Il monito di Benedetto XVI: i cattolici non accettino le leggi ingiuste

Papa Benedetto XVI

Come da tradizione, questa mattina si è tenuta nella basilica di San Pietro a Roma la messa del Crisma, celebrazione eucaristica del giovedì santo nel corso della quale vengono benedetti gli olii dei sacramenti. Nel corso del rito Papa Benedetto XVI ha pronunciato un’omelia in cui si legge la reazione al via libera concesso alla pillola abortiva Ru486, che oggi sbarca in Italia. Nel corso della liturgia nessun riferimento invece allo scandalo della pedofilia che sta investendo la Chiesa. Il Pontefice ha invitato i cristiani a non obbedire a leggi che vanno contro la verità di Dio e a “non accettare un’ingiustizia come l’uccisione di bambini innocenti non ancora nati”, incitando quindi la comunità dei fedeli a “rifiutarsi di fare ciò che negli ordinamenti giuridici non è diritto, ma ingiustizia”. “La lotta dei cristiani consisteva e consiste – ha detto Ratzinger – non nell’uso della violenza, ma nel fatto che essi erano e sono tuttora pronti a soffrire per il bene, per Dio. Consiste nel fatto che i cristiani, come buoni cittadini, rispettano il diritto e fanno ciò che è giusto e buono”. Benedetto XVI ha proseguito dicendo che i cristiani “con il loro ‘no’ alla falsità e a tutte le sue conseguenze hanno innalzato il potere del diritto e della verità. Così hanno servito la vera pace. Anche oggi è importante per i cristiani seguire il diritto, che è il fondamento della pace. Anche oggi è importante non accettare un’ingiustizia che viene elevata a diritto,  per esempio quando si tratta dell’uccisione di bambini innocenti non ancora nati”. Nonostante il via libera concesso alla pillola della discordia sia di natura parziale – poiché il Consiglio superiore di sanità ha stabilito che l’utilizzo della Ru486 è permesso solo in regime di ricovero ordinario e non in day hospital – le reazioni di vari esponenti della maggioranza alla notizia della commercializzazione sono state accese. Proprio ieri il governatore del Piemonte Roberto Cota ha dichiarato che farà il possibile perché le pillole possano restare nei magazzini. Al neoeletto presidente leghista fa eco Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, sostenendo che la Ru486 non circolerà facilmente. E attacca il direttore generale dell’Aifa Guido Rasi, ‘colpevole’ di aver puntualizzato che le Regioni, pur godendo di un largo margine di autonomia per stabilire tempi e modalità dell’erogazione della pillola, “non possono fare come vogliono” e che “se il farmaco è approvato dall’Aifa prima o poi si dovrà erogare”. Gasparri non digerisce questa posizione, tanto che in una nota identifica Rasi come una persona che sta “travalicando il suo ruolo istituzionale. Sembra più un piazzista di farmaci che un garante di regole”. Che sia in corso un complotto comunista anche all’interno dell’Agenzia Italiana del Farmaco??

Tatiana Della Carità