Cucchi si sarebbe potuto salvare

Avevamo annunciato ieri, in un precedente articolo, la notizia della conferenza stampa che si sarebbe tenuta questa mattina sulla vicenda di Stefano Cucchi, che avrebbe dovuto fare chiarezza sui fattori determinanti la sua morte. Ebbene, il il prof. Arbarello, direttore dell’istituto di Medicina legale dell’università La Sapienza, ha annunciato proprio poche ore fa le conclusioni a cui è giunto e che ha consegnato alla procura di Roma: Stefano Cucchi non è morto per disidratazione – ha spiegato smentendo i risultati della commissione guidata da Ignazio Marino – perchè quando è morto aveva la vescica piena e il giorno prima aveva bevuto 3 bicchieri di acqua. Dunque, non è questa la causa della morte. Le stesse lesioni vertebrali, di cui si è tanto parlato, non sono state all’origine della morte; queste infatti, una antica e l’altra recente, sono tipiche di una caduta da seduto, che ha coinvolto il coccige ma non sono in grado di provocare la morte. Morte che è invece da imputare a «carenze assistenziali» in ambito terapeutico.

Secondo Arbarello, il paziente era in condizioni talemente particolari e delicate da necessitare il ricovero in un reparto adeguato e una diversa modalità di trattamento. Insomma, i medici avrebbero adottato un piano di cura errrato e non commisurato alla gravità della situazione. La conclusione tragica, a suo modo, a cui giunge il professore è che, se Stefano Cucchi fosse stato trattato con una terapia diversa, si sarebbe potuto salvare

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