Il mocrocredito giornaliero in Gran Bretagna. Un conto economico per tutti?

Come è noto, i sistemi di microcredito e di microfinanza sono nati e si sono sviluppati prima di tutto nei paesi poveri e solo in tempi relativamente recenti sono stati avviati dei tentativi, dagli esiti  più vari, per impiantare tale tipo di operazioni anche nei paesi sviluppati, partendo dal corretto presupposto che anche da noi esistono delle importanti fasce della popolazione  che hanno pochi mezzi a disposizione e che vengono in genere considerati dal sistema finanziario come non “bancabili”.

In particolare nei paesi ricchi si punta soprattutto, come potenziali clienti, sulle microimprese e su quelle dell’economia informale, sulla popolazione disoccupata o che vive comunque sotto la soglia della povertà, sugli immigrati. Abbiamo dato, a proposito della diffusione nel mondo sviluppato di tali sistemi, qualche notizia in passato. Il sistema ha registrato con il tempo un qualche successo anche nell’ Europa Occidentale ed in quella Orientale, sia pure con forme e caratteristiche diverse, tanto che una statistica che si riferisce alla  metà del 2007 registrava circa 11 milioni di clienti del sistema presenti nel nostro continente, anche se non appare chiaro con quali criteri definitori è stato calcolato tale dato, che può sembrare per alcuni versi ottimistico.

Si sa, tra l’altro, che il fenomeno si è diffuso abbastanza  in Francia, sotto l’impulso in particolare di un’animatrice come Maria Novak, come lo stesso Yunus abbia avviato delle iniziative negli Stati Uniti che hanno incontrato un certo riscontro e come egli voglia aprire ora delle attività anche in Europa e nel nostro stesso paese. Anche in Italia sono state già avviate diverse iniziative in merito, con esiti abbastanza variabili da caso a caso.
Questa volta vogliamo fornire delle informazioni relativamente dettagliate su alcuni sviluppi del fenomeno in Gran Bretagna.

Come ci informa in proposito un articolo del Guardian di Hilary Osborne, sei milioni di persone adulte del paese non hanno accesso a un conto bancario. Almeno i due terzi di queste persone si basano, per le loro necessità,  su dei prestiti occasionali di vicinato, mentre un milione e mezzo di cittadini si indebitano con i cosiddetti “payday lenders”, i “prestatori del giorno di paga”, per la gran parte società finanziarie di proprietà statunitense specializzate in questo genere di operazioni; esse  prestano senza tante formalità dei soldi con tassi di interesse che vanno dal 600% sino anche al 2.500% o più, con la promessa di restituzione appunto al momento in cui i clienti ricevono il salario dall’organizzazione in cui lavorano. Gli ultimi tre anni hanno visto una crescita esponenziale di tali istituzioni nel paese.

Bisogna a tale riguardo sapere che in Gran Bretagna creare e gestire una società finanziaria è molto semplice. Tutto quello che bisogna fare è chiedere una licenza, che viene data molto facilmente e il cui costo è di sole 200 sterline. A questo punto si possono prestare dei soldi a chi si vuole  e al tasso di interesse che si preferisce, purché esso sia scritto nel contratto, sia pure a caratteri minuscoli. Si possono immaginare le conseguenze di tale sistema sulle vite di tante persone. In questo quadro, circa 11 anni fa Faisel Rahman, figlio di un immigrato dal Bangladesh, dopo essersi laureato, si  reca nel paese natale del padre dove incontra Yunus e viene conquistato dall’esperimento della Grameen Bank, che studia a lungo; dopo aver gestito in loco e per circa un anno un fondo della Banca Mondiale dedicato a tale settore, tornato in Gran Bretagna decise di aprire la sua banca nel  quartiere di Hackney – nell’East End londinese – dove abitava. Nessuno allora negli ambienti finanziari credeva che fosse possibile sviluppare con successo una tale attività nel paese.

Ottenuto in qualche modo un prestito di alcune migliaia di sterline, egli avviò la sua attività denominata “Fair Finance”, rivolta sia alle piccole imprese del quartiere che alle persone singole. La cosa ha funzionato e soltanto nell’ultimo anno egli ha salvato almeno mille persone dalla minaccia di perdita della loro casa. Tra l’altro, l’istituto aiuta  le persone a consolidare i debiti già in essere con le altre istituzioni finanziarie, svolge comunque attività di consulenza e di supporto a loro favore, sostiene  l’avvio di tante piccole iniziative – si calcola che abbia aiutato lo start-up di circa 150 iniziative. Non si tratta in fondo di un’istituzione benefica – i tassi di interesse praticati arrivano di frequente al 35% – ma risponde a delle necessità pressanti della gente.

Il tasso di default si aggira intorno 6%, molto inferiore a quello delle carte di credito emesse dalle banche  e comunque i conti dell’istituto si chiudono ogni anno in modo positivo. Per il prossimo anno egli ha programmato di aprire da otto a dieci filiali dell’istituto, sempre a Londra. Più in generale e in prospettiva, ora  la sfida è quella di dimostrare che ciò che ha funzionato nel quartiere di Hackney a Londra per alcune migliaia di persone può funzionare anche per alcuni milioni di esse a livello nazionale.

Con il budget per il 2010 il governo britannico, per ridurre l’esclusione finanziaria,  promette ora che le banche del paese saranno legalmente obbligate a ad aprire un conto di base a tutti i cittadini del paese. Questo permetterà alle persone  più deboli di ridurre significativamente i costi dell’accesso alle operazioni finanziarie di cui esse avessero bisogno…

Vincenzo Comito – Finansol.it

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