Riforme: Intesa Berlusconi/Napolitano

Da oggi anche per la politica arrivano le vacanze pasquali.
A tenere banco restano sempre gli annunci del premier Silvio Berlusconi sull’intenzione del governo di accelerare sul tema delle riforme istituzionali e costituzionali sulla forma di governo, oltre che su giustizia e fisco.

Del tema il presidente del Consiglio ha discusso ieri per quarantacinque minuti con il capo dello Stato Giorgio Napolitano al Quirinale. Secondo le indiscrezioni sull’esito del colloquio, il presidente della Repubblica sarebbe sostanzialmente d’accordo sulle priorita’ e il metodo esposti da Berlusconi ma avrebbe ribadito – come del resto fa in ogni occasione opportuna – di ritenere essenziali intese che coinvolgano le opposizioni.

Il capo dello Stato aveva ribadito questo suo punto di vista anche nella lettera di augurio che ha inviato martedi’ scorso ai neoeletti presidenti di regione. L’opinione di Napolitano e’ che si possa partire dalle intese raggiunte gia’ nella scorsa legislatura (la ”bozza Violante”) sulla riduzione del numero dei parlamentari e sull’istituzione del Senato delle autonomie. Quanto al presidenzialismo o all’elezione diretta del premier, il Quirinale non ha espresso una propria opinione di merito e Berlusconi si e’ riservato di precisare la proposta della maggioranza.

Il presidente della Repubblica condivide invece l’idea di realizzare quanto prima il federalismo fiscale attraverso i decreti attuativi della riforma del Titolo V della Costituzione conservando pero’ il principio della solidarieta’.

Nel colloquio, Berlusconi ha infine rassicurato il capo dello Stato sull’esito del nuovo esame parlamentare del ”collegato lavoro” che proprio Napolitano ha rinviato alle Camere: le modifiche recepiranno il contenuto del messaggio del Capo dello Stato. Nell’incontro al Quirinale non si sarebbe invece discusso dell’opinione del presidente della Repubblica sul cosiddetto ”legittimo impedimento”, provvedimento approvato dal Parlamento che riguarda i rapporti tra premier e ministri qualora fossero oggetto di inchieste giudiziarie e che attende la sua firma. Napolitano, che da ieri e’ a Positano per trascorrere le vacanze di Pasqua, decidera’ al suo ritorno a Roma.

Il clima dell’incontro, si fa notare da ambienti del Quirinale e di Palazzo Chigi, e’ stato cordiale: il che fa ritenere che si siano superati i contrasti registrati tra Napolitano e Berlusconi sul decreto ”salva liste” (si erano incontrati l’ultima volta in quella occasione e le cronache avevano parlato di forti tensioni tra due piu’ alte cariche dello Stato).

Berlusconi ha poi esplicitato il suo programma dei prossimi mesi intervenendo sul sito Facebook dei Promotori delle Liberta’: ”Nei prossimi tre anni realizzeremo le grandi riforme: l’architettura costituzionale dello Stato, la giustizia, il fisco. Non sappiamo se l’opposizione, o almeno una parte di essa, abbandonera’ finalmente i toni e gli atteggiamenti di ostilita’ preconcetta sinora messi in campo.

Me lo auguro”.

La replica di Pierluigi Bersani, segretario del Pd, e’ interlocutoria: ”Non e’ Berlusconi a dover misurare la nostra disponibilita’. Siamo noi che abbiamo verificato, dopo cinquanta decreti e trentuno fiducie, la sua indisponibilita’ a discutere, perche’ per fare le riforme deve funzionare il Parlamento”.

Il leader del Pd propone altre priorita’: ”La nostra agenda e’ chiara: occupazione, piccole e medie imprese, redditi bassi. Sulle riforme istituzionali il presidente del Consiglio sa benissimo qual e’ la nostra posizione: superamento del bicameralismo, diminuzione dei parlamentari, nuova legge elettorale, rafforzamento reciproco dei poteri di Parlamento e governo”. Infine, un invito: ”Le nostre proposte ci sono. Se la maggioranza vuole, si discuta in Parlamento. Berlusconi non la meni con dialogo si’ dialogo no”.

Mano tesa al confronto da Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: ”Siamo disponibili per le riforme, se c’e’ la volonta’ di fare le cose serie e sedersi intorno ad un tavolo. Bisogna passare dalle parole ai fatti. Sono state fatte in passato troppe le chiacchiere ed anche questo ha portato all’astensionismo”