217;interno del Pcus. D&#8217;altra parte, avendo guidato per un ventennio il Kgb, è stato anche ferocemente criticato.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>11 novembre 2004: muore il leader palestinese Yasser Arafat</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 19:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_265184" class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><a href="http://www.direttanews.it/2011/11/10/11-novembre-arafat-11-novembre-2004-muore-il-leader-palestinese-yasser-arafat/arafat2/#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" rel="attachment wp-att-265184"><img class="size-full wp-image-265184" title="arafat2" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/arafat2.jpg" alt="" width="320" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Yasser Arafat</p></div>
<p><strong>11 NOVEMBRE 2004: MUORE ARAFAT</strong> &#8211; Quella di <strong>Yasser Arafat</strong> è stata una delle figure più rilevanti del panorama politico internazionale del ventesimo secolo. Classe 1929, Arafat trascorre gli anni della gioventù in Egitto e, mentre studia Ingegneria civile al Cairo, entra a far parte della Fratellanza Musulmana. Nella seconda metà degli anni Cinquanta si trasferisce in Kuwait per motivi professionali e proprio alla fine del decennio il suo impegno politico per la causa palestinese si concretizza nella partecipazione alla fondazione dell&#8217;organizzazione al-Fatah: quest&#8217;ultima debutta con un attacco militare nel &#8217;63, quando viene organizzato, con l&#8217;appoggio siriano, il sabotaggio di un impianto idrico appartenente a Israele. Il peso di Arafat si fa sempre maggiore, tanto che nel 1969 viene nominato capo dell&#8217;<strong>Organizzazione per la liberazione della Palestina</strong>, fondata cinque anni prima. Da questo momento fino alla morte il politico palestinese mantiene saldamente in mano le redini dell&#8217;Olp, diventando non solo un personaggio politico di primo piano sulla scena politica mondiale ma il vero e proprio simbolo della causa palestinese. A metà degli anni Settanta l&#8217;Organizzazione viene riconosciuta come unica rappresentanza legittima dei palestinesi e dieci anni più tardi la stessa Olp annuncia la nascita dello Stato palestinese con governo in esilio, poiché Arafat e i suoi si trovano in Tunisia.<br />
Nel 1991 si aprono i primi negoziati con Israele, che però subiscono i tentativi di boicottaggio da parte degli Usa, a causa dell&#8217;appoggio dato dall&#8217;Olp all&#8217;Iraq di Saddam Hussein nella Guerra del Golfo. Da allora i colloqui tra le due parti hanno attraversato fasi altalenanti, alternando periodi di tregua a momenti di scontro aperto.</p>
<p>Arafat <strong>è morto in Francia, a Clamart, l&#8217;11 novembre del 2004</strong>. La sua opera politico diplomatica è stata criticata dagli oppositori, che lo hanno accusato più volte di sostenere azioni di terrorismo contro Israele e di non lavorare per la pace con lo Stato ebraico. Allo stesso tempo buona parte del mondo arabo ha visto in lui un leader carismatico, un politico che ha speso tutta la vita a sostegno della causa palestinese, divenendone l&#8217;incarnazione.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>2 agosto 1990: le truppe irachene di Saddam Hussein invadono il Kuwait, dando inizio alla Guerra del Golfo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 18:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[2 AGOSTO 1990: INIZIA PRIMA GUERRA DEL GOLFO &#8211; E&#8217; il 2 agosto del 1990 quando le truppe irachene invadono il territorio del Kuwait. Saddam Hussein, alla guida dell&#8217;Iraq dal 1979, giustifica ufficialmente l&#8217;azione con un pretesto etnico, sostenendo cioè l&#8217;appartenenza della popolazione dell&#8217;emirato alla comunità irachena. Le autorità di Baghdad accusano inoltre il Kuwait [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/guerra_golfo.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-236645" title="guerra_golfo" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/guerra_golfo-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>2 AGOSTO 1990: INIZIA PRIMA GUERRA DEL GOLFO</strong> &#8211; E&#8217; il 2 agosto del 1990 quando le <strong>truppe irachene</strong> invadono il territorio del <strong>Kuwait</strong>. Saddam Hussein, alla guida dell&#8217;Iraq dal 1979, giustifica ufficialmente l&#8217;azione con un pretesto etnico, sostenendo cioè l&#8217;appartenenza della popolazione dell&#8217;emirato alla comunità irachena. Le autorità di Baghdad accusano inoltre il Kuwait di usare il petrolio come strumento per danneggiare economicamente l&#8217;Iraq. In realtà si tratta di una sfida lanciata all&#8217;Occidente e in primo luogo agli Stati Uniti, che in quegli anni stanno adottando una linea ritenuta ambigua nella regione mediorientale, e soprattutto un modo per appropriarsi di sostanziose risorse petrolifere che permetterebbero di rimpinguare le casse dello Stato dopo la guerra contro l&#8217;Iran. Durante il conflitto, il governo di Saddam Hussein aveva beneficiato degli aiuti militari di numerosi Paesi ma in seguito all&#8217;invasione l&#8217;atteggiamento internazionale cambia radicalmente. L&#8217;azione irachena dà il via a quella che passerà alla storia come prima<strong> Guerra del Golfo</strong>. Si tratta di una minaccia agli interessi degli Usa, che ritengono fondamentale tutelare la sicurezza dell&#8217;Arabia Saudita, messa appunto a rischio dai contrasti tra Iran e Iraq. La missione militare avviata dal raìs rischia di sconvolgere gli equilibri, già precari, nella zona, cosa ritenuta intollerabile da parte statunitense.</p>
<p>Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce e condanna l&#8217;invasione, chiedendo il ritiro dei militari di Saddam e decidendo sanzioni finanziarie. Nel frattempo l&#8217;allora presidente americano George Bush annuncia l&#8217;avvio di un&#8217;operazione, denominata <strong>Desert Shield</strong>, per evitare l&#8217;invasione irachena dell&#8217;Arabia Saudita. A novembre l&#8217;Onu vota la risoluzione 678, con cui si fissa l&#8217;ultimatum per il ritiro dei militari dal Kuwait al 15 gennaio del 1991 e viene, in pratica, autorizzato l&#8217;uso della forza contro le truppe di Saddam. L&#8217;Iraq non rispetta la scadenza, innescando così l&#8217;operazione <strong>Desert Storm</strong>, cioè l&#8217;intervento militare di una coalizione formata da 34 Paesi. La guerra si conclude nel giro di pochi giorni, il 28 febbraio, con la vittoria della coalizione e il ritiro degli iracheni.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>28 luglio 1914: scoppia la Prima Guerra Mondiale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 18:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_235517" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/prima-guerra-mondiale2.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-235517" title="prima-guerra-mondiale2" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/prima-guerra-mondiale2-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a><p class="wp-caption-text">Soldati in trincea durante la Prima Guerra Mondiale</p></div>
<p><strong>28 LUGLIO 1914: SCOPPIA PRIMA GUERRA MONDIALE </strong>- Il 28 giugno del 1914 la città di <strong>Sarajevo</strong> è teatro di un evento che cambierà il mondo: il 20enne Gavrilo Princip, nazionalista serbo, <strong>uccide Francesco Ferdinando, arciduca d&#8217;Austria </strong>nonché erede al trono dell&#8217;Impero Asburgico. L&#8217;avvenimento si verifica in un momento di particolare tensione tra le potenze europee: archiviato il periodo in cui le mosse diplomatiche del cancelliere tedesco Otto von Bismarck avevano mantenuto la pace e l&#8217;equilibrio sul continente, l&#8217;imperatore Guglielmo II mette in crisi alcune delle alleanze fondamentali che lo stesso Bismarck aveva stipulato e soprattutto crea una marina militare della Germania. Quest&#8217;ultima decisione allarma soprattutto la Gran Bretagna, dotata della più grande flotta al mondo, che teme di vedere messa in discussione la propria supremazia sui mari. La tensione in Europa sale vertiginosamente e i vari governi incrementano le spese militari.</p>
<p>Su questo contesto generale si innestano le sempre maggiori mire nazionalistiche dei Paesi dei Balcani e in particolare della <strong>Serbia</strong>, che punta ad un consistente ingrandimento territoriale unificando le popolazioni jugoslave, cioè degli slavi del sud. Ma l&#8217;Austria-Ungheria, che nel 1908 aveva annesso ai propri territori la Bosnia-Erzegovina, è ostile al progetto, che minerebbe l&#8217;influenza imperiale nell&#8217;area, dunque punta a sua volta alla creazione di un altro stato slavo che possa contrastare il disegno serbo. Questo porta dunque gli estremisti serbi, riunitisi nel gruppo Mano Nera, a pianificare e realizzare l&#8217;omicidio dell&#8217;arciduca. L&#8217;azione, però, non fa altro che fornire all&#8217;Austria-Ungheria un ottimo pretesto per <strong>dichiarare guerra alla Serbia</strong>, cosa che avviene il <strong>28 luglio del 1914</strong>. Per effetto delle diverse alleanze attive tra i Paesi europei scoppia quindi la <strong>Prima Guerra Mondiale</strong>: la Russia inizia la propria mobilitazione per sostenere la Serbia, cosa che porta la Germania a dichiarare guerra allo zar e alla Francia, alleata di quest&#8217;ultimo. Scendono in campo inoltre, con modi e tempi differenti, Italia, Stati Uniti, Impero Ottomano, Giappone, Grecia e Romania.</p>
<p>I governanti tedeschi erano convinti che si sarebbe trattato di una &#8216;guerra lampo&#8217; ma in realtà dopo pochi mesi lo scontro si trasforma in un logorante conflitto di posizione. La guerra si conclude soltanto l&#8217;11 novembre del 1918, quando la Germania firma la resa. La chiusura delle ostilità provoca conseguenze radicali dal punto di vista politico territoriale sull&#8217;intero continente europeo: l&#8217;Impero Ottomano si dissolve, l&#8217;Austria-Ungheria crolla, nascono nuovi Stati (Cecoslovacchia, Jugoslavia, Austria e Ungheria) e viene istituta la <strong>Società delle Nazioni </strong>nel tentativo di evitare nuovi conflitti militari e mantenere così la pace in Europa.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>26 luglio 1953: inizia la Rivoluzione cubana</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 18:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_234927" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/che_fidel01.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-234927" title="che_fidel01" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/che_fidel01-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Ernesto Guevara e Fidel Castro</p></div>
