I fantasmi dei partigiani

Il ministro Gelmini

L’Unione degli Studenti, nata nel 1994, è un’organizzazione studentesca d’ispirazione sindacale che promuove la difesa dei diritti degli studenti e il protagonismo degli studenti e delle studentesse, fuori e dentro la scuola. Si tratta di un’associazione autonoma, laica, apartitica, aconfessionale, multietnica, antirazzista e antifascista. L’Uds oggi lancia la campagna “verso il 25 aprile”, in seguito ad una notizia che da ieri rimbalza da un sito internet all’altro: la Resistenza non è inclusa nei nuovi programmi ministeriali di storia  per l’ultimo anno di liceo. Effettivamente c’è di che restare perplessi. Nei programmi c’è l’avvento del fascismo in Italia. La crisi del 1929. Il nazismo, la shoah e gli altri genocidi del ‘900. La seconda guerra mondiale. E poi un buco nero. Perché dopo il secondo conflitto mondiale ci sono la guerra fredda, l’Onu e la formazione dell’Italia repubblicana. Niente partigiani, niente Resistenza, niente antifascismo. Errore di stampa? No, omissione voluta. Max Bruschi, consigliere del ministro Maria Stella Gelmini, ci tiene a precisare che in realtà non si tratta di un’operazione di rimozione e che “i programmi hanno individuato alcuni nuclei fondamentali lasciando grande libertà alle scuole, ai docenti. Quando parliamo di seconda guerra mondiale e della costruzione dell’Italia repubblicana per noi è evidente che è inclusa la Resistenza”. Ma sono in molti a non essere della stessa opinione. La deputata Manuela Ghizzoni, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Istruzione alla Camera, protesta: è “come se la Costituzione e la nostra Repubblica fossero sbocciate dal nulla”. Anche Massimo Rendina, ex partigiano e presidente dell’Anpi di Roma, sottolinea i rischi insiti in questa lacuna. “E’ una dimenticanza pericolosa. C’è il tentativo, da un po’ di tempo, di rimuovere il nostro passato, la cui conoscenza è già così flebile. Si vuole mettere tutto sullo stesso piano, tutti colpevoli e tutti innocenti, i ragazzi partigiani e i repubblichini di Salò, senza così far capire come è nata l’identità democratica dell’Italia. Glissare sulla Resistenza, con la scusa che tanto è compresa tra le tappe dell’Italia repubblicana, farla finire magari in una nota a piè di pagina di un libro di testo, non è revisionismo, è confusionismo”. Le polemiche si susseguono tanto da indurre il Ministero della Pubblica Istruzione a fare marcia indietro. Sul sito dell’Indire – il portale on line dedicato alla riforma Gelmini – viene infatti pubblicata una nota che annuncia la decisione da parte del dicastero di viale Trastevere di rendere esplicito il riferimento alla lotta di Liberazione nel punto “l’Italia dal Fascismo alla Resistenza e le tappe di costruzione della democrazia repubblicana”. Il comunicato definisce la Resistenza come un “tema assolutamente necessario ed ovviamente implicito tanto nella trattazione della seconda guerra mondiale, quanto nella costruzione dell’Italia repubblicana”. Dunque, conclude la nota, “nessun tentativo censorio, che sarebbe quantomeno stolto e appartenente a una cultura lontana anni luce da tutti coloro i quali si sono occupati, a vario titolo, delle indicazioni di storia”.
Resistere, resistere, resistere!

Tatiana Della Carità