Trattato di Lisbona, i nuovi poteri del Parlamento europeo

Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il Parlamento europeo (Pe) ha acquisito nuovi e importanti poteri. Sono sufficienti a risolvere l’annoso deficit democratico dell’Ue? Che impatto avranno sul ruolo istituzionale e politico del Pe? E riusciranno ad arrestare il costante calo della partecipazione al voto per il Pe che si è registrato, senza soluzione di continuità, dal 1979 ad oggi? Recenti episodi, come ad esempio il voto sul caso Swift, hanno evidenziato un nuovo dinamismo politico del Parlamento di Strasburgo, ma si tratta perlopiù di iniziative episodiche, che lasciano nel dubbio se il Pe, grazie ai nuovi poteri attribuitigli dal trattato di Lisbona, stia davvero acquisendo un più marcato profilo politico-istituzionale.

Le novità di Lisbona alla prova
Il Pe è il più diretto beneficiario del nuovo assetto istituzionale dell’Ue creato dal Trattato di Lisbona. I suoi poteri sono stati considerevolmente rafforzati: la procedura di co-decisione, che fa del Pe il co-legislatore a tutti gli effetti, è assurta a rango di procedura legislativa ordinaria; le sue competenze in materia di bilancio sono state considerevolmente estese; l’approvazione del Parlamento diventa necessaria su un vasto spettro di materie, incluso l’avvio delle cooperazioni rafforzate; infine è previsto un suo ruolo rafforzato anche nella procedura di nomina del Presidente della Commissione europea.

Il Pe ha dato un saggio della sua aumentata capacità di incidere sulle politiche dell’Ue, quando lo scorso febbraio ha bocciato a larga maggioranza l’accordo provvisorio – raggiunto nei mesi precedenti con gli Stati Uniti – per la condivisione attraverso la rete Swift dei dati bancari nel quadro della lotta al terrorismo. La competenza del Parlamento su queste materie è una delle novità introdotte dal Trattato di Lisbona.

Con una telefonata dal notevole significato politico a Jerzy Buzek, attuale presidente del Pe, il segretario di stato americano Hillary Clinton aveva sollecitato l’approvazione dell’accordo da parte del Pe, riconoscendo così l’importanza istituzionale dell’assemblea di Strasburgo. Il voto negativo espresso da una larga maggioranza del Parlamento europeo sul rinnovo dell’accordo sui dati Swift (dal nome del consorzio bancario europeo incaricato del trattamento dei dati sensibili), è stato interpretato da diversi osservatori, e anche oltre oceano, come una prova dell’accresciuto peso politico acquisito dal Pe anche grazie al nuovo trattato.

Un altro esempio è rappresentato dal ruolo che il Pe sta cercando di svolgere nel processo di formazione del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), la cui effettiva entrata in funzione non potrà avvenire senza l’approvazione, da parte del Pe sia del bilancio rettificativo dell’Unione che delle modifiche al regolamento sullo statuto dei funzionari europei.

L’asse Commissione-Parlamento
È da segnalare inoltre la recente messa a punto di un nuovo accordo-quadro sulle relazioni tra Parlamento e Commissione europea, che può rappresentare un importante passo avanti verso una maggiore coerenza istituzionale dell’Ue. A fine gennaio è stata raggiunta un’intesa di massima tra le due istituzioni. Il testo dell’accordo è stato poi approvato dall’Assemblea plenaria del Pe il 9 febbraio.

L’accordo pone l-accento sulle importanti novità introdotte dal Trattato di Lisbona in materia di democrazia europea e, in particolare, sul ruolo rafforzato del Pe nel nuovo assetto istituzionale. L’accordo prevede regolari incontri tra le due istituzioni su un’ampia gamma di temi e un più stretto coordinamento per la preparazione e negoziazione dei provvedimenti legislativi. Era stato il Presidente della Commissione Josè Manuel Barroso ad auspicare la creazione di un ‘partenariato speciale’ con il Pe, basato su un dialogo costante sulle principali proposte legislative. L’accordo potrà consentire di sfruttare al meglio le mutate procedure legislative, accrescendo di riflesso la legittimità delle politiche dell’Ue.
La sfida del deficit democratico
Ma in che misura questo accresciuto ruolo del Pe potrà contribuire a colmare il deficit democratico dell’Ue? Con la trasformazione della procedura di co-decisione in procedura legislativa ordinaria si sono indubbiamente poste le basi per dare maggiore legittimità al processo legislativo europeo. Il Pe deve però ancora dimostrare di essere un attore in grado di far valere con efficacia le sue prerogative.

È auspicabile che i due esempi citati – il voto sul ‘caso Swift’, e l’attivismo sul costruendo servizio diplomatico europeo – non rimangano isolati, ma siano seguiti da altre iniziative del Pe su temi non meno importanti, come il bilancio dell’Unione e le misure per il rilancio dell’economia. Indubbiamente, un’azione più incisiva del Pe, per quanto importante, è solo uno degli aspetti del processo di rafforzamento della democrazia rappresentativa dell’Unione, ma ha una valenza particolare proprio perché ne può stimolare altri, come un ruolo più attivo dei partiti politici europei, rapporti più stretti tra Pe e parlamenti nazionali e le iniziative di legge popolari. Si tratta peraltro di sviluppi che il trattato di Lisbona prevede o prefigura e che, presi nel loro insieme, possono contribuire in misura notevole a riavvicinare i cittadini alle istituzioni europee.

Jacopo Leone – AffarInternazionali