<p>26 LUGLIO 1953: INIZIA RIVOLUZIONE CUBANA </strong>- A Cuba Fulgencio Batista, sergente dell&#8217;esercito, era arrivato alla guida del Paese con il <strong>colpo di stato del settembre del 1933</strong>, con cui aveva ottenuto il potere di fatto. Batista viene eletto alla presidenza nel 1940: il suo mandato scade quattro anni più tardi ma lui torna al potere nel 1952, con un altro golpe, sostituendosi al presidente Carlos Prìo Socarras. I cubani in un primo momento sperano il cambiamento porti dei miglioramenti nella qualità della vita e, in effetti, grazie agli investimenti statunitensi e allo sviluppo del settore turistico, l&#8217;isola inizia a godere di una certa prosperità.</p>
<p>Ma quella di Batista è una vera e propria dittatura, che esercita un controllo pressoché totale sulle organizzazioni sindacali e sulle forze armate e che reprime ogni forma di opposizione. Il dittatore inoltre ha stretti rapporti con la mafia locale. Rapidamente, dunque, si sviluppa una consistente<strong> opposizione al regime</strong>: una delle figure più importanti tra i dissidenti è quella dell&#8217;avvocato <strong>Fidel Castro</strong>, che in un primo momento aveva tentato di far saltare Batista denunciandolo per attentato alla costituzione. Questa, però, non si rivela la soluzione, quindi gli oppositori optano per la rivolta armata: il<strong> 26 luglio del 1953 </strong>Castro e i suoi assaltano la<strong> caserma Moncada</strong>, a Santiago, e questa data, nonostante il fallimento dell&#8217;operazione, viene presa come punto di partenza della Rivoluzione Cubana. L&#8217;attacco, infatti, non va a buon fine: molti degli uomini di Castro muoiono e gli altri, tra cui lui stesso, vengono arrestati. Il futuro presidente cubano viene condannato a sedici anni di prigione. Nel 1955, però, Batista dispone la liberazione dei detenuti politici e Castro viene mandato in esilio in Messico, da dove organizza un nuovo attacco alla dittatura: proprio in questo periodo avviene l&#8217;incontro con<strong> Ernesto Guevara</strong>, successivamente soprannominato &#8216;Che&#8217;, che si unisce ai ribelli.</p>
<p>Nel 1956 i due partono alla volta di Cuba con un&#8217;ottantina di compagni: riescono a sbarcare sull&#8217;isola ma vengono subito attaccati dalle forze armate. Solo una decina, tra cui Castro e Guevara, sopravvivono all&#8217;azione e vanno a nascondersi nella Sierra Maestra: la loro causa incontra il favore di buona parte della popolazione e nuovi elementi entrano a far parte della squadra dei rivoluzionari. I ribelli sono determinati e alla fine riescono ad ottenere la vittoria nella rivoluzione: dopo innumerevoli battaglie, la conquista del Paese viene completata l&#8217;8 gennaio del 1959, con l&#8217;<strong>arrivo trionfale di Fidel Castro e dei suoi all&#8217;Avana</strong>. Nel frattempo Batista aveva lasciato Cuba a dicembre dell&#8217;anno precedente.</p>
<p>Castro intanto si era imposto come leader del movimento: a febbraio diventa primo ministro e negli anni successivi instaura una dittatura di stampo socialista, mantenendo saldamente il potere nelle sue mani fino al 2008, quando gli succede il fratello Raul.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>Nuove teorie sulla scomparsa dei dinosauri</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 19:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_234746" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/allosaurus.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-thumbnail wp-image-234746" title="allosaurus" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/allosaurus-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Un Allosauro</p></div>
<p>DINOSAURI</strong> &#8211; Una nuova affascinante teoria sulla <strong>scomparsa dei dinosauri</strong> viene formulata dagli scienziati. Gli <strong>animali preistorici</strong>, esseri imponenti vissuti sulla<strong> Terra</strong> 65 milioni di anni orsono, si sono<strong> estinti </strong>in maniera repentina per motivi ancora sconosciuti. Molte le teorie dei ricercatori, ma prove certe sull’imprivvisa moria dei mastodontici <strong>animali</strong> ancora non ce ne sono.</p>
<p>Fra le possibili cause ipotizzate, <strong>corpi celesti caduti sul nostro pianeta, radiazioni interplanetarie, grandi eruzioni vulcaniche con emissione di sostanze velenose nell’atmosfera.</strong> E’ stata presa in esame anche la possibile variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre, con relativi mutamenti climatici.  Ora ricerche condotte dall’università di Utrecht si orientano sulla propagazione di ingenti quantità di gas nell’aria, soprattutto metano.</p>
<p>Secondo l’equipe, sarebbe bastato un minimo quantitativo di anidride carbonica formatasi a seguito di fenomeni vulcanici a far aumentare le temperature degli oceani e del pianeta, ed il metano contenuto nelle profondità marine sarebbe fuoriuscito salendo in superficie innalzando ancor di più le temperature sulla terra. Lo studioso Micha Ruhl, promotore della ricerca ha dichiarato: “Il nostro studio mostra quello che è accaduto in passato e che potrebbe accadere di nuovo. Sarebbe meglio prendere sul serio il surriscaldamento climatico, la prossima estinzione potrebbe riguardare noi&#8221;.</p>
<p>Marco Galluzzi</p>
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		<title>20 luglio 1944: i congiurati dell&#8217;operazione Valchiria tentano di uccidere Hitler</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 18:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_209621" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/hitler.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-209621" title="hitler" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/hitler-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Adolf Hitler</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>20 LUGLIO 1944: ATTENTATO A HITLER </strong>- Se quella che è passata alla storia come <strong>operazione Valchiria </strong>fosse andata a buon fine, la Seconda Guerra Mondiale si sarebbe conclusa con un anno di anticipo. L&#8217;operazione stessa costituì la maggiore espressione del dissenso all&#8217;interno del regime di<strong> Adolf Hitler</strong> nel quadro delle gerarchie militare. La disapprovazione nei confronti del Fuhrer e dei suoi metodi si fece particolarmente viva nel 1942: a questo clima contribuirono le prime sconfitte subite dalla Germania nel quadro del conflitto.</p>
<p>Si creò dunque un gruppo di militari che iniziò a studiare un piano per eliminare Hitler: dopo alcuni tentativi di colpo di stato naufragati per lo più per problemi tecnici, tra il &#8217;42 e il &#8217;43, i cospiratori iniziarono a pianificare l&#8217;operazione Valchiria. Il progetto di un attentato alla vita di Hitler prese forma nella seconda metà del 1943, quando la situazione sul piano bellico iniziava a farsi critica per i tedeschi. Buona parte dell&#8217;esercito pensava infatti che il protrarsi della guerra avrebbe portato il Paese al disastro e, visto che il Fuhrer non voleva sentir parlare di resa, l&#8217;unico modo per chiudere il conflitto apparve l&#8217;eliminazione del leader, a cui sarebbe seguito un nuovo governo.</p>
<p>Nella primavera del 1944 aderì al complotto anche<strong> Erwin Rommel</strong>, che aveva comandato le forze tedesche inviate in Africa due anni prima. Il problema principale era quello dell&#8217;attuazione pratica dell&#8217;attentato, poiché Hitler era ben protetto (anche perché i vertici della Gestapo, la polizia nazista, sospettavano che gli ufficiali dell&#8217;esercito stessero tramando contro il Fuhrer) e aveva ridotto all&#8217;osso le sue apparizioni pubbliche. Inoltre i generali ritenevano che fosse necessario uccidere non solo Hitler ma anche due tra i personaggi a lui più vicini,<strong> Heinrich Himmler e Hermann Göring</strong>.</p>
<p>La figura chiave all&#8217;interno del gruppo dei congiurati era <strong>Claus Schenk von Stauffenberg</strong>, tenente colonnello che all&#8217;inizio di luglio del 1944 ottenne la nomina di capo di Stato maggiore per l&#8217;esercito territoriale a Berlino, avendo quindi la possibilità di partecipare alle riunioni con il Fuhrer.</p>
<p>La data scelta per l&#8217;attentato è il <strong>20 luglio del 1944</strong>, data in cui von Stauffenberg era stato convocato alla Wolfsschanze (il luogo cioè dove Hitler aveva stabilito il suo quartier generale dal giugno del 1941) per un incontro con Hitler. Lui e il tenente Werner von Haeften si recarono al quartier generale portando nelle rispettive borse due ordigni esplosivi, che avrebbero dovuto scoppiare secondo un meccanismo a tempo: l&#8217;incontro col Fuhrer, però, venne anticipato di mezz&#8217;ora, cosa che creò ai due diversi problemi tecnici. I due ufficiali riuscirono comunque a lasciare le bombe all&#8217;interno del rifugio, uscendone prima della deflagrazione. <strong>Hitler, però, rimase illeso</strong>.</p>
<p>Von Stauffenberg, von Haeften vennero arrestati e giustiziati il giorno seguente, insieme ad altri due ufficiali direttamente coinvolti nell&#8217;attentato. In un secondo momento tutto coloro che avevano avuto in qualche modo a che fare con il complotto vennero catturati, per un totale di cinquemila arresti: tra questi, duecento vennero giustiziati.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>19 luglio 1992: Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta muoiono nella strage di via d&#8217;Amelio</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 18:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_233238" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/borsellino_long_N.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-233238" title="borsellino_long_N" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/borsellino_long_N-300x252.jpg" alt="" width="300" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Borsellino</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>19 LUGLIO 1992: STRAGE DI VIA D&#8217;AMELIO </strong>- <strong>Paolo Borsellino </strong>nasce a Palermo nel 1940. Dopo la laurea in giurisprudenza entra in magistratura, iniziando così la carriera che lo porterà a lottare fino alla morte contro Cosa nostra. Nel 1980 entra a far parte del neonato <strong>pool antimafia</strong> insieme al collega e amico <strong>Giovanni Falcone</strong>: l&#8217;azione del gruppo porta, nel 1984, all&#8217;arresto per mafia del sindaco di Palermo Vito Ciancimino. In questo stesso periodo il boss Tommaso Buscetta, arrestato in Brasile, inizia la sua collaborazione con la giustizia, aiutando i magistrati della squadra a ricostruire la struttura di Cosa nostra.</p>
