Saviano replica a Berlusconi: “I clan di tutte le mafie vogliono il silenzio. Solo mostrando come stanno le cose si ha la possibilità di fare resistenza”

Roberto Saviano

In seguito alle affermazioni rilasciate dal premier Silvio Berlusconi in merito alla presunta “cattiva pubblicità” che fiction TV come ‘La piovra‘ o libri come ‘Gomorra‘ farebbero all’Italia nel mondo, Roberto Saviano replica al Presidente del Consiglio, indirizzandogli una lettera aperta nella quale, in un incipit ideale, si potrebbe leggere: “I clan di tutte le mafie vogliono il silenzio. Solo mostrando come stanno le cose si ha la possibilità di fare resistenza”.

Lo scrittore napoletano sofferma dunque la sua lucida analisi puntando l’indice proprio sul Silvio-Berlusconi-Presidente: “Presidente Silvio Berlusconi – scrive Roberto Saviano – le scrivo dopo che ha accusato chi racconta i meccanismi criminali di essere responsabile di supporto promozionale alle cosche. Le chiedo solo di fermarsi un momento a riflettere su cosa le sue parole significano per quanti trovano la forza di raccontare e di esporsi, rischiando. Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Ciò che vogliono è il silenzio e solo mostrando come stanno le cose si ha la possibilità di fare resistenza“.
Saviano poi, fornendo una lezione incontrovertibile di stile comunicativo a colui che da più parti è stato definito il ‘comunicatore per eccellenza’, prosegue: “Invece di accusare chi racconta avrebbe potuto dire che l’Italia è il paese con la migliore legislatura antimafia del mondo. Di come noi italiani offriamo il know-how dell’antimafia a tutto il mondo. Questo sarebbe stato dare dignità a chi si batte per debellare una piaga, di questo i suoi elettori sarebbero andati fieri. Molti di loro, credo – chiosa in merito lo scrittore – saranno al contrario rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole e forse proprio loro potranno aiutarla a smentirle”.

Infine conclude l’autore diGomorra‘, incrollabile nella lotta pur palesando una vena di triste rassegnazione: “Io a questi attacchi oramai sono abituato e continuerò a usare la parola per raccontare, per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato in una terra meravigliosa, purtroppo devastata, la cui bellezza continua a darmi forza per sognare la possibilità di un’Italia diversa”.

E’ sottinteso che l’informazione chiara e trasparente, oltre a essere un diritto per tutti, è un dovere di chiunque faccia informazione. In un paese autenticamente democratico, s’intende.

Emiliano Tarquini

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