<p>A cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta il destino di Borsellino è segnato: Cosa nostra inizia a pianificare il suo omicidio e quello di Falcone, poiché entrambi stanno combattendo tenacemente contro l&#8217;organizzazione mafiosa e le sue ramificazioni. Il 23 maggio del 1992 è la volta di Falcone, che salta in aria in autostrada, vicino Capaci, insieme alla moglie Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Vito Schifano e Antonio Montinaro. Il magistrato stava tornando da Roma e al passaggio della sua automobile Giovanni Brusca preme il pulsante che innesca l&#8217;esplosione: la galleria scavata sotto la strada era stata riempita di tritolo e lo scoppio è enorme.</p>
<p>La<strong> strage di Capaci</strong> aumenta la consapevolezza di Borsellino di avere le ore contate e il suo presentimento, purtroppo, è giusto. Il 19 luglio del 1992 il magistrato sta andando a trovare la madre, che abita in<strong> via d&#8217;Amelio </strong>a Palermo. Al suo arrivo una Fiat 126 imbottita di esplosivo viene fatta saltare in aria: nello scoppio muoiono, oltre a Borsellino, gli agenti della sua scorta Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, Emanuela Loi e Walter Eddie Cosina.</p>
<p>La strage di via d&#8217;Amelio è una tragedia annunciata: come sottolinea il magistrato Antonino Caponnetto subito dopo l&#8217;esplosione, Borsellino &#8220;aveva chiesto alla questura già venti giorni prima dell&#8217;attentato di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l&#8217;abitazione della madre (proprio perché considerava la zona a rischio, ndr) Ma la domanda era rimasta inevasa&#8221;.</p>
<p>Da questo momento in poi la figura di Borsellino diventa quella di un <strong>eroe civile</strong>, che, come Falcone, ha dato la vita per lo Stato. In merito alle responsabilità dell&#8217;accaduto, sono molti gli osservatori, i giornalisti e gli esperti che ritengono che la paternità dell&#8217;attentato non vada attribuita solo a Cosa nostra. Salvatore Borsellino, fratello del giudice, si è detto più volte convinto che quella avvenuta a via d&#8217;Amelio sia una &#8220;<strong>strage di Stato</strong>&#8220;, denunciando l&#8217;esistenza di &#8220;un disegno ben preciso che non fa andare avanti certe indagini, non fa andare avanti questi processi, che mira a coprire di oblio agli occhi dell’opinione pubblica questa verità, una verità tragica perché mina i fondamenti di questa nostra repubblica&#8221;.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>17 luglio 1936: inizia la Guerra civile spagnola</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 18:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<div id="attachment_232779" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/bandiera-spagna2.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-232779" title="bandiera-spagna2" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/bandiera-spagna2-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">La bandiera spagnola</p></div>
<p>17 LUGLIO 1936: INIZIA GUERRA CIVILE SPAGNOLA </strong>- Negli anni Trenta la Spagna attraversava una fase politica piuttosto complessa: all&#8217;inizio del decennio il sovrano Alfonso XIII aveva lasciato il trono e in seguito alla sua partenza era nata la <strong>seconda repubblica</strong> spagnola: le elezioni indette nel 1933 avevano portato alla formazione di un esecutivo di centro destra ma la coalizione di governo attraversò varie crisi, che portarono alla convocazione di nuove consultazioni per il 1936. Questa volta dalle urne uscirono vittoriosi i partiti della sinistra che formavano il <strong>Frente Popular</strong> ma l&#8217;esito del voto venne fortemente contestaro dai partiti di destra, che accusavano i vincitori di brogli elettorali.</p>
<p>In questi stessi giorni il generale Emilio Mola riuscì a riunire i carlisti, cioè i cattolici monarchici di estrema destra, e a convincerli ad un&#8217;<strong>insurrezione</strong> con le forze armate per la realizzazione di un colpo di stato. La sollevazione contro il governo venne messa in atto il <strong>17 luglio del 1936</strong>: con questa insurrezione, che il Frente pupular contrastò con le truppe lealiste e con milizie di volontari, iniziò la <strong>Guerra civile spagnola</strong>. Sul piano internazionale, il colpo di stato venne appoggiato apertamente dalla Germania di Hitler che dall&#8217;Italia di Mussolini mentre il governo legittimo godette del sostegno dell&#8217;Unione Sovietica e della Francia. L&#8217;appoggio dei paesi dell&#8217;Asse mise i nazionalisti in una posizione di vantaggio, anche se le forze repubblicane resistettero tenacemente in città fondamentali quali Barcellona e Madrid. A guidare il golpe c&#8217;erano quelli che sono passati alla storia come &#8216;cuatro generales&#8217;: Mola, <strong>Francisco Franco</strong>, José Enrique Varela e Gonzalo Queipo de Llano. Dopo poco tempo, tuttavia, fu Franco ad imporsi come leader.</p>
<p>Il conflitto interno in Spagna fu particolarmente sanguinoso e si caratterizzò per episodi estremamente tragici, come il bombardamento della città di<strong> Guernica </strong>il 26 aprile del 1937 (ricordato anche da Pablo Picasso in un suo celebre quadro).</p>
<p>All&#8217;inizio del 1939 anche la Catalogna cadde in mano ai nazionalisti, lasciando al Frente Popular solo Madrid e pochi altri centri. Le truppe repubblicane nella capitale cercarono di resistere fino all&#8217;ultimo ma poi dovettero piegarsi. A marzo il governo repubblicano fuggì in Francia e il 31 dello stesso mese il conflitto terminò.<br />
Dal 1939 iniziò una delle pagine più buie e lunghe della storia della Spagna: la <strong>dittatura di Francisco Franco</strong>.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità</em></p>
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		<title>16 luglio 1969: inizia la missione dell&#8217;Apollo 11</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 18:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/apollo11.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-232548" title="apollo11" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/apollo11-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" /></a>16 LUGLIO 1969: INIZIA MISSIONE APOLLO 11</strong> &#8211; Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale i rapporti tra <strong>Stati Uniti e Unione Sovietica</strong> si fecero sempre più tesi, dando luogo a quella che è passata alla storia come Guerra Fredda. In questo clima di contrapposizione le due superpotenze realizzarono armamenti sempre più sofisticati e, parallelamente, si confrontarono anche sul piano delle missioni nello spazio: il primo satellite, lo Sputnik, venne lanciato dall&#8217;Urss nel 1957 e gli Usa risposero l&#8217;anno successivo con il lancio dell&#8217;Explorer. Nel furono sempre i sovietici a mandare per la prima volta un uomo nello spazio: il 12 aprile il cosmonauta Yuri Gagarin partì a bordo della navicella spaziale Vostok 1, realizzando un’intera orbita attorno alla Terra. In risposta a questo avvenimento eccezionale, gli Usa studiarono il programma spaziale Mercury e, in seguito, l&#8217;Apollo.</p>
<p>Il<strong> programma Apollo</strong> venne ideato sotto la presidenza di Dwight Eisenhower ma a convertirlo in un vero e proprio piano per mandare l&#8217;uomo sulla luna fu John Fitzgerald Kennedy, giunto alla Casa Bianca a gennaio del 1961. Il nuovo presidente chiarì infatti che gli Usa avrebbero realizzato l&#8217;allunaggio entro la fine degli anni Sessanta. E in effetti fu così, anche se la realizzazione dell&#8217;obiettivo non fu affatto facile. Dopo il tragico episodio dell&#8217;Apollo 1, il cui equipaggio morì durante un&#8217;esercitazione a terra, vennero realizzate tra il 1967 e il 1968 tre missioni senza astronauti: Apollo 4, 5 e 6.</p>
<p>In seguito la Nasa iniziò le vere e proprie missioni di preparazione all&#8217;allunaggio, finchè non venne lanciata la navicella spaziale destinata a passare alla storia: il <strong>16 luglio del 1969</strong> l&#8217;Apollo 11 partì dalla base di Cape Canaveral con a bordo gli astronauti <strong>Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin</strong>. Quattro giorni più tardi il modulo Eagle della navicella atterrò sulla superficie della Luna e l&#8217;operazione venne seguita dai media di tutto il mondo.</p>
<p>Il primo a toccare il suolo fu Armstrong, che pronunciò la celebre frase: &#8220;Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l&#8217;umanità&#8221;. Quella dell&#8217;Apollo 11 fu seguita da altre sei missioni: a concludere il programma fu il lancio dell&#8217;Apollo 17.</p>
<p>Tatiana Della Carità</p>
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		<title>14 luglio 1789: inizia la Rivoluzione Francese</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 18:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[14 LUGLIO 1789: INIZIA LA RIVOLUZIONE FRANCESE &#8211; La Rivoluzione Francese del 1789 cambiò radicalmente il volto dell&#8217;Europa e influenzò in misura determinante gli avvenimenti storici successivi sul continente. In questo periodo la Francia viveva un gravissima crisi economica e sociale, che portò all&#8217;esasperazione la popolazione: i tumulti si moltiplicarono, anche in seguito ad una [...]]]></description>
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<div id="attachment_232034" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/presa_della_bastiglia.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-232034" title="presa_della_bastiglia" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/presa_della_bastiglia-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">Un dipinto della presa della Bastiglia</p></div>
<p>14 LUGLIO 1789: INIZIA LA RIVOLUZIONE FRANCESE</strong> &#8211; La <strong>Rivoluzione Francese del 1789</strong> cambiò radicalmente il volto dell&#8217;Europa e influenzò in misura determinante gli avvenimenti storici successivi sul continente. In questo periodo la Francia viveva un gravissima crisi economica e sociale, che portò all&#8217;esasperazione la popolazione: i tumulti si moltiplicarono, anche in seguito ad una drammatica carestia, e il re <strong>Luigi XVI </strong>cercò di reprimere il dissenso con la forza. Ma l&#8217;intervento dei soldati non fece che aumentare la rabbia degli insorti, che il 14 luglio 1789 realizzarono quello che poi diventerà l&#8217;evento simbolo dell&#8217;intera rivolta scoppiata in Francia e da cui si fa appunto partire l&#8217;inizio della Rivoluzione stessa. Il 14 luglio i rivoltosi assaltarono la <strong>Bastiglia</strong> di Parigi, la prigione della capitale francese considerata come l&#8217;immagine rappresentativa della monarchia: l&#8217;avvenimento non risultò tanto importante sul momento, poiché dai contemporanei venne visto semplicemente come uno dei tanti tumulti che si verificavano a Parigi, ma assunse successivamente un significato simbolico. I rivoluzionari riuscirono dunque a impadronirsi della fortezza e liberarono i prigionieri, per poi smantellare l&#8217;intera struttura.</p>
<p>A partire da questo momento iniziò un periodo di completo sconvogimento, in cui venne messo in discussione l&#8217;<em>Ancien Regime</em>, basato sulla<strong> monarchia di diritto divino</strong>. La strada per sovvertire la monarchia assoluta, comunque, era ancora lunga. Dopo che il re Luigi XVI e la regina Maria Antonietta, l&#8217;Assemblea Costituente varò una serie di riforme ispirate agli ideali illuministi. I rivoluzionari si divisero in varie fazioni, tra cui sanculotti, girondini e montagnardi. Luigi XVI venne processato e poi giustiziato nel 1792: da questo stesso anno la guida del Paese venne assunta dalla Convenzione nazionale.</p>
<p>Uno dei più noti e fondamentali personaggi di questo periodo è certamente <strong>Maximilien de Robespierre</strong>, che sostenne quello che è passato alla storia come il Regime del Terrore: in questo periodo vennero infatti eliminati fisicamente tutti i possibili nemici della Rivoluzione. Il Terrore venne interrotto con un colpo di stato, a seguito del quale Robespierre venne ghigliottinato e venne istaurato il nuovo Direttorio. La Rivoluzione si estinse definitivamente con l&#8217;arrivo al potere di Napoleone Bonaparte.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>8 luglio 1978: Sandro Pertini diventa presidente della Repubblica</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 18:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<div id="attachment_230467" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/sandro-pertini.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-230467" title="sandro-pertini" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/sandro-pertini-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Sandro Pertini</p></div>
<p>8 LUGLIO 1978: PERTINI ELETTO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA</strong> &#8211; <strong>Sandro Pertini</strong> è stato una figura fondamentale nel panorama politico italiano. Nato nel 1896 a San Giovanni di Stella, in provincia di Savona, Pertini combatte nella <strong>Prima Guerra Mondiale</strong> sull&#8217;Isonzo e dopo il conflitto di iscrive al Partito socialista. Quando Benito Mussolini instaura il <strong>regime fascista</strong>, Pertini si mostra subito apertamente ostile alla dittatura e subisce spesso aggressioni da parte degli squadristi finché, nel 1926, non viene condannato a cinque anni di confino. Per non essere arrestato fugge in Francia, dove resta fino al 1929; rientra quindi in Italia sperando di poter conferire una nuova organizzazione ai membri del Partito socialista e cerca anche di progettare un attentato contro Mussolini ma viene catturato e rinchiuso prima nel carcere di Santo Stefano e poi in quello di Turi. Dopo aver trascorso sei anni in stato di detenzione il regime lo condanna di nuovo al confino, da scontare a Ventotene. Riacquista la libertà solo nell&#8217;agosto del 1943 ma due mesi più tardi viene preso e condannato a morte dalle SS, per poi essere liberato dai partigiani. Entra poi a far parte del <strong>Comitato di liberazione nazionale</strong> (organizzazione di antifascisti di diversa estrazione attiva tra il 1943 e il 1945) e diventa poi un personaggio chiave della<strong> Resistenza</strong>: agisce a Roma, in Val d&#8217;Aosta e in Toscana e organizza la sommossa di Milano.</p>
<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale prosegue l&#8217;attività all&#8217;interno del Partito Socialista, sostenendo da una parte la necessità di stabilire obiettivi comuni con il Partito comunista e dall&#8217;altra l&#8217;autonomia socialista dai comunisti. Nel mondo politico ha la stima dei colleghi ma i suoi rapporti con gli altri dirigenti del partito sono piuttosto burrascosi. Dal 1968 al 1976 è presidente della Camera nei governi di Leone, di Rumor, di Colombo, di Andreotti e di Moro. In seguito alle dimissioni dalla <strong>presidenza della Repubblica </strong>di Giovanni Leone, si pone il problema dell&#8217;elezione del suo successore: l&#8217;unico nome su cui i tre maggiori partiti (Dc, Pci e Psi) riescono ad accordarsi è proprio quello di Pertini, che viene eletto l&#8217;8 luglio del 1978 con una maggioranza di 832 voti su 995.</p>
<p>Il nuovo presidente conquista fin da subito l&#8217;affetto della popolazione e durante la sua permanenza al Quirinale la carica del Capo dello Stato acquista prestigio, diventando il vero simbolo dell&#8217;unità del Paese. Per la gente è più di un politico, è un amico, uno di famiglia. A restare scolpite nella memoria degli italiani sono soprattutto le immagini che immortalano la sua partecipazione morale ad emozioni di portata nazionale: la gioia per la vittoria dell&#8217;Italia ai Mondiali di calcio dell&#8217;82 o il dolore e la commozione ai funerali di Enrico Berlinguer nel 1984. <strong></strong></p>
<p><strong>Pertini si dimette a giugno del 1985</strong>, al fine di snellire l&#8217;iter previsto per la designazione del successore (la scelta ricade su Francesco Cossiga) e diventa senatore a vita. Muore nella notte tra il 24 e il 25 febbraio del <strong>1990</strong> nel suo appartamento.<br />
<em><br />
Tatiana Della Carità </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>7 luglio 2005: a Londra 56 persone muoiono nei quattro attentati realizzati da Al Qaeda</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 18:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>7 LUGLIO 2005: ATTENTATI TERRORISTICI A LONDRA</strong> &#8211; Sono le 8.49 del <strong>7 luglio 2005</strong>. A Londra sembra una giornata come tutte le altre. Migliaia di persone prendono la metropolitana per andare a lavorare, non sapendo che la capitale britannica sta per trasformarsi nell&#8217;anticamera dell&#8217;inferno. La prima bomba esplode alla stazione di Aldgate, seguita da altre due alle strazioni di Edgware road e di King&#8217;s Cross. Dopo un&#8217;ora si verifica la quarta ed ultima esplosione, questa volta in superficie, su un autobus a Russel square. E&#8217; l&#8217;ora di punta e le deflagrazioni provocano una strage: il bilancio finale parla di <strong>settecento morti e di cinquantasei feriti</strong>, rendendo così questo episodio il più tragico attentato avvenuto in Gran Bretagna dopo quello di Lockerbie, in cui persero la vita 270 persone. Poco dopo le esplosioni, Scotland Yard rende noto che si tratta di attentati riconducibili al terrorismo islamico e verso le 12 arriva la rivendicazione di <strong>Al Qaeda</strong>, il movimento paramilitare dei fondamentalisti musulmani guidato dal saudita Osama bin Laden che ha già realizzato gli attacchi alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono di Washington l&#8217;11 settembre del 2011. Il gruppo terroristico fa sapere che le esplosioni vanno considerate come una rappresesaglia verso il coinvolgimento inglese nelle azioni militari in corso in Afghanistan e in Iraq e lancia un avvertimento anche ad altri Paesi coinvolti in queste missioni, in particolare Italia e Danimarca, invitandoli a ritirare le truppe. La scelta della data non è casuale: il 7 luglio del 2005 a Edimburgo è in corso il summit del<strong> G8</strong> e il giorno precedente a Londra si erano tenuti i festeggiamenti per la scelta della città come teatro delle Olimpiadi del 2012.<br />
In seguito gli inquirenti che indagano sull&#8217;episodio scoprono che le quattro bombe sono state innescate da altrettanti kamikaze, identificandoli poi come cittadini britannici di origine pachistana.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>6 luglio 1946: a New Haven nasce George W. Bush, futuro presidente degli Usa</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 18:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_229851" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/bush2.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-229851" title="bush" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/bush2-300x243.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a><p class="wp-caption-text">George W. Bush</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>6 LUGLIO 1946: NASCE GEORGE W. BUSH </strong>- <strong>George W. Bush</strong>, 43esimo presidente degli Stati Uniti, nasce a New Haven, nel Connecticut, il 6 luglio del 1946 da una famiglia destinata ad avere un ruolo importante nella vita politica del Paese. Suo padre è infatti<strong> George Bush</strong> senior, che alla fine degli anni Ottanta verrà eletto alla presidenza degli Usa. George è il primo di sei figli e dopo la laurea a Yale consegue un master in Business administration a Harvard. La sua vita professionale inizia nell&#8217;industria petrolifera: per diversi anni infatti Bush lavora nella Spectrum Corporation e poi nella Harken Energy Corporation. I suoi primi passi in politica risalgono al 1978, quando si candida alla Camera dei Rappresentanti ma viene sconfitto dal democratico Kant Hance. Questo comunque non lo induce a lasciare la politica, anche se per un periodo si muove dietro le quinte lavorando alla campagna per le elezioni presidenziali del 1988, in cui è candidato suo padre. Nel 1994 diventa <strong>Governatore del Texas</strong>, carica a cui viene rieletto anche quattro anni più tardi. Durante il suo governatorato solleva polemiche sul piano nazionale e internazionale l&#8217;alto numero delle condanne a morte: infatti durante i suoi mandati Bush autorizza la<strong> pena di morte </strong>per più di 150 persone. Il passo successivo è la candidatura, nel 2000, alla <strong>presidenza degli Usa</strong>: per pochissimi voti batte il candidato democratico Al Gore e il risultato viene contestato da più parti per presunte irregolarità nelle procedure di voto. Il suo primo mandato viene segnato dalle critiche su diverse questioni, tra cui la decisione di non ratificare il protocollo di Kyoto e di non firmare l&#8217;accordo per l&#8217;istituzione della Corte penale internazionale. In questi anni comunque l&#8217;evento più rilevante è certamente costituito dagli attacchi terroristici dell&#8217;<strong>11 settembre 2001 </strong>alle Torri gemelle di New York e al Pentagono di Washington: un mese dopo la Nato avvia l&#8217;azione militare in <strong>Afghanistan</strong>, Paese accusato di ospitare i terroristi di<strong> Al Qaeda</strong>, capeggiati da Osama Bin Laden e accusati di essere i responsabili dell&#8217;accaduto. Dopo il discorso del gennaio del 2002 in cui parla dell&#8217;<strong>Asse del Male</strong> (Iraq, Iran e Corea del Nord) nasce la <strong>dottrina Bush</strong>, che ha come punto centrale la guerra preventiva nei confronti di questi Paesi, che costituirebbero una minaccia alla pace nel mondo con le loro ricerche sulle armi di distruzione di massa. In quest&#8217;ottica si inquadra anche la guerra avviata dagli Usa contro l&#8217;<strong>Iraq </strong>di Saddam Hussein, accusato appunto di possedere queste armi (che però non sono state mai trovate) e catturato dalle truppe americane alla fine del 2003. A differenza dell&#8217;attacco all&#8217;Afghanistan, quello all&#8217;Iraq solleva il disappunto di alcuni alleati europei, come Germania, Russia e Francia e la possibilità che l&#8217;amministrazione Bush abbia elaborato false informazioni in merito alle armi di distruzione di massa per creare una motivazione per dichiarare guerra al Paese fa perdere consensi al presidente e al suo staff. Nonostante questo, Bush viene riconfermato alla presidenza nelle elezioni del 2004 per un secondo mandato, terminato nel 2009.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>3 luglio 1962: l&#8217;Algeria ottiene l&#8217;indipendenza dalla Francia</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 18:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<div id="attachment_229056" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Algeria_bandiera.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-229056" title="Algeria_bandiera" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Algeria_bandiera-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a><p class="wp-caption-text">La bandiera dell&#39;Algeria</p></div>
<p>3 LUGLIO 1962: ALGERIA INDIPENDENTE </strong>- La <strong>guerra d&#8217;Algeria </strong>è passata alla storia come uno dei conflitti più sanguinosi verificatisi nel quadro del processo di decolonizzazione. Carlo X di Francia aveva iniziato la conquista del Paese nel 1830 ma i suoi soldati incontrarono le tenaci resistenze della popolazione locale, la cui completa capitolazione avvenne solo dopo due decenni di lotte. L&#8217;Algeria fu inoltre la prima delle colonie a sperimentare il cosiddetto <em>code de l&#8217;indigenat</em>, cioè un complesso di leggi che attribuiva alla popolazione del luogo uno status giuridico inferiore. Nel caso algerino la presenza dei colonizzatori esercitò un&#8217;influenza sociopolitica estremamente profonda, probabilmente molto più di quanto non accadde nel contesto degli altri stati africani. Gli autoctoni, comunque, non rimasero passivi difronte a questa invasione e già nel primo dopoguerra vennero organizzati i primi <strong>movimenti indipendentisti</strong>, che ovviamente vennero repressi dalle autorità francesi. Ma la repressione non servì a placare la sete di rivalsa degli algerini e con il passare degli anni si fecero anzi sempre più forti e diffusi i sentimenti nazionalisti, tanto che poco dopo la Seconda Guerra Mondiale si verificarono le prime rivolte. Nel quadro della lotta per l&#8217;indipendenza ebbe un ruolo chiave il <strong>Fln, Fronte di Liberazione Nazionale</strong>, fondato nell&#8217;ottobre del 1954, che costituì anche un proprio esercito, l&#8217;<strong>Aln</strong>. Il 1 novembre dello stesso anno scoppiò la <strong>guerra civile</strong>: difronte ad una serie di attacchi effettuati dal Fnl alle forze dell&#8217;ordine e ai mezzi di comunicazione, l&#8217;allora primo ministro Mendès-France ritenne necessario inviare le truppe per evitare una secessione dell&#8217;Algeria dalla Francia. Inizialmente il Fnl non era ben equipaggiato ed era comunque minato da divisioni politiche interne, tuttavia riuscì ad organizzarsi in tempi brevi: una delle tecniche più usate dall&#8217;Anl, soprattutto nei primi anni del conflitto, fu quella della guerriglia, così da evitare di affrontare direttamente le forze francesi. Nel frattempo il governo di Parigi era in crisi e la debolezza dell&#8217;esecutivo, che si ripercuoteva sulle vicende della guerra algerina, portò al ritorno di <strong>Charles De Gaulle</strong> al potere, già presidente provvisorio della Repubblica tra il 1944 e il 1946. Il generale diventò presidente della Quinta Repubblica nel 1959 e in questo stesso periodo l&#8217;esercito francese sembrò vicino alla vittoria: tuttavia crebbe anche l&#8217;opposizione dell&#8217;opinione pubblica interna nei confronti di un conflitto che si protraeva più del previsto e che si stava dimostrando estremamente cruento e aumentarono esponenzialmente le richieste da parte di altri Paesi per la concessione dell&#8217;indipendenza all&#8217;Algeria. La guerra si concluse soltanto a marzo del <strong>1962</strong>, con un cessate il fuoco e la legalizzazione del Fln. Venne poi indetto un referendum per l&#8217;autodeterminazione che diede un risultato positivo, quindi <strong>il 3 luglio del 1962 la Francia riconobbe l&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria</strong>. Purtroppo però lo sganciamento da Parigi non si accompagnò alla stabilità: il nuovo Stato indipendente venne infatti immediatamente scosso da conflitti interni tra i vari gruppi che aspiravano a governare.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>1 luglio 1991: scioglimento ufficiale del Patto di Varsavia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 17:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1 LUGLIO 1991: SCIOGLIMENTO PATTO DI VARSAVIA &#8211; La firma del Patto di Varsavia da parte dell&#8217;Urss e dei Paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;est si inquadra nel più ampio contesto della Guerra Fredda e della divisione del mondo in due grandi blocchi, quello occidentale e quello sovietico. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i contrasti sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_228391" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/patto-di-varsavia-praga.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-228391" title="patto-di-varsavia-praga" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/patto-di-varsavia-praga-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Le forze del Patto di Varsavia invadono Praga nel 1968</p></div>
<p><strong>1 LUGLIO 1991: SCIOGLIMENTO PATTO DI VARSAVIA</strong> &#8211; La firma del <strong>Patto di Varsavia </strong>da parte dell&#8217;Urss e dei Paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;est si inquadra nel più ampio contesto della Guerra Fredda e della divisione del mondo in due grandi blocchi, quello occidentale e quello sovietico. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i contrasti sempre più ampi con il mondo occidentale e in particolare con gli Stati uniti fanno avvertire all&#8217;Urss l&#8217;esigenza di istituire un&#8217;organizzazione che possa rispondere alla nascita della Nato. Quest&#8217;ultima, fondata nell&#8217;aprile del 1949 da dodici Paesi occidentali, sorge allo scopo di istituire un sistema di difesa collettiva e reciproca tra gli Stati membri, prevedendo dunque una risposta dei firmatari del Trattato in caso di attacco da parte dell&#8217;Unione sovietica. La risposta del regime comunista si concretizza a maggio del 1955, quando appunto viene firmato il Patto di Varsavia, elaborato da Nikita Kruscev, con Albania, Bulgaria, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria e Romania, a cui poi si aggiunge la Germania orientale. Spesso questa alleanza viene definita come la Nato del blocco est ma questa identificazione va presa con parsimonia: se è vero che nel Patto di Varsavia come nell&#8217;Alleanza atlantica lo scopo è essenzialmente militare, è altrettanto vero che nel primo caso si riscontra la pesantissima influenza sovietica, che esercita il suo dominio pressoché incontrastato sugli altri Paesi. Sul piano formale, dunque, il Patto di Varsavia istituisce un <strong>sistema difensivo</strong> contro eventuali attacchi esterni ma in pratica viene utilizzato in varie occasioni per stroncare rivolte interne, mantenendo così al potere i regimi dell&#8217;Europa orientale sostenuti dall&#8217;Urss. E&#8217; emblematico il caso della <strong>Cecoslovacchia</strong>, dove nel 1968 Alexander Dubcek inaugura il &#8216;socialismo dal volto umano&#8217; e avvia quella che è passata alla storia come Primavera di Praga, cioè un periodo di riforme e di liberalizzazioni stroncate appunto dall&#8217;invasione del Paese da parte delle forze del Patto. L&#8217;accordo resta in vigore finché resta in piedi il blocco orientale e viene sciolto ufficialmente il<strong> 1 luglio del 1991 </strong>a Praga.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>30 giugno 1960: il Congo diventa uno Stato indipendente</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 18:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[30 GIUGNO 1960: INDIPENDENZA DEL CONGO &#8211; Le popolazioni dell&#8217;area del continente africano che attualmente corrisponde al Congo entrarono in contatto con gli europei nel XV secolo, quando i portoghesi raggiunsero quello che all&#8217;epoca era il Regno del Congo, abitato perlopiù da tribù di etnia bantu. Dopo essere passato più volte dall&#8217;influenza portoghese a quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_228162" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Lumumba-congo.jpeg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-228162" title="Lumumba-congo" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Lumumba-congo-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Patrice Emery Lumumba</p></div>
<p><strong>30 GIUGNO 1960: INDIPENDENZA DEL CONGO</strong> &#8211; Le popolazioni dell&#8217;area del continente africano che attualmente corrisponde al <strong>Congo</strong> entrarono in contatto con gli europei nel XV secolo, quando i portoghesi raggiunsero quello che all&#8217;epoca era il Regno del Congo, abitato perlopiù da tribù di etnia bantu. Dopo essere passato più volte dall&#8217;influenza portoghese a quella olandese, il Regno venne dissolto nel 1884, quando ne venne decretata la fine alla Conferenza di Berlino, che assegnò la zona a <strong>re Leopoldo II, sovrano del Belgio</strong>. Il Paese assunse allora il nome di Stato Libero del Congo, di cui Leopoldo era appunto il re. Il suo possesso privato del Paese, che all&#8217;atto pratico era risultato inapplicabile, ebbe fine nel 1908, quando il sovrano fece diventare il Congo una vera e propria<strong> colonia </strong>del Belgio. Sedici anni più tardi il Belgio ricevette come mandato dalla Società delle nazioni il Ruanda-Urundi, che andò ad ingrandire il già vasto territorio del Congo, diventandone una delle province. Il mantenimento di un impero coloniale, però, imponeva ingenti oneri economici, che il Belgio &#8211; così come molti altre potenze europee &#8211; non si poteva permettere e l&#8217;incapacità da parte della corona di gestire un&#8217;area tanto ampia fece moltiplicare le lotte interne per l&#8217;<strong>indipendenza</strong>, che alla fine venne concessa il <strong>30 giugno del 1960</strong>. <strong>Patrice Emery Lumumba</strong>, figura di primo piano nella lotta per l&#8217;indipendenza, divenne primo ministro. Il suo mandato, però, venne ben presto messo in discussione dal colpo di stato messo in atto dal <strong>colonnello Mobutu</strong>, che lo fece arrestare e ordinò la sua condanna a morte. A questo punto nel Paese scoppiò una guerra civile, che condusse al distaccamento di alcune province e nel 1965 Mobutu, con un golpe contro il presidente Joseph Kasa-Vubu, si pose alla guida del Congo, instaurando un regime totalitario. Tra i suoi principali obiettivi c&#8217;era il recupero delle radici culturali del Paese, cosa che lo portò, nel 1971, a cambiarne il nome in<strong> Zaire</strong>. Sul piano internazionale, l&#8217;azione di Mobutu venne appoggiata dalle potenze occidentali e in particolar modo dagli Stati Uniti, che volevano sfruttare il colonnello in funzione anti sovietica, puntando inoltre a mantenere nella zona una certa stabilità che permettesse alle multinazionali straniere di proseguire nello sfruttamento delle risorse del Paese. La dittatura di Mobutu durò a lungo e solo nel 1990 il dittatore accettò l&#8217;istituzione di un sistema multipartitico. Questo comunque non risolse la situazione e da allora il Congo continua a presentare una situazione di critica instabilità, che ha portato a numerose guerre e lotte intestine che proseguono ancora oggi.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>27 giugno 1980: ottantuno persone muoiono nella strage di Ustica</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 17:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_227294" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/ustica-aereo.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-227294" title="ustica-aereo" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/ustica-aereo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">I resti dell&#39;aereo precipitato in mare</p></div>
<p><strong>27 GIUGNO 1980: STRAGE DI USTICA</strong> &#8211; La <strong>strage di Ustica</strong> costituisce uno dei misteri più fitti della storia italiana. Sono le ore 20.08 del 27 giugno 1980 quando il volo IH870  della compagnia aerea Itavia decolla da Bologna, con due ore di ritardo, con destinazione Palermo. Inizialmente sembra andare tutto bene ma all&#8217;improvviso il velivolo precipita in mare mentre sta percorrendo il<strong> tratto tra le isole di Ponza e Ustica</strong>. A terra ci si inizia a rendere conto che qualcosa non va quando l&#8217;aereo non risponde alle ripetute chiamate per l&#8217;autorizzazione all&#8217;atterraggio a Palermo. Le ricerche iniziano la sera stessa ma i resti del mezzo e i primi cadaveri vengono individuati solo all&#8217;alba del 28 giugno. E&#8217; una strage: i morti sono ottantuno, di cui tredici bambini. I danni polmonari rilevati sui cadaveri riconducibili a decompressione fanno capire che il velivolo si è aperto durante il volo e questo è uno dei pochi dati certi in una vicenda che presenta tuttora innumerevoli lati oscuri. Dopo l&#8217;incidente vengono avviate le <strong>indagini</strong>, destinate a durare due decenni e che prendono in considerazione diverse ipotesi: l&#8217;abbattimento da parte di un<strong> missile</strong>, lo <strong>scontro</strong> con un altro aereo, l&#8217;esplosione di una<strong> bomba </strong>durante il viaggio e il <strong>cedimento strutturale</strong>. Per qualche anno quest&#8217;ultima possibilità costituisce la spiegazione ufficiale ma poi si viene a sapere che l&#8217;aereo non aveva problemi tecnici. Nel 1988 viene ritrovato sulla Sila, in Calabria, un <strong>MiG 23MS</strong>, velivolo di fabbricazione sovietica ma appartenente alla Libia, che si ipotizza possa essere coinvolto nel disastro, anche se non si sa con quali modalità. Nel 1989 l&#8217;inchiesta viene inclusa nella competenza della Comissione Stragi, che sin dal primo momento incontra enormi difficoltà a causa di personaggi che &#8220;a vario titolo hanno tentato di<strong> inquinare il processo</strong>, e sono riusciti nell’intento per anni&#8221;. L&#8217;atteggiamento delle istituzioni nei confronti delle ipotesi che vedono la strage di Ustica come conseguenza di un&#8217;azione militare viene definito &#8216;muro di gomma&#8217;. Anche negli anni seguenti gli inquirenti si dicono convinti che enti e soggetti di varia natura abbiano inquinato le prove e depistato le indagini. Alla fine degli anni Novanta vengono rinviati a giudizio per <strong>falsa testimonianza e depistaggio</strong> numerosi ufficiali e avieri in servizio il 27 giugno del 1980 che però vengono quasi tutti assolti negli anni seguenti. Il mistero di Ustica resta dunque irrisolto e viene reso ancora più fitto da varie <strong>morti sospette</strong> correlate alla vicenda: ci sono stati infatti casi definiti di &#8220;suicidi in ginocchio&#8221;: non è possibile provare che si sia trattato di omicidi ma, come si legge in una sentenza del 1999, &#8220;se qualcuno si vuole impiccare, non lo fa con i piedi per terra&#8221;. &#8220;Gli atti di costoro &#8211; prosegue il documento &#8211; se davvero suicidi, furono determinati comunque da stati psichici di profonde prostrazioni connesse con gli eventi&#8221;.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>25 giugno 1950: scoppia la guerra di Corea</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 18:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/guerraCorea.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-226910" title="guerraCorea" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/guerraCorea-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a><strong>25 GIUGNO 1950: GUERRA DI COREA</strong> &#8211; Lo scoppio della <strong>guerra di Corea</strong> si inserisce nel quadro più ampio della Guerra Fredda, rappresentandone una delle più acute fasi di crisi. Come nel caso di altri conflitto scoppiati nel cinquantennio di ostilità tra il blocco est e il blocco ovest, anche questo ha rappresentato un terreno di confronto tra Stati Uniti ed Urss, scese in campo essenzialmente per ragioni strategiche. Dalla fine dell&#8217;Ottocento la Corea aveva subito la dominazione del <strong>Giappone,</strong> prima come protettorato e poi come territorio annesso. La situazione cambia radicalmente durante la <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong>, quando il territorio coreano viene occupato a nord dalle truppe dell&#8217;Urss e a sud da quelle degli Usa. Alla fine del conflitto il Paese viene diviso in due parti, utilizzando come confine la linea del <strong>38esimo parallelo</strong>, con due distinti governi, uno filosovietico e uno filostatunitense. Il governo comunista della Corea del Nord, presieduto da <strong>Kim Il Sung</strong>, inizia presto a progettare una rivoluzione armata finalizzata alla riunificazione del Paese, tanto che negli anni che precedono lo scontro migliaia di soldati nordcoreani vengono addestrati in Urss e moltissimi altri combattono nella guerra civile in Cina insieme ai comunisti di Mao Tse Tung. Gli uomini di Kim Il Sung sferrano dunque l&#8217;attacco alla Corea del Sud, i cui militari non erano affatto pronti ad affrontare una guerra. Alla notizia si riunisce il Consiglio di Sicurezza delle <strong>Nazioni Unite</strong>, che emana delle sanzioni economiche contro la Corea del Nord, e Henry Truman, presidente degli Usa, invia truppe americane per contrastare l&#8217;invasione del Sud messa in atto dagli uomini di Kim Il Sung. Inoltre viene istituita dall&#8217;Onu una<strong> forza internazionale </strong>ad hoc guidata dagli Usa, a cui aderiscono diciotto Paesi. Successivamente intervengono anche l&#8217;Urss, che però si limita a fornire un appoggio logistico, e la Cina, che invece invia un consistente numero di soldati, fornendo così un aiuto decisivo alle truppe nordcoreane nel contrasto all&#8217;avanzata della forza internazionale guidata dal generale Douglas MacArthur. Già nel 1951 la situazione si era fatta economicamente insostenibile per entrambe le parti, anche perché nel conflitto si stavano registrando perdite enormi, sia umane che materiali: vengono avviati dei negoziati per la conclusione della guerra ma le trattative si fanno presto difficili e vengono sospese più volte, mentre i combattimenti sul territorio proseguono.I colloqui di pace arrivano ad una conclusione concreta soltanto nel <strong>1953</strong>: il 27 luglio viene firmato un armistizio che in sostanza ristabilisce i confini in vigore prima del conflitto, sancendo così la divisione della Corea in due Stati. Mentre Usa e Cina si dicono soddisfatte, l&#8217;accordo incontra la disapprovazione proprio dei diretti interessati, cioè le due Coree, che inizialmente non riconoscono l&#8217;armistizio. Il trattato di pace vero e proprio viene firmato solo tre anni più tardi.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>22 giugno 1941: Hitler attacca l’Unione Sovietica con &#8220;l&#8217;Operazione Barbarossa&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<div id="attachment_226110" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/caf_hitler_dw_polit_204814g.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-thumbnail wp-image-226110" title="caf_hitler_dw_polit_204814g" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/caf_hitler_dw_polit_204814g-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Adolf Hitler</p></div>
<p>1941: HITLER INVADE L&#8217;UNIONE SOVIETICA</strong> &#8211; Il <strong>22 giugno 1941</strong>, a quasi due anni dallo scoppio della<strong> seconda guerra mondiale</strong>, <strong>Hitler</strong> dava avvio all’offensiva contro l’<strong>Unione Sovietica,</strong> denominata in codice <strong>“Operazione Barbarossa”.</strong> L’attacco, contrariamente a quanto viene spesso affermato, non colse del tutto di sorpresa <strong>Stalin: </strong>le fonti d’archivio portano infatti a credere che il<strong> leader sovietico</strong> sospettasse già da tempo le intenzioni offensive di<strong> Hitler</strong>, ma che forse si illudesse di ritardarne il più a lungo possibile lo scoppio, anche attraverso un uso maggiormente accorto della diplomazia. Di sicuro, l’<strong>Armata rossa </strong>venne colta del tutto impreparata dall’invasione, consentendo la rapida e massiccia avanzata dell’avversario.</p>
<p>L’offensiva, il cui fine ultimo nelle intenzioni di Hitler avrebbe dovuto essere la conquista dello “<strong>spazio vitale</strong>” ad Est, determinò la fine dell’alleanza fra la <strong>Germania e l’Unione Sovietica </strong>a cui le due potenze avevano dato inizio con il patto di non aggressione firmato il 23 agosto del 1939 dai rispettivi ministri degli esteri, <strong>Molotov e Von Ribbentrop</strong>. Questa alleanza era stata infine suggellata dall’entrata in guerra dell’Armata Rossa a fianco della Germania, il 17 settembre del medesimo anno, subito dopo l’attacco portato da <strong>Hitler alla Polonia</strong>.</p>
<p>In questo lasso di tempo, fra il 1939 ed il 1941, la politica estera di Stalin era stata decisamente orientata al perseguimento della sicurezza esterna ed al conseguimento di una stabile influenza sull’Europa dell’est, obiettivi che il leader sovietico aveva tentato di realizzare tramite una decisa rottura con l’orientamento antifascista che aveva connotato la politica dei Fronti popolari al tempo della <strong>guerra civile spagnola</strong>, e la messa in secondo piano dell’ideologia rispetto agli interessi dello Stato sovietico. L’<strong>Operazione Barbarossa</strong>, tuttavia, costrinse Stalin a ridefinire del tutto le proprie strategie di politica estera, dando inizio alla collaborazione con le potenze occidentali in funzione antihitleriana.</p>
<p>Se in un primo tempo l’<strong>Operazione Barbarossa </strong>causò l’ingabbiamento e la quasi totale distruzione dell’esercito russo, l<strong>’Unione Sovietica</strong>, potendo contare sulle sterminate risorse umane a sua disposizione, fu in grado di ridare vita in brevissimo tempo ad una nuova e poderosa armata, la quale inflisse alla <strong>Germania nazista </strong>la gravissima sconfitta di Stalingrado, nel luglio del 1942, passata alla storia come l’evento che, ancor prima dello <strong>sbarco in Normandia </strong>e dell’avanzata sovietica verso il centro dell’Europa occupata, nell’estate del 1944, diede avvio allo sgretolamento delle armate tedesche, aprendo la strada alla vittoria degli alleati.</p>
<p>Flavia Lucidi</p>
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		<title>22 giugno 1633: Galileo viene costretto all&#8217;abiura dall&#8217;Inquisizione</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 18:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[22 GIUGNO 1633: GALILEO ABIURA &#8211; Galileo Galilei è stato un personaggio che ha segnato non solo la storia del suo tempo ma quella dell&#8217;umanità intera. Considerato il padre della scienza moderna, Galileo ha realizzato o comunque contribuito a scoperte epocali in ambito astronomico e scientifico. Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564 ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_225888" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Galileo.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-225888" title="Galileo" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/Galileo-300x276.jpg" alt="" width="300" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Galileo Galilei</p></div>
<p><strong>22 GIUGNO 1633: GALILEO ABIURA</strong> &#8211; <strong>Galileo Galilei</strong> è stato un personaggio che ha segnato non solo la storia del suo tempo ma quella dell&#8217;umanità intera. Considerato il padre della scienza moderna, Galileo ha realizzato o comunque contribuito a scoperte epocali in ambito astronomico e scientifico. Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564 ed è il primo di sette figli: iscritto nel 1581 all&#8217;Università dal padre, che vuole che studi medicina, viene ben presto affascinato dalla matematica e nel giro di qualche anno decide di abbandonare l&#8217;indirizzo suggerito dal genitore per occuparsi di idraulica e di meccanica. In seguito ottiene la cattedra di matematica a Pisa, per poi passare ad insegnare all&#8217;Università di Padova, dove si fermerà per diciotto anni. A cavallo tra il XVI e il XVII secolo Galileo si interessa particolarmente all&#8217;<strong>astronomia</strong>, tanto che perfeziona, adattandolo all&#8217;osservazione del cielo, il primo cannocchiale costruito da Hans Lippershey in Olanda e con questo di dedica allo studio dei fenomeni del cosmo. Le sue scoperte in ambito astronomico non mancano di suscitare accese polemiche tra i contemporanei e alcuni scienziati accusarono Galileo di aver trasformato in teorie degli effetti ottici prodotti dalle lenti e di essersi appropriato di un&#8217;invezione non sua. Intanto anche la Chiesa si sta interessando alle scoperte di Galileo, che nel frattempo si è trasferito a Firenze, a causa delle ripercussioni che le sue teorie avrebbero potuto avere sulla teologia tradizionale. Galileo è un sostenitore della <strong>teoria eliocentrica di Copernico</strong> e le sue osservazioni dei fenomeni celesti vanno appunto a sostenere questa tesi, che però non viene presa per buona dalla Chiesa cattolica. A suscitare ulteriore disappunto negli ambienti ecclesiastici arriva poi la proposta di Galileo di dare una nuova interpretazione ad alcuni brani delle Sacre Scritture alla luce delle teorie copernicane. In seguito alla denuncia presentata contro di lui dal domenicano Tommaso Caccini, il Sant&#8217;Uffizio ammonisce Galileo, esortandolo ad abbandonare la sua teoria e, ovvviamente, a non diffonderla. Ma Galileo è tenace e cerca più volte di ottenere la tolleranza del sistema eliocentrico da parte delle istituzioni religiose, rivolgendosi anche all&#8217;allora Papa Urbano VIII: pur non avendo ottenuto nessun impegno, Galileo si sente incoraggiato dall&#8217;omaggio ricevuto dal Pontefice e ritiene di poter finalmente ribattere alle considerazioni anticopernicane avanzate anni prima da Francesco Ingoli, sacerdote e segretario dell Congregazione di Propaganda Fide. Nella sua risposa a Ingoli, Galileo parla per la prima volta del suo principio della relatività. I sostenitori della centralità della Terra nell&#8217;universo sostengono che se la tessa si muovesse i corpi dovrebbero cadere in obliquo e non perpendicolarmente al suolo come in realtà succede: a questo esempio, Galileo contrappone quello della nave su cui i gravi cadono allo stesso modo sia che si trovi in movimento sia che stia ferma poichè, come lui stesso scrive, &#8220;il moto universale della nave, essendo comunicato all&#8217;aria ed a tutte quelle cose che in essa vengono contenute, in loro indelebilmente si conserva&#8221;. Tra il 1624 e il 1630 Galileo inizia a scrivere il suo trattato scientifico <em>Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo</em>, in cui confuta le teorie copernicane sul sistema solare e da cui nasce il nuovo metodo scientifico, detto appunto sistema galileiano. L&#8217;opera riceve il via libera per la pubblicazione da Roma nel 1632 ma poi la Chiesa, anche considerando il successo del volume, fa marcia indietro e l&#8217;<strong>Inquisizione</strong> convoca lo scienziato pisano. Il processo per stabilire se, con il Dialogo, Galileo abbia aggirato il divieto di diffondere le tesi copernicane inizia nell&#8217;aprile del 1633. La sentenza arriva il 22 giugno dello stesso anno: gli viene imposta l&#8217;<strong>abiura</strong>, viene condannato al carcere e il Dialogo viene proibito. La leggenda vuole che subito dopo aver pronunciato l&#8217;abiura, Galileo aggiunga la fatidica frase &#8220;<strong>eppur si muove</strong>&#8220;, a dimostrazione della sua persistente fiducia nelle teorie copernicane. Negli anni seguenti Galileo diventa praticamente cieco e le sue condizioni di salute si aggravando sensibilmente, finchè non muore l&#8217;8 gennaio del 1642. Tra le sue scoperte e invenzioni figurano il compasso proporzionale, l&#8217;uso del piano inclinato per lo studio del moto dei corpi, l&#8217;elioscopio per l&#8217;osservazione del sole e una bilancia per la misurazione della densità dei corpi.</p>
<p><em>Tatiana Della Carità </em></p>
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		<title>21 giugno 1963: elezione al soglio pontificio di Papa Paolo VI</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 18:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_225509" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/PapaPaoloVI.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-225509" title="PapaPaoloVI" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/PapaPaoloVI-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a><p class="wp-caption-text">Papa Paolo VI</p></div>
<p><strong>21 GIUGNO 1963: PAOLO VI DIVENTA PAPA</strong> &#8211; Giovanni Battista Montini nasce nel 1987 a Concesio, nel Bresciano, da una famiglia di estrazione borghese. Il padre, avvocato, dirige il giornale cattolico Il cittadino di Brescia. Quello che poi sarebbe diventato <strong>Papa Paolo VI</strong> entra in seminario nel 1916, dopo aver conseguito il diploma di liceo classico, e quattro anni più tardi viene ordinato sacerdote. Successivamente si trasferisce a Roma e mentre conduce gli studi diplomatici inizia, per volere dell&#8217;allora Pontefice <strong>Pio XI</strong>, a collaborare con la Segreteria di Stato del Vaticano. Nella seconda metà degli anni Trenta lavora di frequente con il cardinale nonché Segretario di Stato vaticano Eugenio Pacelli che, alla morte di Pio XI, diventa Papa <strong>Pio XII</strong>. Durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale Montini, che continua ad essere uno dei principali collaboratori di Papa Pacelli, si trova nell&#8217;occhio del ciclone a causa delle accuse rivolte alla Chiesa per l&#8217;atteggiamento troppo morbido del Pontefice nei confronti del regime nazista tedesco. Si diffondono anche voci di un presunto collaborazionismo di Pio XII con i tedeschi, dunque per il Vaticano è un momento difficile e Montini si trova a dover respingere le polemiche rivolte al Papa e al suo entourage. La svolta nella carriera ecclesiastica di Montini arriva nel 1954, quando viene eletto arcivescovo di Milano. Quattro anni dopo, alla morte di Pio XII, Angelo Giuseppe Roncalli diventa Papa <strong>Giovanni XXIII </strong>e nomina Montini, suo grande amico, cardinale, affidandogli poi molti incarichi importanti. Ma il pontificato di Giovanni XIII è breve: in seguito alla sua morte, Montini viene eletto al soglio pontificio nel Conclave del 21 giugno 1963 con il nome di Paolo VI. Il nuovo Pontefice assume l&#8217;incarico in un momento in cui il mondo sta cambiando radicalmente, dunque si trova davanti un compito non facile, anche perché si stanno diffondendo sempre di più le <strong>ideologie marxiste anticlericali e laiciste</strong>. Durante il suo pontificato Paolo VI compie delle scelte significative e coraggiose, che a volte causano il disappunto dei prelati: è il caso, ad esempio, dell&#8217;abolizione dell&#8217;indice dei libri proibiti, istituito dal Sant&#8217;Uffizio nel 1558. E&#8217; inoltre il primo Pontefice a viaggiare in aereo. Durante il <strong>sequestro di Aldo Moro</strong>, avvenuto il 16 aprile del 1978, lancia un appello ai rapitori per la liberazione dell&#8217;ostaggio e dopo la morte dello statista partecipa personalmente ai suoi funerali, recitando una commovente omelia. La sua immagine pubblica è stata penalizzata dall&#8217;inevitabile confronto con delle figure molto popolari, quale quella del predecessore Giovanni XXIII e quelle dei successori Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, che hanno avuto un rapporto molto più diretto del suo con la gente. Muore a Castel Gandolfo il 6 agosto del 1978.</p>
<p><em>Redazione online</em></p>
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		<title>Nicolas Sarkozy ha festeggiato i 71 anni dall’appello di Charles de Gaulle sulla Resistenza del 1940</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 12:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<div id="attachment_225169" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/general-de-gaulle.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-thumbnail wp-image-225169" title="general-de-gaulle" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/general-de-gaulle-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il Generale Charles de Gaulle</p></div>
<p>SARKOZY COMMEMORA CHARLES DE GAULLE</strong> &#8211; Il<strong> Presidente Nicolas Sarkozy </strong>ha presieduto questo sabato alla commemorazione del <strong>settantunesimo anniversario </strong>dell’appello del <strong>18 giugno 1940</strong>, pronunciato alle <strong>antenne radio della BBC</strong>, a Londra, dal generale <strong>Charles De Gaulle</strong>. L’evento, che ogni anno riunisce la <strong>Francia </strong>nel ricordo della <strong>Resistenza all’occupazione nazista</strong> del paese, ne rappresenta una delle più importanti ricorrenze storiche, che per la sua grande valenza simbolica rinnova puntualmente da decenni l’orgoglio patriottico della <strong>Francia</strong>.</p>
<p>Nel suo discorso, <strong>De Gaulle</strong> lanciava un appello ai francesi perché si rifiutassero di accettare l’onta dell’occupazione straniera e del regime <strong>collaborazionista di Vichy </strong>e non cessassero di combattere contro la <strong>Germania nazista.</strong> Il generale indirizzava il suo messaggio soprattutto alle forze armate francesi e agli specialisti ed impiegati dell’industria bellica, invitandoli a fornire il loro importante contributo per una continuazione della guerra a fianco degli alleati britannici. Per la verità, furono pochi coloro che riuscirono ad ascoltare le parole del generale, giacché il paese era in quei giorni fisicamente ed emotivamente piegato dalla sconsolante realtà della disfatta.</p>
<p>Tuttavia, l’appello di <strong>De Gaulle </strong>segnò l’inizio di un’epopea destinata a marcare la storia: <strong>De Gaulle</strong> spinse infatti il popolo francese a riunirsi entusiasticamente sotto la sua guida dando inizio al riscatto morale della nazione ed aprendo la strada alla liberazione dall’occupazione straniera, concretizzatasi quattro anni più tardi, nell’<strong>estate del 1944</strong>. Le commemorazioni di questo anniversario si sono tenute oggi al <strong>Mont-Valérien,  nella regione dell’ Ǐle de Franc</strong>e, dove un migliaio di combattenti per la resistenza e di ostaggi furono fucilati fra il 1940 ed il 1944. Dopo la lettura dell’appello, un coro ha intonato la <strong>Marsigliese ed il Canto dei Patrioti</strong>. Lo scorso anno, invece, le commemorazioni erano state celebrate a Londra, dove il <strong>Presidente Sarkozy</strong> si era recato in visita alla sede storica della<strong> BBC,</strong> da cui <strong>De Gaulle</strong> aveva lanciato lo storico appello.</p>
<p>Flavia Lucidi</p>
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		<title>17 GIUGNO 1953: scoppia la protesta degli operai nella Germania orientale &#8220;guidata&#8221; dall&#8217;Urss</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 19:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.battisti</dc:creator>
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<div id="attachment_224774" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/75.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-thumbnail wp-image-224774" title="7" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/75-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Un carro armato sovietico della Seconda Guerra Mondiale</p></div>
<p>RIVOLTA NELLA GERMANIA ORIENTALE </strong>- Il <strong>17 giugno del 1953</strong> gli<strong> operai di Berlino Est</strong>, scesi il giorno prima in piazza per protestare contro le misure disciplinari stabilite dal <strong>Partito di Unità Socialista della Germania (SED),</strong> volte ad incrementare la produttività del lavoro, davano il via ad un grande <strong>sciopero di massa</strong> che si propagava in tutta la Germania dell’Est. Era la prima grande rivolta nel <strong>blocco sovietico</strong>.</p>
<p>A questa il <strong>governo tedesco </strong>rispondeva con la proclamazione della<strong> legge marziale, </strong>seguita il giorno stesso dall’intervento dei <strong>carri armati sovietici</strong>, che senza esitazione affrontavano i manifestanti reprimendo nel sangue la rivolta. Si era in quegli anni al culmine delle tensioni bipolari scatenate dalla <strong>guerra fredda</strong>: ogni confronto diplomatico fra gli<strong> Stati Uniti e l’Unione Sovietica </strong>era stato sospeso e le due superpotenze mondiali si erano lanciate in una sfida di reciproco e totale annichilimento simbolico.</p>
<p>La <strong>morte di Stalin</strong>, scomparso il<strong> 5 marzo del 1953,</strong> aveva spianato la strada ad una gestione oligarchica del potere che sarebbe durata per pochissimi mesi, composta dalle personalità di <strong>Molotov, Malenkov, Berjia.</strong> Ques’ultimo, che più di tutti auspicava ad un rinnovamento della politica estera sovietica verso lo smantellamento del terrore, il rilassamento delle tensioni internazionali, e l’avvio di negoziati con l’Occidente in vista di una riunificazione delle due Germanie, venne accusato di aver innescato, con la sua politica di eccessiva liberalizzazione, il malcontento di massa, che in quello stesso anno esplodeva non soltanto in Germania, ma anche in Cecoslovacchia e in Bulgaria.</p>
<p>La <strong>Germania orientale</strong> versava sicuramente nelle condizioni peggiori, giacché qui la repressione del dissenso, le liquidazioni, e le pratiche vendicative erano state particolarmente violente sin dal 1945. A questi elementi, si aggiungevano le privazioni dovute ad un regime di collettivizzazioni forzate, agli espropri, alla netta carenza di generi alimentari e ad un consistente calo  dei livelli di vita. La protesta tedesca e la sua repressione non riuscì ad essere occultata, ed ebbe risonanza in tutto il mondo, non determinando però alcun intervento da parte delle potenze occidentali, segno di come la “<strong>cortina di ferro</strong>” fosse ormai davvero invalicabile.</p>
<p>Flavia Lucidi</p>
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